Charlie “ostaggio”: negli Usa solo se lo decide il giudice

I genitori di Charlie non potranno trasferire all’estero il loro bambino senza l’autorizzazione del tribunale. Il giudice Nicholas Francis ha ribadito che solo un suo ordine potrà consentire il trasferimento del piccolo di undici mesi, che la sua famiglia vorrebbe portare negli Stati Uniti per il trattamento sperimentale.

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Visita specialistica, una speranza per Charlie

Charlie Gard è stato visitato dal dottor Hirano dell’ospedale della Columbia University di New York e da un altro specialista del Bambin Gesù. Secondo Hirano, un trattamento sperimentale darebbe qualche chance in più. Intanto la decisione sulla vita del bambino continua ad essere appesa alla prossima sentenza.

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Davanti a Charlie non c’è via di mezzo: due video dicono che bisogna scegliere da che parte stare

In questi giorni la BBC ha pubblicato i filmati di due bambini disabili i cui genitori hanno posizioni diametralmente opposte. Una realista, positiva, per la vita e quindi umana, oltre che realmente cristiana. L’altra nichilista, perciò irragionevole e disperata, che accetta la vita solo a determinate condizioni. E’ così che la vicenda di Charlie sta svelando i pensieri di molti cuori, chiamando in causa ciascuno di noi. E costringendoci a uscire da “zone grigie” ma illusorie, che servono solo a farci sentire tranquilli.

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Il caso di Charlie ci ricorda a quali aberrazioni porta una legge sul testamento biologico

Si sostiene che la battaglia legale sulla vita di Charlie Gard sia normale per via della delicatezza del caso. Ma i profili degli avvocati e dei giudici dimostrano l’ideologia in campo grazie alla legge inglese sulle Dat in vigore dal 2005. Tutto ciò confonde la realtà di un bimbo che continua a vivere, come tutti noi, perché respira (anche se attraverso le macchine), per cui privarlo dei sostegni vitali sarebbe eutanasia. Ma una volta che la lagge naturale viene rimpiazzata da una norma positiva relativista, la verità si oscura generando confusione e contenziosi complicati.

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Charlie, l’ipocrita e “crudele ordalia” del giudice: “Cambio idea solo con prove nuove e sensazionali”

Il giudice londinese ha comunicato che prenderà la sua decisione finale su Charlie Gard giovedì o venerdì, ma il suo atteggiamento durante l’udienza di ieri pomeriggio non lascia presagire nulla di buono. Solo “qualcosa di nuovo o sensazionale” lo farà cambiare idea. Il giudice, l’ospedale e il tutore, sostenuti dai grandi media, continuano a remare verso lo stesso obiettivo: stabilire per sentenza il precedente che è legale negare una cura di base a un malato grave.

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Charlie è la nostra anima

Oggi pomeriggio si tiene a Londra la nuova udienza dell’Alta Corte sul caso di Charlie Gard, il piccolo di undici mesi affetto da una rara sindrome mitocondriale, per il quale i genitori stanno lottando per far riconoscere una verità elementare come il diritto di vivere e di ricevere delle cure. Il giudice dovrà pronunciarsi sul protocollo presentato dagli esperti internazionali. Ieri presentata ai manager dell’ospedale inglese una petizione con 375mila firme.

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Charlie, se anche l’Osservatore Romano preferisce la morte

Se il piccolo Charlie non è stato ancora soppresso, lo si deve alla straordinaria mobilitazione di popolo, in preghiere e appelli. L’Osservatore Romano invece se la prende con il chiasso mediatico e invoca il silenzio per fare sì che «il mistero della vita faccia il suo corso».

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La mobilitazione ferma l’esecuzione di Charlie. Sulla sperimentazione decideranno ancora i giudici

La notizia tanto attesa è arrivata e adesso si aprono nuovi scenari di speranza per il piccolo Charlie Gard. Il Great Ormond Street Hospital ha chiesto una nuova udienza all’Alta Corte, “alla luce delle affermazioni di nuove evidenze correlate a una potenziale terapia”. Decisivo l’intervento del Bambin Gesù che aveva inviato al Gosh il protocollo di cura predisposto da un gruppo di medici italiani, statunitensi e spagnoli. Lo spettro del distacco della ventilazione si allontana, ma sul piccolo decideranno ancora i giudici.

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Charlie, ostaggio di uno stato etico

La prima criticità della vicenda di Charlie è la negazione del diritto di scelta delle cure: gli viene rifiutato il trasferimento in altro luogo di cura, dove vengono utilizzate cure sperimentali, che se pur di dubbia efficacia, lasciano comunque sperare. Tale negazione determina la stretta conseguenza che il bambino sia in ostaggio di un ospedale britannico.

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Eutanasia, le nostre vite in mano agli stati, come nelle dittature comuniste e naziste

La picccola Marwa vivrà perché lo ha stabilito lo Stato francese, ma nel frattempo Charlie, un neonato inglese, attende una sentenza per non morire di fame e sete. Già l’anno scorso l’Alta Corte di Londra aveva permesso che un altro bimbo venisse ucciso privato di cibo ed acqua oltre che delle terapie. A dimostrare che legiferare sulla vita significa scegliere di consegnare i cittadini al potere statale, pronto a stabilire chi abbia il diritto di esistere e chi no.

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