“Adottiamo bimbi malati come Charlie che ci donano gioia”

Dopo mesi di dibattiti su Charlie Gard e ora su Alfie Evans, la storia di una famiglia che ha adottato diversi bimbi in fin di vita, svela l’unica posizione umana e desiderabile davanti alla disabilità di piccoli definiti “vegetali”. Ecco lo spettacolo della carità capace di accogliere il valore di ogni vita.

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I medici vogliono uccidere Alfie: “La sua vita non ha senso”

Dopo l’omicidio di Stato di Charlie Gard ora “sta per essere condannato Alfie Evans”, 17 mesi, di cui oltre 12 presso l’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool. Il piccolo interagisce e un ospedale europeo è pronto a curarlo. Ma per i medici “la sua qualità di vita è povera e senza senso”.

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Charlie, 12 minuti di lotta per smettere di respirare

I genitori di Charlie raccontano il suo ultimo giorno di vita: il viaggio all’hospice, il no dell’ospedale a salire in ambulanza e quello del giudice per avere qualche ora in più. Poi una passeggiata nel giardino e il distacco del venitlatore: «Avrebbe dovuto durare 5 minuti, invece il nostro bimbo ha lottato ben 12 minuti». Ma nel loro futuro si staglia l’ombra della fecondazione in vitro che comporta la diagnosi pre impianto e lo scarto. Eppure, questo è il momento di combattere la cultura eugenetica.

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GB, In lotta per Alfie, il bimbo senza diagnosi da uccidere

Dopo Charlie, c’è un altro piccolo combattente da sostenere nella sua battaglia per il diritto alla vita: Alfie Evans. Quattordici mesi, è in coma da dicembre a Liverpool e ancora non ha avuto una diagnosi sulla misteriosa infezione che lo ha colpito. Ma medici vogliono staccare la spina e i genitori hanno fatto partire una campagna.

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Né il paziente né i genitori, sulla morte decida lo Stato: Elisa e la nuova frontiera dell’eutanasia

Ormai il best interest, l’equazione vita di bassa qualità uguale morte è praticamente ben digerita da molti. Il principio secondo il quale la fossa è il miglior posto dove mettere i disabili è pressoché acquisito. La discussione si sposta sulla scelta del soggetto che deve decidere della morte dell’incapace. I candidati sono tre: il paziente impersonato dalle Dat, i parenti e l’apparato burocratico dello Stato. La storia di Elisa e la nuova “battaglia” dell’associazione Luca Coscioni.

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Qualità della vita? Rispondono Maria e Dorotea. Quelle vite (imperfette) che ci parlano del Paradiso

La “qualità della vita” sta diventando il criterio legale e legittimo, che permette all’uomo di stabilire quando e per quanto è consentito vivere, come il caso di Charlie Gard ha tristemente dimostrato. Ma la “qualità della vita” è una colossale menzogna, come ci raccontano due bambine meravigliose e le loro famiglie: Maria, nata senza gambe e senza braccia, e Dorotea la bambina con le ossa di vetro che i medici davano per morta. Nelle loro vite straordinariamente imperfette “c’è un pezzo di Paradiso”.

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Charlie Gard non è “morto”, è stato “ucciso”, e ciononostante “vive”.

È stato ucciso solo, senza la mano di sua mamma a tenere la sua, in una anonima e sconosciuta sala di ospedale, mentre qualcuno per decreto statale premeva un bottone.

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Charlie è stato ucciso. Ma la morte non è l’ultima parola

Sul caso di Charlie non si può non provare sgomento per l’assenza ingiustificata della Chiesa, anzi dei suoi pastori, fatte salve alcune, rare, eccezioni.

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A Dio piccolo Charlie: il nuovo Stato eugenetico ha deciso che è legale uccidere un disabile

Charlie è stato ucciso. Ha combattuto su questa terra prima che un’umanità spietata gli staccasse la ventilazione. Morto soffocato nel lettino di un hospice lontano da casa. Messo a morte perché questo nuovo Stato eugenetico ha deciso che è legale uccidere un disabile.

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