Pena di morte, la lezione della Grande Guerra

Il cambiamento del testo sulla pena di morte nel Catechismo, voluto da Papa Francesco, esclude in modo definitivo anche quei casi-limite che, nella versione precedente, erano più o meno implicitamente contemplati. Se è pur vero che le moderne società occidentali possono tutelare il bene comune imprigionando i delinquenti in carceri ben munite, non è detto, infatti, che questo possa essere garantito in migliaia di zone disastrate e poco civilizzate sparse in tutto il mondo dove le strutture di detenzione sono spesso in condizioni precarie.

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E se invece l’abito facesse il monaco?

L’abito non fa il monaco? In teoria, ma in pratica no. Non è estetica, ma sono in gioco la visibilità della Chiesa come città sul monte, il prete come icona di Gesù Cristo e come colui che interpella il mondo; mentre il prete/religioso non riconoscibile è “sacramento” di una Chiesa totalmente immersa nel mondo con fedeli e preti “cristiani anonimi” di ranheriana memoria, una Chiesa che secondo il linguaggio impietoso delle statistiche vocazionali e della frequenza alla Messa non si rigenera e solo decresce.

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I “santi impiccati”: quando la pena di morte è via di santità

Non c’è un solo passo nelle Scritture, né in san Paolo né nei Padri e nemmeno in san Tommaso d’Aquino che parli contro la pena di morte. San Giuseppe Cafasso diceva che quelli che accompagnava al capestro erano i suoi «santi impiccati». Se riusciva a confessarli e comunicarli, andavano subito in Paradiso, avendo espiato con la morte violenta le loro malefatte. L’esempio è illustre: Gesù in croce dice al Buon Ladrone (il quale riconosce come giusta la pena inflittagli) «oggi sarai con me in Paradiso». Sul tavolo della Congregazione per la Cause dei Santi ci sono due dossier riguardanti due condannati a morte negli anni Cinquanta: uno ghigliottinato, l’altro garrotato. Perché la pena di morte può essere via di santità.

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Pena di morte, lo spirito di Pannella muta il Catechismo

La Dottrina non può seguire l’evoluzione storica: ciò che era peccato ieri, lo è anche oggi. Eppure papa Francesco, lentamente ma inesorabilmente, sta cambiando il Depositum Fidei, pur non avendone il potere, né l’autorità. Il peccato dell’adulterio non è più un assoluto morale (Amoris Laetitia), l’illiceità della pena di morte invece sì (modifica n. 2267 del Catechismo della Chiesa Cattolica, benché la Chiesa cattolica l’abbia sempre permessa come extrema ratio per legittima difesa della società e dell’indifeso), perché, secondo lui, lede la dignità della persona umana. Ma se questo è il criterio, allora ogni forma di pena è sbagliata. Ciò che lede veramente la “dignità della persona” è il peccato, a cui bisogna necessariamente riparare. Infatti, se ci riflettiamo bene, quello che si vuol andare a intaccare è il concetto stesso di espiazione e di riparazione: si vuol togliere (al peccatore, al reo, al mondo intero) la sofferenza, cioè la Croce, l’unica salvezza per l’uomo stesso. Al divorziato-risposato, per esempio, non va data la pena della privazione della Comunione, al colpevole di un reato — che molto spesso coincide con un peccato — non va inflitta la pena della privazione della libertà (Bergoglio vuole abolire anche l’ergastolo), oppure — ribadiamo: come extrema ratio — della stessa vita, se non c’è altro modo di impedirli di nuocere di nuovo. Questo non ci sorprende perché «la Croce non è al centro della teologia del Concilio, non è la soluzione e il compimento della missione della Chiesa» (Don Divo BarsottiL’Attesa. Diario 1973-1975, pag. 213-214). 

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Rileggiamo l’Humanae Vitae alla luce della Casti Connubii

Quelli che vogliono “sdoganare” la contraccezione “rileggono” l’Humanae Vitae alla luce della Gaudium et Spes e dell’Amoris Laetitia. Per evitare tale diabolico “sdoganamento”, bisogna “rileggere” l’Humanae Vitae alla luce della Casti Connubii.

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Quell’umanitarismo un po’ vomitevole

Gli immigrati non sono numeri, ma persone. Giustissimo, ma anche questa affermazione viene usata in modo strumentale e ideologico dagli ipocriti che vogliono soltanto promuovere le loro politiche e le loro ideologie.

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Dio ama il peccatore, ma condanna sempre il suo peccato

Dio ci ama nella condizione anche gravemente peccaminosa in cui ci trova, ma non ama quella condizione peccaminosa. Alcuni punti fermi sulla ricostruzione del colloquio col Papa del cileno Juan Carlos Cruz e la sua condizione di omosessuale.

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Niente giri di parole: Alfie è stato ucciso!

“Alfie è stato ucciso!”. lo afferma in quest’intervista monsignor Carlo Liberati, arcivescovo emerito di Pompei.

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In viaggio con Thomas Evans tra notti in bianco e aerei persi: “Lottiamo perché lotta Alfie”

Quelle di Thomas Evans non sono solo battaglie, ma lotte spirituali piene di inciampi. Il nostro viaggio con lui inizia dopo la sentenza di Appello. “Voglio incontrare il Papa”. Martedì, dopo la nostra richiesta, il vescovo Cavina ci annuncia: “Domani da Francesco alle 9”. Una corsa all’ultimo respiro, la paura di lasciare Alfie in balia dei medici, un “dirottamento” ad Atene e un forza misteriosa che non sente ragione di stanchezza, notti in bianco e pressioni disumane. Poi di corsa a Santa Marta dove il Papa lo ascolta dire che “se lotta Alfie, lottiamo anche noi”. Il reportage della Nuova BQ sull’odissea che ha portato il papà all’appuntamento che potrebbe dare una svolta sul caso di Alfie.

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Alfie, Thomas Evans incontra papa Francesco

Thomas Evans, il papà di Alfie, è arrivato questa mattina a Roma accompagnato dall’inviata de La Nuova Bussola Quotidiana Benedetta Frigerio, per una udienza privata con papa Francesco, poi nell’incontro in piazza San Pietro l’appello del Pontefice: “E’ nostro dovere fare di tutto per custodire la vita”. L’incontro è durato 20 minuti ed è stato reso possibile dal vescovo di Carpi (MO) monsignor Francesco Cavina. Il Papa ha incaricato Cavina di mantenere i rapporti tra la Segreteria di Stato e i genitori del piccolo affinché si mettano in campo tutte le iniziative per trasferire il piccolo al Bambin Gesù di Roma. Il colloquio commovente con il giovane papà inglese: “Stai combattendo per tuo figlio con coraggio, il coraggio con cui Dio difende i suoi figli”.

LE IMMAGINI DELL’INCONTRO