Charbel, il santo per i cui miracoli accorrono anche gli islamici

Benedetta in Libano una statua di san Charbel Makhluf. Già tantissimi i prodigi e le guarigioni operate per sua intercessione. Ma i miracolati non sono solo cristiani, ma anche musulmani. E per questo è corsa la voce in tutto l’Islam e i malati accorrono da tutte le parti per pregare ad Annaya.

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Dove l’eutanasia è legale si uccide anche chi vuole vivere: la storia di “H”

Weigel, il noto biografo di san Giovanni Paolo II, spiega cosa sta accadendo in Canada attraverso la storia di un uomo malato di cancro. “I medici anziché curare un’infezione lo hanno ucciso contro il suo parere e quello della moglie”. Il tutto perché ormai, con la legalizzazione dell’eutanasia, l’omicidio di una persona “improduttiva” è diventato normale, se non un dovere.

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Rischiano la vita per salvare i figli: la legge del cuore materno

Sono decine le donne malate apparse sui giornali per aver scelto di sacrificare la propria salute, a rischio della vita, al fine di proteggere e far nascere i loro figli in grembo. Mentre il mondo propone come unica soluzione l’aborto, loro mostrano che l’amore materno è portato ad amare fino a sacrificare se stessi per il bene del figlio. E non c’entra la fede: che questa sia la vera natura di una mamma, che porta inscritta dentro di sé la verità, lo dimostrano loro.

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Belgio, ospedale “cattolico” pro-eutanasia: il braccio di ferro con la Santa Sede

Da Roma è arrivato uno stop deciso alla decisione dei Fratelli della carità belgi di praticare l’eutanasia su pazienti psichiatrici in fase non terminale. Ora dovranno aderire pienamente al Magistero, pena provvedimenti canonici. Ma i “fratelli” belgi sono molto agguerriti. Hanno già rimandato al mittente le richieste del superiore e del vescovo e ignorato una lettera dalla Cdf.

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GB, In lotta per Alfie, il bimbo senza diagnosi da uccidere

Dopo Charlie, c’è un altro piccolo combattente da sostenere nella sua battaglia per il diritto alla vita: Alfie Evans. Quattordici mesi, è in coma da dicembre a Liverpool e ancora non ha avuto una diagnosi sulla misteriosa infezione che lo ha colpito. Ma medici vogliono staccare la spina e i genitori hanno fatto partire una campagna.

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Vescovi inglesi, Avvenire, D’Agostino, Paglia: Charlie ci fa scoprire la via cattolica all’eutanasia

Il caso Charlie ha fatto emergere con chiarezza che oggi domina anche nel mondo cattolico una cultura favorevole all’eutanasia. Se il professor D’Agostino ridefinisce il concetto di accanimento terapeutico ed eutanasia, monsignor Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, chiede solo di evitare conflitti. E mentre il cardinale Nichols ringrazia i medici che hanno ucciso Charlie, “Avvenire” scandalizza i lettori negando l’evidenza di quanto accaduto.

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Charlie è stato ucciso. Ma la morte non è l’ultima parola

Sul caso di Charlie non si può non provare sgomento per l’assenza ingiustificata della Chiesa, anzi dei suoi pastori, fatte salve alcune, rare, eccezioni.

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Quella falsa pietà che svela l’eugenetica

La bontà o meno di una posizione non è data da chi la sostiene, ma dal rispetto della realtà e la realtà non è mutata dal fatto che la speranza della terapia nucleosidica sia svanita, né dal fatto che ora siano i genitori di Charlie a rinunciare processualmente ad opporsi alla sospensione della ventilazione perché la qualità di vita è sotto il livello auspicato e auspicabile. Togliere la ventilazione a Charlie era un atto eutanasico ieri e continua ad esserlo oggi che a deciderlo si sono affiancati i genitori.

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Eugenetica mascherata da qualità della vita. Charlie resiste mentre i genitori gettano la spugna

Charlie non è cerebralmente morto, né mai lo è stato. Ma ormai è passata la linea della qualità della vita. E con questo criterio anche i genitori sono stati fagocitati da una mentalità eugenetica mascherata da miglior interesse. Ma è proprio ora che il piccolo è stato abbandonato da tutti, eppure resiste che bisogna ribadire con forza che la vita va protetta sempre, dal concepimento alla morte naturale.

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Charlie “ostaggio”: negli Usa solo se lo decide il giudice

I genitori di Charlie non potranno trasferire all’estero il loro bambino senza l’autorizzazione del tribunale. Il giudice Nicholas Francis ha ribadito che solo un suo ordine potrà consentire il trasferimento del piccolo di undici mesi, che la sua famiglia vorrebbe portare negli Stati Uniti per il trattamento sperimentale.

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