Il beato Pio IX e il dogma dell’Immacolata

Oggi ricorre la memoria liturgica del beato Pio IX, il papa che definì solennemente il dogma dell’Immacolata Concezione. Una spinta fondamentale fu data dalle suppliche dei fedeli e dall’ampio consenso tra i vescovi. E in più c’era il voto che lo stesso Pio IX aveva fatto alla Santa Vergine.

di Antonio Tarallo (07-02-2023)

In piedi e non seduto, viene ritratto il beato Pio IX (1792-1878) — del quale oggi ricorre la memoria liturgica – nel mirabile affresco dal titolo Proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione (1858) dell’artista Francesco Podesti: l’opera campeggia, in affascinanti forme e colori, in una sala dei Musei Vaticani; a dare l’incarico al pittore, molto noto nel panorama artistico romano dell’epoca, fu papa Pio IX in persona. L’affresco descrive il momento in cui il pontefice, con la bolla Ineffabilis Deus, in quell’ormai famoso 8 dicembre 1854, proclamava la Vergine Maria «tutta bella e perfetta» perché «immune interamente dalla macchia del peccato originale».

Ma perché il beato Pio IX viene ritratto in piedi? Per dare risposta a questa domanda, focalizziamo la nostra attenzione sull’affresco del Podesti: nel registro basso dell’opera è rappresentata la Chiesa militante e il suo pontefice, colto all’interno della basilica vaticana nel momento della proclamazione del dogma; nel registro superiore, invece, vi è la Chiesa trionfante con la Santissima Trinità, con i santi della Chiesa e con gli angeli che rendono onore a Maria Immacolata. Pio IX è in piedi: era stato lui stesso a chiedere all’artista di essere «figurato alzatosi» anche se il cerimoniale prevedeva il contrario: il pontefice doveva essere seduto nel leggere una dichiarazione così importante. Ma in quel giorno accadde qualcosa di sorprendente: un raggio di sole, in una fredda e grigia giornata romana (così è descritta nelle cronache dell’epoca), colpisce in volto Pio IX che è costretto ad alzarsi dal trono proprio nel momento della proclamazione del dogma. Quel raggio di luce sarà interpretato come un segno di approvazione celeste. Grazie all’Ineffabilis Deus, Pio IX poneva così fine a secoli di diatribe e controversie (soprattutto d’epoca medievale) che vedevano protagonisti diversi teologi e importanti università: tutti cercavano di dare una risposta alla vexata quaestio del concepimento immacolato della Vergine, di cui già il beato Duns Scoto (c. 1265-1308) aveva offerto una spiegazione fondamentale.

Per avere un quadro più dettagliato della situazione storica e politica in cui nasceva tale documento pontificio, è necessario andare indietro col tempo a qualche anno prima. Nel 1848-49 la rivoluzione mazziniana aveva portato alla costituzione della Seconda Repubblica Romana, di chiara estrazione massonica e anticristiana. A seguito dell’insorgere di questa nuova situazione politica, Pio IX fu costretto all’esilio a Gaeta. E sarà proprio in questo periodo che papa Mastai Ferretti maturerà la decisione di esprimersi, in maniera definitiva e ufficiale per la Santa Sede, sulla delicata questione, su cui comunque — va ricordato — c’era ormai un ampio consenso nella Chiesa.

«Non appena fummo elevati, non per nostro merito, ma per arcano disegno della divina Provvidenza, alla sublime Cattedra del Principe degli Apostoli (…) fummo presi da grandissima consolazione, Venerabili Fratelli, nel rilevare come già sotto il Pontificato del Nostro Predecessore Gregorio XVI, di felice memoria, fosse divenuto ardente nel mondo cattolico il desiderio che finalmente venisse definito dalla Sede Apostolica, con solenne provvedimento, che la Santissima Madre di Dio e Madre nostra amabilissima, l’Immacolata Vergine Maria, era stata concepita senza peccato originale. Questo piissimo desiderio è chiaramente e indubbiamente testimoniato dalle suppliche inviate al Nostro Predecessore e a Noi: suppliche con le quali celebri Vescovi, insigni Capitoli di Canonici e Famiglie Religiose, tra le quali l’inclito Ordine dei Predicatori, gareggiarono nell’implorare con insistenza che si permettesse di annunciare pubblicamente e di aggiungere nella sacra Liturgia, particolarmente nel Prefazio della Messa della Concezione della beatissima Vergine, l’aggettivo “Immacolata”». Con queste parole inizia uno dei documenti più importanti per comprendere il cammino che la Chiesa stava intraprendendo in merito al dogma: è la lettera enciclica Ubi primum del 2 febbraio 1849, con la quale Pio IX chiese a tutti i vescovi di esprimersi sull’opportunità della definizione del concepimento senza peccato originale della Vergine.

Due mesi prima di questa enciclica, il pontefice aveva intanto istituito — era il 6 dicembre 1848 — una commissione di «cardinali di Santa Romana Chiesa, illustri per virtù, religione, santità, senno e conoscenza delle cose divine», affidando loro «l’incarico di fare, conforme alla loro prudenza e dottrina, un diligente, profondo e completo esame dell’argomento, comunicandoci successivamente con pari scrupolosità il loro parere».

La lettera Ubi primum si chiudeva con l’invito ai vescovi a far pervenire alla Santa Sede il parere del clero e di tutti i fedeli riguardo all’annosa questione: «Desideriamo inoltre ardentemente che, con la maggiore sollecitudine possibile, vogliate farci conoscere quale sia la devozione che anima il vostro clero e il vostro popolo cristiano verso la Concezione della Vergine Immacolata, e con quale intensità mostri di volere che la questione sia definita dalla Sede Apostolica; ma soprattutto, Venerabili Fratelli, amiamo sapere quale sia in questa materia il vostro pensiero ed il vostro desiderio». La stragrande maggioranza dei vescovi espresse parere favorevole alla proclamazione del dogma.

Ma a questi fatti si deve aggiungere anche un episodio che potrebbe considerarsi, in una certa misura, di “natura personale”, riguardante il pontefice stesso e la Vergine Maria: la proclamazione del dogma nasce anche da un voto di Pio IX. Come detto prima, il pontefice si trovava a Gaeta. Da questa cittadina del Lazio meridionale a Napoli, capitale del Regno borbonico (era stato il re Ferdinando II di Borbone ad offrire asilo al pontefice), il passo è breve: nella basilica del Gesù Vecchio, chiesa del centro della città partenopea (da non confondere con la chiesa del Gesù Nuovo), Pio IX era solito fermarsi in preghiera davanti a una particolare statua dell’Immacolata. Era la statua che don Placido Baccher (oggi venerabile) — che papa Mastai conobbe personalmente — aveva fatto creare dall’artista Luigi Ingaldi per questa chiesa: l’effige dell’Immacolata era la stessa che era apparsa al Baccher quando, durante la Repubblica Partenopea del 1799, venne detenuto a Castel Capuano in attesa dell’esecuzione capitale.

Si narra che alla vigilia dell’uccisione, mentre stava recitando il Santo Rosario, Baccher vide la Madonna che pronunciò queste parole: «Confida, figliuolo; domani sarai liberato da questo orrido carcere. Tu però dovrai essere mio e sarai chiamato in una delle principali chiese di Napoli a zelare le glorie del mio immacolato concepimento». Il Baccher diventerà sacerdote nel 1806, dedicando la sua missione all’Immacolata. Pio IX, davanti a questa statua, chiese alla Vergine di liberare lo Stato pontificio. Come dono si sarebbe impegnato a promulgare il famoso dogma mariano. E così avvenne.

(Fonte: La Nuova BQ)

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