Anche la Corte Europea vuole la morte di Charlie. Strada spianata all’obbligo di decesso per i malati

In tempi molto più rapidi del previsto la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) ha dato ragione ai tribunali inglesi che avevano decretato la morte per Charlie Gard, il piccolo bambino di dieci mesi affetto da una rara malattia genetica. «La decisione è finale», dicono i giudici di Strasburgo in nome del rispetto per la sovranità britannica. La sentenza segna un salto di qualità spaventoso nella deriva nichilista dell’Europa.

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Emanuele, l’altro Charlie che fa il pittore. Ed è amato

Si chiama Emanuele Campostrini è affetto da una patologia grave e rarissima ad esito infausto: la sindrome della deplezione del Dna mitocondriale. Emanuele oggi ha 9 anni e vive. Non solo, è considerato uno dei pittori italiani di maggior talento, spesso paragonato ad altri giovani artisti famosi di tutto il mondo. Per questo la mamma, Chiara Paolini, ha lanciato un accorato appello ai giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che in queste ore devono scegliere per la vita o la morte del piccolo Charlie. Ma andiamo con ordine.

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Lo Stato inglese ha deciso: Charlie deve morire

Il Regno Unito non è più un posto sicuro per i bambini. I giudici della Corte Suprema hanno confermato la condanna a morte del piccolo Charlie Gard, affetto da una patologia rarissima, autorizzando i medici a staccare il respiratore, contro la volontà dei suoi genitori che vorrebbero portarlo negli Usa per una cura che ha già avuto successo su almeno due bambini. Ora non resta che sperare che la Corte europea dei diritti dell’uomo accetti il ricorso e lo esamini. Ma è una corsa contro il tempo e contro l’ingiustizia di un atto che è omicida.

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Charlie non deve morire!

Atteso per domani dalla Corte Suprema del Regno Unito il verdetto sulla vita o sulla morte del piccolo Charlie Gard. I medici contro la volontà dei genitori invocano la “morte dignitosa”, già confermata in due gradi di giudizio. E dietro ad una falsa etica si nasconde una Stato che odia il dolore perché ormai odia la vita. Ma è proprio il dolore innocente come quello di Charlie che ci potrà salvare perché come diceva don Gnocchi “in ogni bimbo sofferente è vivente il sacrificio dell’umanità innocente per l’umanità peccatrice”.

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