“La Russia sarà cattolica”/2

Questa la speranza — e la profezia — di padre Ivan Gagarin della Compagnia di Gesù.

di Roberto de Mattei (07-06-2017)

“La Russia sarà cattolica”. Il sogno di tanti convertiti russi dell’Ottocento, come il padre Šuvalov, costituì anche il titolo di un libro che fece scalpore nella sua epoca: La Russie sera-t-elle catholique del padre Ivan Gagarin della Compagnia di Gesù.

Ivan Sergeevič Gagarin nacque a Mosca il 20 luglio 1814 da una illustre casata principesca, discendente dai principi di Kiev. Fu addetto alla legazione russa a Monaco di Baviera e poi all’ambasciata di Parigi, dove partecipò alla vita intellettuale francese, frequentando il salotto di Sophie Swetchine. Sotto l’influenza della stessa Swetchine e di autori come Pëtr Jakovlevič Čaadaev (1794-1856), maturò la sua conversione al cattolicesimo. Il 7 aprile 1842 abiurò la religione ortodossa e abbracciò la fede cattolica, nelle mani del padre Francesco Saverio de Ravignan (1795-1858) che già aveva raccolto la conversione del conte Šuvalov. Ivan Gagarin rinunciava, a 28 anni, non solo ad un brillante avvenire politico e diplomatico, ma alla speranza di poter rientrare in patria.

Nella Russia degli Zar infatti, le conversioni al cattolicesimo costituivano un delitto paragonabile alla diserzione o al parricidio. L’abbandono dell’ortodossia per un’altra religione, anche cristiana, era punito con la perdita di tutti i beni, dei diritti civili e dei titoli nobiliari e prevedeva la reclusione a vita in un monastero o l’esilio in Siberia.

Un anno dopo Ivan, divenuto Jean Xavier Gagarin, sollecitò la sua ammissione nella Compagnia di Gesù e fu ammesso nel noviziato di St. Acheul. Iniziò un periodo di lunghi studi che si conclusero con l’ordinazione sacerdotale e la professione dei voti religiosi nell’ordine di sant’Ignazio di Loyola. Per il padre Gagarin, in cui uno zelo ardente si univa ad una viva intelligenza e ad un’educazione da gran signore, iniziò una nuova vita. Durante la guerra di Crimea, partecipò con il celebre matematico Augustin Cauchy (1789-1857) alla fondazione dell’opera della École d’Orient.

Verso la fine del 1856 fondò la rivista quadrimestrale Études de théologie, de philosophie et d’histoire che diventò la celebre rivista Études. Quando però, nel 1862, la pubblicazione fu rilevata dai gesuiti francesi, subì una trasformazione radicale. Mentre si apriva il Concilio Vaticano I, Études, a differenza della consorella romana Civiltà Cattolica, prese una posizione filo liberale che avrebbe conservato nel secolo successivo.

Il governo russo, che si proponeva di estirpare il cattolicesimo dalle provincie occidentali dell’Impero, considerò il principe Gagarin un nemico da eliminare. Fu accusato di avere scritto al poeta Aleksandr Sergeevič Puškin (1799-1837) delle lettere anonime che lo avrebbero esasperato, spingendolo a un duello in cui avrebbe trovato la morte. Recentemente una giovane storica polacca Wiktoria Sliwowska ha dimostrato che si trattava di una campagna di calunnie organizzata dalla Terza Sezione della Cancelleria Imperiale (L’Affaire Gagarine, Institutum Historicum Societatis Iesu, Roma 2014, pp. 31-72).

La Russie sera-t-elle catholique? Apparve a Parigi nel 1856. In quest’opera, il padre Gagarin si richiama alla solenne bolla di Benedetto XIV Allatae sunt del 26 luglio 1755,con la quale il Santo Padre manifestando «la benevolenza con la quale la Sede Apostolica abbraccia gli Orientali», «ordina che si conservino i loro antichi Riti che non si oppongono né alla Religione Cattolica né all’onestà; né chiede agli Scismatici, che tornano all’Unità Cattolica, di abbandonare i loro Riti, ma solo che abiurino le eresie, desiderando fortemente che i loro differenti popoli siano conservati, non distrutti, e che tutti (per dire molte cose con poche parole) siano Cattolici, non Latini».

Per ricondurre i popoli slavi all’unità – commenta padre Gagarin – bisogna rispettare i riti orientali, chiedere l’abiura degli errori contrari alla fede cattolica, ma soprattutto combattere la concezione politico-religiosa degli ortodossi. Per il gesuita russo, lo scisma ortodosso è in gran parte il risultato del “bizantinismo”, un concetto con cui egli intende la differenza di rapporti tra Chiesa e Stato che esistono nel mondo bizantino e in quello occidentale. Per Bisanzio non esiste la distinzione tra i due poteri.

