“Papà, il sesso lo fai così?”, lezioni choc a scuola. L’allarme di don Di Noto: «L’iper-sessualizzazione piace ai pedofili»

Modena: educazione sessuale ai bambini con immagini esplicite e frasi hot: genitori furenti e la preside ora rischia un procedimento disciplinare. Il confine sottile tra indottrinamento e violenza pornodidattica.

di Andrea Zambrano (08-06-2017)

 

A questo punto fateli assistere direttamente ad un amplesso completo e non ne parliamo più. Ma senza la sigaretta post coitale che fa tanto Hollywood anni ’80, però non è in linea con i dettami salutisti. Educazione sessuale o educazione all’affettività? A Modena hanno fatto prima: hanno esibito in faccia a bambini di appena dieci anni disegni di rapporto sessuale e descrizioni falsamente scientifiche, ma che si avvicinano di più alla pornolalia, l’esibizione di un linguaggio pornografico.

LINGUAGGIO PORNOGRAFICO – O meglio: Pornolalia che secondo la definizione che ne dà la Treccani è: “Si può definire come l’espressione di un’aggressività verbale. Tale forma di linguaggio ha infatti enormemente dilatato i propri confini, contestualmente al graduale ridursi degli eufemismi, dei tabu terminologici, delle metafore”.

Ebbene. Vediamo che cosa è stato offerto nel penultimo giorno di scuola ai bambini della classe V dell’elementare Sant’Agnese di Modena dove in queste ore non si parla d’altro, almeno stando ai titoli dei giornali come “Modena, compiti sul sesso ai bimbi: a scuola scoppia il caso”.

«Quando una donna e un uomo scoprono di piacersi – si legge nell’opuscolo preparato dalla scuola e consegnato ai bambini – desiderano stare insieme, parlano, giocano, fanno passeggiate e vanno al cinema. Talvolta sentono molto forte il bisogno di ricevere e dare tenerezza». E fin qui…

Da qui in poi si potrebbe ricorrere al linguaggio metaforico o a quello medico-scientifico. Ma il testo invece prosegue così: «Si baciano e si accarezzano per tutto il corpo esprimono con parole affettuose l’amore che provano. Allora il pene dell’uomo diventa grande e duro e la vagina della donna si inumidisce: per tutti e due è molto bello quando la donna fa penetrare il pene rigido dell’uomo nella sua vagina. I due – si legge ancora nel testo distribuito in classe – lo fanno muovere avanti e indietro nella vagina e provano un piacere intenso. Sussurrano, ridono felici: sono i rumori che forse qualche volta hai sentito provenire dalla camera di mamma e papà».

PAPA’, ACCADE ANCHE A TE? – Detta così ai bambini di 10 anni è venuta subito una domanda, impellente, da rivolgere ai genitori: “Papà, ma anche a te quando stai con la mamma viene duro e vai avanti e indietro?”. I lettori perdoneranno l’eccessivo verismo, ma questo è proprio quello che è accaduto ad un padre che lunedì pomeriggio si è sentito rivolgere questa domanda dal proprio figliolo. Il genitore, F.P., molto conosciuto a Modena perché referente di un’associazione di volontariato, è balzato sulla sedia. E ha affidato allo sfogatoio per eccellenza la sua disapprovazione per quanto accaduto in classe. “Non ho capito se le schede distribuite oggi ad Achille (10 anni) debbano essere il preludio dei compiti delle vacanze”, ha scritto su Fb. Scoppia il caso: molti genitori protestano, altri minimizzano. Tutti rimangono a bocca aperta, però.

LA PRESIDE SE LA PRENDE COL GENITORE – Il giorno dopo i giornali non parlano d’altro. E la scuola viene investita dall’attenzione mediatica. Dopo una mattina passata a declinare le richieste di spiegazioni, la preside dell’istituto, Maria Tedeschi, affida a un comunicato la sua posizione: “La lezione di educazione all’affettività che pare aver turbato un genitore di un alunno di una classe Quinta della scuola Sant’Agnese, era stata richiesta alle docenti dai genitori stessi in più occasioni. In particolare, vista la comparsa di alcuni comportamenti di curiosità mista a malizia in ragazzini che a undici anni manifestano i primi atteggiamenti tipici della preadolescenza, nel corso dell’ultima Assemblea dei Genitori”. La preside si lamenta dell’esposizione del genitore. Infatti “stupisce scoprire che uno dei genitori si è sentito impreparato a rispondere alla domanda del figlio (“nessuno di noi era preparato a rispondere a quesiti simili”) e che non avesse partecipato alla vita della scuola abbastanza da apprendere quanto concordato nelle dovute sedi”, inoltre conclude che i genitori, in virtù del patto educativo avrebbero dovuto parlarne prima con i docenti.

