Il miracolo dello Scapolare, segno della protezione materna di Maria

Era il 16 luglio 1251 quando la Madonna apparve al carmelitano san Simone Stock e gli donò lo Scapolare quale segno di salvezza. Innumerevoli le grazie associate al suo uso, come ricorda la storia straordinaria di un uomo dei nostri tempi «riportato in vita da Dio».

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Lo Scapolare, l’amore di Maria che veste i suoi figli

Oggi ricorre la festa della Madonna del Carmelo, a ricordo della data tradizionale del 16 luglio 1251, quando la Vergine apparve a san Simone Stock e gli consegnò lo Scapolare, «un segno di salvezza» per quanti lo avrebbero indossato fino alla morte. Molti Papi hanno confermato le promesse legate a questa devozione, fondata sulla protezione materna di Maria e inscindibile da una vera pratica cristiana. Disse Pio XII: «Non si tratta di cosa di poco conto, ma dell’acquisto della Vita Eterna».

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I Savoia e Fatima: una storia comune?

«Fatima si inserisce a pieno titolo in un disegno soprannaturale che lega la terra del Portogallo agli avvertimenti e ammonimenti della Madonna, nonché a Casa Savoia, dinastia che possiede il più alto numero di rappresentanti della santità fra tutte le case regnanti d’Europa. Gli straordinari accadimenti di Fatima partono da molto lontano e non si sono ancora sigillati» (Cristina Siccardi).

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I coniugi Martin, genitori e sposi secondo il cuore di Dio

I carmelitani Scalzi celebrano oggi la memoria congiunta di Louis e Zélie Martin, che si sposarono a mezzanotte del 13 luglio 1858, dopo che il loro incontro venne favorito dalla Provvidenza. Le loro giornate erano scandite dalla preghiera e dal lavoro, rispettando il riposo domenicale. Non mancarono loro le prove, affrontate abbandonandosi alla Volontà divina. Come disse santa Teresina dei suoi genitori: «Il Buon Dio mi ha dato un padre e una madre più degni del Cielo che della terra».

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Maria Goretti, lo scandalo della santità autentica

Oggi ricorre la memoria liturgica di santa Maria Goretti (1890-1902), una fanciulla che preferì la morte pur di custodire la propria verginità. Una virtù che nella nostra epoca sa di scandalo per l’ideologia dominante, che vede il sesso come fine a sé stesso anziché ordinato a un bene più grande. Che fu poi compreso dal suo carnefice, capace con l’aiuto del Cielo di una vera conversione.

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Le martiri laiche della violenza rossa spagnola

Papa Francesco ha promulgato il decreto di beatificazione delle tre crocerossine spagnole che nel 1936 vennero uccise dopo essere state violentate dalle truppe comuniste. Rifiutarono l’abiura e morirono gridando “que viva Cristo Rey”. Il loro ricordo alimentato nel tempo arriva fino ai gradini della santità.

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Sant’Antonio da Padova, difensore della Dottrina cattolica

Quando il papa Gregorio IX ebbe modo di conoscere sant’Antonio di Padova (1195-1231) rimase così colpito da quel giovane predicatore da chiamarlo “Arca della Testimonianza” e “Scrigno delle Scritture”. Fondamentale fu l’impulso del santo alla fondazione di studi teologici francescani, convinto com’era che il contrasto alle eresie possa farsi solo con una solida conoscenza della dottrina cattolica.

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Holodomor, verità sullo sterminio voluto da Stalin

Finalmente è stato tradotto in italiano un film canadese di due anni fa: Raccolto amaro. Il titolo originale è Holodomor, che è il nome che gli ucraini hanno dato alla loro più grande tragedia nazionale: lo sterminio per fame di milioni di contadini voluto da Stalin.

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Santa Elisabetta d’Ungheria, luminoso esempio di santità francescana

Ripercorriamo l’itinerario temporale e spirituale di una delle maggiori figure del Terzo Ordine francescano, santa Elisabetta d’Ungheria e di Turingia (1207-1231), modello più attuale che mai, perché l’uomo, oggi come non mai, si illude di poter risolvere i problemi sociali e temporali prescindendo dalla sfera superiore, quella spirituale e divina.

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Cina, 30 anni dopo Tienanmen il regime continua a uccidere

Sono passati esattamente 30 anni dalla strage di Piazza Tienanmen e la Cina comunista continua ad uccidere. È nella natura stessa della filosofia marxista la distruzione, la repressione, la strage e la morte.

In Cina, il 4 giugno non esiste. Nei motori di ricerca della Internet cinese, filtrata dal regime, non c’è alcun evento storico avvenuto in quella data. E Tienanmen è solo la grande piazza centrale di Pechino. Per tutto il resto del mondo, oggi, 4 giugno, è il 30mo anniversario del massacro di Piazza Tienanmen. Ecco cosa avvenne allora. (Il regime cinese nega la storia e rivendica il massacro di Tienanmen, di Stefano Magni, La Nuova BQ, 04-06-2019)

Trent’anni fa l’esercito della Repubblica Popolare Cinese soffocava nel sangue la protesta studentesca e operaia di Tienanmen. Il regime cinese vacillò, ma non cedette. Anzi parve rafforzarsi da quell’esperienza di sangue, di cui non si conosce ancora il numero di vittime. Cosa è cambiato da allora ad oggi, in Cina? Ben poco. E molto è peggiorato, in termini di persecuzione religiosa, trapianti forzati di organi, pianificazione delle nascite e controllo totale sui cittadini. Ne è convinto Steven Mosher, antropologo statunitense, presidente del Population Research Institute, il primo che poté condurre ricerche sul campo in Cina dal 1979. («L’accordo fra Cina e Vaticano sta facendo strage dei cattolici cinesi», di Stefano Magni, La Nuova BQ, 04-06-2019)

La strage compiuta dal regime cinese il 4 giugno del 1989 contro studenti e lavoratori che chiedevano democrazia e libertà resta una spina nel fianco, non solo del governo di Pechino, ma anche di un Occidente che allora adottò una politica morbida nei confronti della Cina, considerando questa fosse la via per una democratizzazione. Invece a 30 anni di distanza, con un governo che sta riportando la Cina all’era di Mao, i Paesi occidentali dovrebbero riconoscere che quella strategia è stata un fallimento. (Una strage che giudica anche l’Occidente, di Riccardo Cascioli, La Nuova BQ, 04-06-2019)