La Chiesa viene di fatto subordinata all’Imperatore che se ne ritiene il capo, in quanto delegato di Dio sia nel campo ecclesiastico che in quello secolare. Gli autocrati russi, come gli imperatori bizantini, vedono nella Chiesa e nella religione un mezzo di cui servirsi per garantire e dilatare l’unità politica. Questo sciagurato sistema è fondato su tre pilastri: la religione ortodossa, l’autocrazia e il principio di nazionalità, all’insegna del quale sono penetrate in Russia le idee di Hegel e dei filosofi tedeschi. Ciò che si nasconde sotto le parole pompose di ortodossia, autocrazia e nazionalità, «non è altro che la forma orientale dell’idea rivoluzionaria del XIX secolo» (p. 74).

Gagarin intravede la ferocia con cui le idee rivoluzionarie saranno applicate nel suo Paese. Le pagine di Proudhon e di Mazzini appaiono ai suoi occhi gentili ed educate in confronto alla violenza degli agitatori russi. «È un contrasto che può servire a misurare la differenza tra come si comprende in Europa il principio rivoluzionario e come esso sarebbe messo in pratica in Russia» (pp. 70-71).

In una profetica pagina, il padre Gagarin scrive: «più si va a fondo delle cose, più si è portati a concludere che l’unica vera lotta è quella che esiste tra il Cattolicesimo e la Rivoluzione. Quando nel 1848 il vulcano rivoluzionario terrorizzava il mondo con i suoi ululati e faceva tremare la società, estirpandone le fondamenta, il partito che si dedicò a difendere l’ordine sociale e a combattere la Rivoluzione non ha esitato a scrivere sulla sua bandiera: Religione, Proprietà, Famiglia, e non ha esitato ad inviare un esercito per riportare sul trono il Vicario di Cristo, costretto dalla Rivoluzione a prendere la via dell’esilio. Aveva perfettamente ragione; non ci sono che due princìpi uno di fronte all’altro: il principio rivoluzionario, che è essenzialmente anti-cattolico e il principio cattolico, che è essenzialmente anti-rivoluzionario. Nonostante tutte le apparenze contrarie, nel mondo non ci sono che due partiti e due bandiere, Da una parte la Chiesa cattolica innalza lo stendardo della Croce, che conduce al vero progresso, alla vera civiltà, e alla vera libertà; dall’altra si leva lo stendardo rivoluzionario, attorno a cui si raccoglie la coalizione di tutti i nemici della Chiesa. Ora, che fa la Russia? Da una parte essa combatte la Rivoluzione, dall’altra combatte la Chiesa cattolica. Sia all’esterno che all’interno, ritroverete la stessa contraddizione. Non esito a dire che ciò che fa il suo onore e la sua forza è di essere l’avversario incrollabile del principio rivoluzionario. Ciò che fa la sua debolezza è di essere, allo stesso tempo, l’avversario del Cattolicesimo. E se essa vuole essere coerente con sé stessa, se vuole veramente combattere la Rivoluzione, non ha che da prendere una decisione, schierarsi dietro lo stendardo cattolico e riconciliarsi con la Santa Sede» (La Russie sera-t-elle catholique?, Charles Douniol, Paris 1856, pp. 63-65).

La Russia non raccolse l’appello e la Rivoluzione bolscevica, dopo aver sterminato i Romanov, diffuse i suoi errori nel mondo. La cultura abortista e omosessualista che oggi conduce l’Occidente alla morte ha le sue radici nella filosofia marx-hegeliana, affermatasi in Russia nel 1917. La sconfitta degli errori rivoluzionari non potrà essere portata a termine, in Russia e nel mondo, che sotto gli stendardi della Chiesa cattolica.

Le idee del padre Gagarin colpirono il barone tedesco August von Haxthausen (1792-1866), che con l’appoggio dei vescovi di Münster e di Paderborn fondò una Lega di preghiere, chiamata Petrusverein, Unione di San Pietro. per la conversione della Russia. Un’associazione analoga sotto l’impulso dei padri barnabiti Šuvalov e Tondini nacque in Italia e in Francia. Agli iscritti di queste associazioni veniva raccomandato di pregare per la conversione della Russia tutti i primi sabati del mese.

Il 30 aprile 1872 Pio IX accordò con un suo Breve l’indulgenza plenaria a tutti coloro che, confessati e comunicati, assistevano il primo sabato del mese, alla Messa celebrata per il ritorno della Chiesa greco-russa all’unità cattolica. La Madonna gradì certamente questa devozione, perché a Fatima, nel 1917, raccomandò la pratica riparatrice dei primi cinque sabati del mese come strumento dell’instaurazione del suo Regno in Russia e nel mondo.

(fonte: corrispondenzaromana.it)

 

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