RISCHIA IL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE – Il caso però non finisce qui. La Nuova BQ ha provato a contattare l’ufficio scolastico provinciale di Modena. La dirigente responsabile, Silvia Menabue, ha preferito non rilasciare dichiarazioni, appellandosi all’autonomia scolastica. Però stando a quanto emerge da alcune fonti accreditate venute in contatto con la Nuova BQ, a parte la metodologia della comunicazione scuola-genitori utilizzata, la preside, o l’insegnante potrebbero anche andare incontro a provvedimenti disciplinari.

IL CONFINE TRA EDUCAZIONE E VIOLENZA – C’è poi da considerare l’aspetto della violenza verbale utilizzata. Quelle parole, rivolte ad un 20enne vengono percepite con un grado di maturità particolare. Ma le stesse parole, spiattellate in faccia a bambini, possono risultare violente. Una violenza perpetrata con la scusa dell’educazione sessuale e con il potere che una scuola, si accolla di esercitare in vece o in sostituzione dei genitori. Se si riduce la sessualità uomo-donna a un piacersi, un andare su e giù e un pene duro, bè, come non stupirsi se poi i bambini continueranno ad affrontare la tematica con quella stessa malizia che era servita come campanello d’allarme?

Alcuni bambini, stando ai racconti dei genitori, sono rimasti turbati. Qual è il crinale che separa l’educazione sessuale dalla violenza verbale? E’ un tema che la scuola, nella sua risposta non si è posto, appellandosi alla correttezza formale della comunicazione scuola-genitori. Insufficiente.

Ma quello che la scuola non ha spiegato è a che cosa miri quel tipo di spiegazione con quel tipo di linguaggio. Ci si nasconde dietro alla sessualizzazione precoce dei minori, ma nessuno – docenti e genitori – riflettono abbastanza sul fatto che è proprio la sessualizzazione precoce, alimentata dalla facilità di accesso a internet che hanno i bambini, che contribuisce ad acuire ancora di più l’approccio problematico nei confronti dell’altro sesso.

Non bisogna poi dimenticate che buona parte delle responsabilità appartiene ai genitori. Affidare a esterni un tema così delicato, ma soprattutto così decisivo nella crescita della persona, significa firmare un assegno in bianco per il futuro dei loro figli. Lamentarsi dopo che i buoi sono scappati appare un po’ patetico.

TRA SESSUALITA’ E AFFETTIVITA’ – Ma soprattutto c’è un grosso equivoco: la preside nel suo comunicato parla di educazione all’affettività, senza però citare un solo autore che giustificasse il materiale didattico utilizzato dall’insegnante. Chi ha scritto quelle parole? Quale pedagogista, medico o psicologo? In quale contesto? Con quali finalità? Questo non è stato detto per una scuola che nella sua home page si vanta di avere anche una sezione trasparenza. Tutto è filtrato dall’insegnante, ma se questa non condivide con i genitori la stessa visione dell’uomo, ecco che si va incontro a incidenti come quello di Modena. All’estero ci sono stati casi ad esempio in cui dietro alle educazioni alla sessualità operavano con il loro materiale “didattico” le lobby pedofile.

Una soluzione, per parlare di educazione all’affettività ci sarebbe e, almeno stando alla scuola di Modena, non sarebbe neanche distante. La Fondazione Incendo si occupa di offrire ai giovani la possibilità di riconoscere la bellezza e la gioia profonda che derivano da una vita di comunione, possibile solo se l’orizzonte verso cui si cammina è quello di un amore autentico, e cioè di un dono sempre più integrale di sé, totale, fedele e fecondo. E per farlo – in questi anni ha incontrato oltre 2500 ragazzi in età scolare – utilizza modalità che presuppongono anzitutto la presenza durante gli incontri dei genitori. “Questa è per noi innanzitutto una modalità per assicurare la trasparenza che tanto l’educazione quanto l’istruzione dei giovani richiedono con coloro che più di chiunque altro hanno una responsabilità educativa, in particolar modo quando si affrontano simili argomenti, che tanto investono lo stile educativo della persona”, ha spiegato uno dei consiglieri della Fondazione Maria Pagano  recentemente al Settimanale di Trieste Vita Nuova.

