USA, Leggi e cultura pro life: gli abortifici chiudono i battenti

Negli ultimi 5 anni le cliniche abortiste americane sono passate da 512 a 365. Più 20 affiliate al Planned Parenthood che hanno chiuso i battenti. È il risultato di una sinergia tra cultura pro life e leggi ad hoc più restrittive. In Italia invece assistiamo ad un passivismo pro life. La non esclusione di Dio a livello pubblico nella battaglia per la vita ha fatto acquistare al fronte pro-life un Attivista che, dati alla mano, forse sta facendo la differenza sul campo.

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L’aborto a prezzo di saldo, anzi gratis: con la scusa dell’uragano Harvey in Texas si offrono infanticidi

Dopo l’uragano che ha devastato il Texas, molte cliniche sono allagate, le strade ancora inagibili. Così la catena texana di abortifici Whole Woman’s Health offre a tutte le donne incinte travolte dalla furia di Harvey di uccidere il bimbo che hanno in grembo senza sborsare un cent. E non è un caso che il Texas sia uno degli stati che per primo si è adeguato alla legge di Trump che chiude i rubinetti pubblici agli abortifici. Per uccidere bambini così, ogni scusa è buona.

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Dove l’eutanasia è legale si uccide anche chi vuole vivere: la storia di “H”

Weigel, il noto biografo di san Giovanni Paolo II, spiega cosa sta accadendo in Canada attraverso la storia di un uomo malato di cancro. “I medici anziché curare un’infezione lo hanno ucciso contro il suo parere e quello della moglie”. Il tutto perché ormai, con la legalizzazione dell’eutanasia, l’omicidio di una persona “improduttiva” è diventato normale, se non un dovere.

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USA, La battaglia pro-life dei repubblicani, stato dopo stato

Sull’aborto, votare un partito piuttosto che un altro, negli Usa come altrove, fa la differenza. Lo dimostra ancora la vittoria dei Repubblicani, non solo al Congresso e alla Casa Bianca, ma anche nella maggioranza degli Stati. Da gennaio ad oggi sono state approvate almeno 50 nuove leggi statali restrittive sulle pratiche abortive. E anche fra i Democratici qualcosa si muove…

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Né il paziente né i genitori, sulla morte decida lo Stato: Elisa e la nuova frontiera dell’eutanasia

Ormai il best interest, l’equazione vita di bassa qualità uguale morte è praticamente ben digerita da molti. Il principio secondo il quale la fossa è il miglior posto dove mettere i disabili è pressoché acquisito. La discussione si sposta sulla scelta del soggetto che deve decidere della morte dell’incapace. I candidati sono tre: il paziente impersonato dalle Dat, i parenti e l’apparato burocratico dello Stato. La storia di Elisa e la nuova “battaglia” dell’associazione Luca Coscioni.

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Charlie Gard non è “morto”, è stato “ucciso”, e ciononostante “vive”.

È stato ucciso solo, senza la mano di sua mamma a tenere la sua, in una anonima e sconosciuta sala di ospedale, mentre qualcuno per decreto statale premeva un bottone.

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A Dio piccolo Charlie: il nuovo Stato eugenetico ha deciso che è legale uccidere un disabile

Charlie è stato ucciso. Ha combattuto su questa terra prima che un’umanità spietata gli staccasse la ventilazione. Morto soffocato nel lettino di un hospice lontano da casa. Messo a morte perché questo nuovo Stato eugenetico ha deciso che è legale uccidere un disabile.

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Quella falsa pietà che svela l’eugenetica

La bontà o meno di una posizione non è data da chi la sostiene, ma dal rispetto della realtà e la realtà non è mutata dal fatto che la speranza della terapia nucleosidica sia svanita, né dal fatto che ora siano i genitori di Charlie a rinunciare processualmente ad opporsi alla sospensione della ventilazione perché la qualità di vita è sotto il livello auspicato e auspicabile. Togliere la ventilazione a Charlie era un atto eutanasico ieri e continua ad esserlo oggi che a deciderlo si sono affiancati i genitori.

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Eugenetica mascherata da qualità della vita. Charlie resiste mentre i genitori gettano la spugna

Charlie non è cerebralmente morto, né mai lo è stato. Ma ormai è passata la linea della qualità della vita. E con questo criterio anche i genitori sono stati fagocitati da una mentalità eugenetica mascherata da miglior interesse. Ma è proprio ora che il piccolo è stato abbandonato da tutti, eppure resiste che bisogna ribadire con forza che la vita va protetta sempre, dal concepimento alla morte naturale.

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