In Italia l’aborto è un diritto (purtroppo)

In casa (pseudo)cattolica si è diffusa una versione “giustificazionista” della legge 194: secondo costoro si limiterebbe a non punire l’aborto, ma senza affermarlo come un diritto. Invece è proprio questa la mens di una legge che resta pertanto indifendibile: non tollera il male, ma lo presenta come un bene.

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Archie Battersbee: l’esito naturale del processo eutanasico

La vera componente imprescindibile dell’atto eutanasico è la deliberata uccisione di un essere umano innocente. Che questo venga poi fatto per “motivi pietosi” e col consenso o meno del malato è solo accidentale.

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Morte cerebrale e dignità, le domande del caso Archie Battersbee

Tra le tante questioni sollevate dalla vicenda del caso Archie Battersbee, il 12enne morto sabato scorso in un ospedale di Londra dopo il distacco del ventilatore voluto dai medici e ordinato dai giudici, merita sottolineare le strumentalizzazioni della morte cerebrale. E l’ambiguità del concetto di dignità umana.

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Archie Battersbee è morto. Con lui ucciso anche l’amore dei genitori

Archie Battersbee è morto il 6 agosto (festa della Trasfigurazione del Signore e primo sabato del mese) alle 12.15 (le 13.15 ora italiana). Dopo una dura battaglia legale durata quattro mesi, i medici del Royal London Hospital l’hanno avuta vinta: ad Archie, il ragazzino 12enne in coma dallo scorso 7 aprile, sono stati tolti i sostegni vitali ed è stato lasciato morire in ospedale con una procedura che sa di esecuzione. La madre, Hollie Dance, ha lottato fino all’ultimo istante per affermare il diritto alla vita e il primato dell’amore dei genitori davanti a uno Stato che pretende potere di vita e di morte sui suoi cittadini.

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“Unplanned”, vescovi spettatori dell’aborto nel “tempio” dell’Ariston

Venerdì 29 luglio, al Teatro Ariston, sarà proiettata la pellicola basata sulla storia vera di Abby Johnson, l’ex direttrice di una clinica di Planned Parenthood convertitasi alla causa pro vita dopo aver assistito a un aborto. Attesi cinque vescovi, tra cui mons. Suetta, che parla alla Bussola elogiando il valore culturale dell’iniziativa. Tanti i giovani coinvolti.

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L’infanticidio ci fa orrore (ma anche l’aborto uccide)

Un caso immaginario (ma frequente) e un caso di cronaca, entrambi dolorosi, ci spingono a chiederci perché ci si indigna (giustamente) per una madre che uccide sua figlia e si approva invece l’uccisione di un figlio nel grembo materno. Perché non si percepisce il nascituro come persona. Ma di questo passo chi potrà limitare il diritto di vita e di morte?

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Aborto, la sentenza della Corte suprema USA: perché tanto clamore?

Per promuovere l’aborto, oltre ad esaltare il diritto di scelta della donna, si è reso necessario «anestetizzare» e obnubilare le coscienze. Il figlio deve perdere il suo profilo umano, deve ridursi ad un «cumulo di cellule» e la sua espulsione dall’utero materno deve essere vissuta in una sorta di estasi e di subcoscienza, la sua uccisione non deve essere percepita come tale ma descritta come «espletamento di una procedura». La riaccensione del dibattito sull’aborto sembra aver arrestato questo processo di intorpidimento dei sensi e aver portato ad un brusco risveglio della coscienza.

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66.413 (e più) motivi per abrogare la Legge 194

Il Ministero della Salute ha presentato la Relazione sulla 194. Gli aborti ufficiali, nel 2020, si attestano sui 66.413, un dato in diminuzione, ma che non tiene conto dei potenziali aborti con i cosiddetti “contraccettivi di emergenza”, le cui vendite crescono. Aumenta il ricorso alla RU. E i dati sui colloqui confermano che la 194 è fatta per abortire, non per salvare. Va abrogata.

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