“La tematica della sessualità – ha aggiunto invece il vicepresidente Corrado Zoppi – non viene proposta tanto nella sua dimensione di “genitalità”, quanto piuttosto come dimensione fondamentale dell’intera persona umana. Si cerca di scoprire con i ragazzi il significato e l’importanza in ordine alla comunione e all’intimità che hanno le parole e le azioni. A tal fine, si condivide con loro come i gesti e le parole debbano corrispondere ed esprimere la reale intimità esistente tra le persone per costruire realmente una comunione rispettose delle persone”.

Buttarla sul consumo genitale e su una sessualità tecnica, sganciata dalla persona nel suo complesso e ridotta ad un ferino e istintivo “andare avanti e indietro” non fa altro che acutizzare una sessualità malata che i giovani, dopo averla ricevuta con diversi gradi di violenza, scaricheranno a loro volta in forma più o meno repressa.

(fonte: lanuovabq.it)


Don Di Noto: “Lotto contro l’iper sessualizzazione che piace alla pedofilia”

Sul caso Modena l’allarme di don Di Noto, che lotta contro la pedofilia e che punta il dito contro i pericoli dell’iper sessualizzazione precoce dei bambini. «Usare l’educazione sessuale per dominare un bambino è facilissimo ed è la massima violenza. L’ipersessualizzazione è quello che chiedono le lobby pedofile. Ho incontrato tanti bambini vittime dell’erotizzazione precoce e nessuno ha una vita normale. Sono vite devastate, ma non si può affidare alla scuola queste cose: la prima responsabilità è dei genitori».

di Benedetta Frigerio (08-06-2017)

Da vent’anni si batte contro la pedofilia incontrando anche le piccole e “crescenti vittime” dell’ipersessualizzazione della società. Don Fortunato Di Noto, dell’associazione Meter, descrive i pericoli dell’educazione sessuale nelle scuole in seguito alla polemica scoppiata dopo la denuncia di alcuni genitori della scuola elementare di Modena, Sant’Agnese, che ha proposto a bambini di 10 anni immagini al limite del pornografico e didascalie dal linguaggio forte e violento.

Don Di Noto come giudica le immagini e le frasi con cui sono stati descritti gli atti erotici dei loro genitori a bambini delle elementari?

Prima di rispondere voglio porre una domanda: perché la scuola si arroga il diritto di educare i bambini alla sessualità? Perché accettiamo che sia la scuola ad educare in un ambito così delicato che dovrebbe essere responsabilità delle famiglie tutelare? Ora rispondo alla domanda: mi scandalizza come viene descritta e detta la sessualità. Le parole e le immagini hanno un peso e quelle in questione ne hanno molto. Più che educazione alla sessualità, questa è sessualizzazione precoce.

Ci spieghi la differenza.

Il bambino ha il diritto di crescere secondo i tempi dettati dallo sviluppo naturale del suo copro legato a quello psichico, senza forzature esterne che lo portino a pensare e ad agire in un modo contrario a questo sviluppo. Altrimenti nel nome di un diritto del bambino da rispettare, gli si fa violenza.

Violenza? Addirittura? Ci sono educatori e persino genitori convinti che sia lecito dare queste informazioni “scientifiche” ai bambini dato che ormai vedono già di tutto attraverso la tv e internet (che poi è come dire: siccome sono già plagiati, assecondiamo il plagio spiegandogli di che si tratta)…

I genitori si assumano le loro responsabilità, ma non obblighino anche i figli degli altri a subire queste “lezioni”. E poi mi dicano che cosa c’è di scientifico in quei testi e in quelle immagini? Sarebbe interessante vedere da dove le hanno prese e chi sono gli autori di questi libri o schede didattiche. La realtà dice solo una cosa, che se non si rispettano i tempi della sessualizzazione che avviene naturalmente, i bambini crescono con una visione distorta della sessualità, di sé e degli altri.

Forse il punto è proprio questo. La visione che abbiamo della sessualità, il suo fine.

