Il Processo di Cristo e il processo della Chiesa

Ciò che patì lo Sposo Divino, il Cristo, così dovrà patire la sua Sposa Mistica, la Chiesa, in quanto consorti (= stessa sorte) e coniugi (= stesso giogo).

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La Quaresima sotto lo sguardo della Madonna di Fatima

Nella Quaresima di Pasqua dell’A.D. 2017 e dell’anno del centenario di Nostra Signora di Fatima, la Chiesa subisce ciò che subì Cristo durante i 40 giorni nel deserto: le tre tentazioni di Satana furono quelle di cercare di piegare il Figlio di Dio a porre termine al suo digiuno (penitenza); a piegarlo all’orgoglio e superbia di se stessi; a curvarsi alle voglie della terra, pegno del demonio, principe appunto di questo mondo.

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La Madonna non è un optional per la nostra salvezza

Oltre alle tesi pubblicate su L’Osservatore Romano, per cui la Madonna non dovrebbe prendere lo spazio che nemmeno Cristo le ha dato, si moltiplicano le idee che la rifiutano come modello. Ma per il vescovo di Ferrara, mons. Negri, «il moltiplicarsi di queste tesi parateologiche» sono il ritorno dell’eresia gnostica. «La Madonna è il metodo con cui Dio si presenta a noi e con cui noi possiamo andare a Lui».

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Perché Gesù dovrebbe risorgere in questi tempi?

Quale mondo, oggi, andrebbe redento passando per il Suo sanguinoso supplizio? E perché questo nostro Dio, Buono e Misericordioso, dovrebbe farsi carico degli efferati delitti di questa Umanità viziata e viziosa?

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“O felici cristiani sofferenti che reggete il mondo!”

Cristo si è veramente fatto carne in giusti e peccatori ma tutti sanno in Lui sempre quello che sono, perché senza Cristo il peccato diviene costume e la giustizia motivazione di oppressione. 

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Omelia del Cardinale Raymond Leo BURKE – Messa votiva Matrimonio della Vergine – 10 gennaio 2015, Roma – San Nicola in Carcere

Traduciamo da NLM [qui], e prontamente condividiamo il testo della stupenda Omelia, pronunciata dal Cardinale Raymond Leo BURKE a Roma, Sabato 19 gennaio 2015 – Basilica di San Nicola in Carcere, dove ha celebrato il Pontificale al faldistorio che abbiamo ricordato qui. Era la Messa votiva del matrimonio della Beata Vergine Maria con San Giuseppe. Occasione per una magistrale e edificante chiarificazione sulla santità fontale del vincolo matrimoniale sacramentale cristiano, anch’esso Redento dal nostro Signore e Salvatore. Di cui far tesoro noi ed i pastori tutti, soprattutto quelli coinvolti nell’Assise sinodale tuttora in corso.

MIC

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La sofferenza salva dall’ambiguità

Editoriale di “Radicati nella fede” del Settembre 2014

Le difficoltà non sono sempre un male, non sono certamente un male in sé. Questo è vero per la vita personale e lo è anche per la vita pubblica. È vero per la vita spirituale ed è vero, verissimo, anche per la vita della Chiesa.

Il male è uno solo: perdere Cristo e la sua grazia. Il male è la dannazione, non la sofferenza.

Siamo così immersi nella mentalità pagana di questo mondo da non accorgerci più che ragioniamo come esso. Troppe volte per noi il male è soffrire e, ed è peggio, valutiamo la bontà delle cose, la giustezza delle decisioni e delle opere intraprese, dal fatto che esse ci diano o no serenità e tranquillità. Se non ci fanno soffrire, le cose per noi sono buone.

Questo modo di pensare e di pesare le cose è quanto di più lontano dal cristianesimo ci sia. In esso passa il rifiuto pratico della Croce di Cristo.

Questo è vero per ogni cosa, anche per il ritorno alla Tradizione e alla Messa di sempre.

In questi anni, dopo la promulgazione del Motu Proprio Summorum Pontificum, con il quale sua santità Benedetto XVI dichiarava apertamente che la Messa tradizionale non fu mai abolita e dava facoltà ai sacerdoti di tornare a celebrarla; dopo la sua entrata in vigore nel settembre di sette anni fa’, molti si spaventarono così tanto delle resistenze messe in campo dalle curie diocesane contro il ritorno della Tradizione nella Chiesa, da gettare la spugna fin dall’inizio, in quella che doveva essere una “gloriosa battaglia”.