Esatto: se il fine della sessualità smette di essere la procreazione fra adulti sposati e viene concepita come un diritto o un divertimento o un gesto meccanico, il tutto senza conseguenze, non possiamo più mettere limiti. Come di fatto si sostiene oggi: se lo scopo è il piacere, perché non compiere atti erotici fra due adulti dello stesso sesso? Rispondano: allora perché non fra un bambino e un adulto?

Le direbbero che è diverso perché il bambino non è consenziente.

Appunto, basta farlo diventare tale. Sa che cosa dicono testualmente nei loro scritti e convegni le lobby pedofile? Che la pedofilia è l’ultimo tabù da abbattere attraverso la sessualizzazione precoce dei bambini. Tornando poi ai dati, voglio ricordare che ormai molti bambini hanno rapporti già ad 11 anni a causa della sessualizzazione. E concepiscono se stessi e gli altri come oggetti. Ho incontrato tanti bambini vittime dell’erotizzazione precoce e nessuno, sottolineo nessuno di loro, ha una vita normale. Sono vite devastate.

I pedofili hanno davvero il coraggio di ammettere apertamente lo scopo della sessualizzazione precoce?

Le dico che cosa cosa mi hanno chiesto alcuni pedofili: perché mi perseguiti? Io voglio bene al bambino, in fondo proviamo piacere. E quindi: “Perché no?”. Questa è la conseguenza del sesso senza regole e senza scopi. Dovrebbero pensarci bene gli adulti che sostengono che nel parlare ai bambini dei rapporti sessuali e della masturbazione non c’è nulla di male.

Eppure si parla tanto dei diritti dei bambini alla sessualità fin dall’asilo, basti pensare alle linee guida dell’Oms per l’educazione sessuale nelle scuole dell’infanzia.

Beh certamente, si parla di diritti e libertà facendo il gioco di chi ne vuole fare l’oggetto del proprio godimento. Perché è evidente che un bambino a 3 anni non è in grado di intendere e di volere a questo livello. Ripeto: forzare la natura devasta e parlare loro dell’erotismo, deviando dallo scopo per cui la sessualità è stata creata, genera solo vite malate e molto più vulnerabili.

Perché ledere l’innocenza con certe immagini e frasi ferisce così profondamente il bambino?

Perché quello è il punto in cui si può esercitare il potere maggiore. La sessualità ha una potenza enorme, che se non viene incanalata verso il suo fine è devastante. Attraverso di essa si può esercitare sulla persona un potere enorme: usare l’educazione sessuale per dominare un bambino è facilissimo ed è la massima violenza.

Qual è l’ideale?

Lasciar crescere i piccoli senza i condizionamenti descritti, lasciando che la loro fisicità si evolva naturalmente e, quando è maturata, che comprendano dai genitori lo scopo e l’ordine della sessualità che sono loro i primi a dover vivere. Con il bombardamento mediatico attuale sembra impossibile, soprattutto se si lasciano i cellulari e la tv e internet incontrollati. Ma bisogna provarci, battersi e non delegare l’educazione dei figli.

(fonte: lanuovabq.it)

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Un pensiero riguardo ““Papà, il sesso lo fai così?”, lezioni choc a scuola. L’allarme di don Di Noto: «L’iper-sessualizzazione piace ai pedofili»

  1. Immagino che i genitori modenesi che avevano chiesto alla scuola di trattare coi loro figli l’argomento sessualità (ritenendosi impreparati a farlo) ritenessero di poter far conto sulla maturità pedagogica e morale degli insegnanti.
    Il problema attuale però è che siamo alla frutta con chicchessia, e non si può dare ‘patenti automatiche’ di competenza morale a qualcuno senza prima entrare ‘nel merito’.
    La scuola italiana, poi, è diventata un luogo potenzialmente e nei fatti AMORALE dopo l’approvazione governativa della c.d. ‘”BUONA SCUOLA” (??!!??) – espressione che suona come una totale presa per i fondelli –
    Se poi si aggiungono le direttive dell’OMS sull’educazione sessuale dei minorenni (LEGGERE PER INORRIDIRE!) abbiamo fatto TOMBOLA su tutta la linea.

    Urge aiutare i genitori a salvarsi e primariamente a salvare i loro figli da queste trappole diaboliche.
    Inoltre dare loro delle linee guida UMANE e realmente PEDAGOGICHE per educare i figli alla sessualità UMANA e non animal-consumistica.

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