Molti sacerdoti, convinti in cuor loro che fosse necessario tornare alla Messa “Tridentina”, si spaventarono dei possibili provvedimenti punitivi nei loro confronti e non fecero più nulla; così i fedeli a loro affidati non ebbero nemmeno il tempo di rendersi conto della posta in gioco.

Osiamo dire che tutti questi provvedimenti punitivi, nei riguardi dei sacerdoti decisi a celebrare secondo l’antico rito, fatti di resistenze- minacce- piccole o grandi restrizioni-trasferimenti o confinamenti, che in sè sono ingiusti, sono stati anche un bene.

Sì, le sofferenze che ci hanno causato, le sofferenze causate ai sacerdoti e ai fedeli che domandavano di abbandonare la disastrosa riforma liturgica post-conciliare, sono stati in fondo un bene che Dio ha provvidenzialmente permesso, affinché la lotta per vivere e morire da cattolici, e non da cripto-protestanti, fosse purificata.

leggenda_croce_2Che cosa intendiamo dire? Semplicemente che le sofferenze vissute per Cristo, oltre a santificare chi le vive con Lui, preservano dal male più profondo per la Chiesa di questi tempi, che è l’ambiguità!

Come è avanzato il disastro nel Cattolicesimo moderno? Esattamente con il metodo dell’ambiguità: apparentemente nella Chiesa si salvava qualche aspetto tradizionale, ma lo si svuotava di contenuto vero e lo si reinterpretava secondo una mentalità non più pienamente cattolica. Nel post-concilio è avvenuto così, traducendo prima la messa in italiano, poi cambiandone i testi, poi ripensando il sacerdozio in modo più democratico, fino a giungere alle ipotesi moderne di modificazione della morale e della disciplina dei sacramenti (vedi ad es. la richiesta della comunione per i divorziati risposati in civile). L’ambiguità è il metodo del modernismo pratico nella Chiesa: fingere rispetto per la Tradizione, cambiando di fatto la fede e la morale in nome dell’adattamento ai tempi mutati e in nome di un approfondimento della fede stessa.

L’ultima arma del demonio sarebbe stata quella di permettere qualche messa tradizionale qua e là, dentro un contesto ecclesiale di fatto modernista e protestantizzato, così da “anestetizzare” la coscienza dei sacerdoti e fedeli tradizionali.

All’epoca dell’immediato post-concilio il demonio addormentò la coscienza di molti cattolici in nome dell’obbedienza: quanti vescovi, preti e fedeli, piangendo, sacrificarono la Verità sull’altare di una falsa obbedienza, aprendosi alle novità pericolose; oggi, in un epoca non più cristiana e sostanzialmente disobbediente, il demonio usa un’altra arma, quella dell’unità. Così nella Chiesa ti possono concedere un po’ di Tradizione, purché non diventi una scelta esclusiva, altrimenti – ti dicono – rompi l’unità. In nome dell’unità della Chiesa ti chiedono di accettare tutte le riforme e innovazioni che oggi vanno per la maggiore, e che stanno letteralmente bruciando il campo di Dio, dimenticando che l’unità si fa sulla fede.

Ecco perché le resistenze delle gerarchie, le sofferenze di duri provvedimenti, sono un dolore buono, perché ci salvano dall’inganno di una falsa obbedienza e di una falsa unità. In una parola ci salvano dall’ambiguità.

Tornare alla Messa della Tradizione, senza abbracciare tutto il Cattolicesimo della Tradizione, sarebbe una mortale follia. Follia sarebbe mischiare Messa tradizionale e apostolato “modernistico”. Ma da questa mortale follia ci salva proprio la sofferenza.

Sì, perchè la sofferenza delle piccole e grandi persecuzioni da parte dei fratelli nella fede, ci dice che la vita cattolica di oggi, così come è vissuta e propagandata, non ha proprio nulla a che fare con la Tradizione della Chiesa.

Certo, tornerà forse un po’ di latino in qualche canto; rispolvereranno abiti e stendardi per le processioni… ma vivranno tutto questo in modo troppo umano e non cristiano. Ci sarà la facciata di un folklore tradizionale, ma dentro ci potrà essere una “congregazione protestante”.

Allora, benedette le piccole e grandi sofferenze che dovremo vivere, le piccole o grandi emarginazioni di cui saremo oggetto, cari sacerdoti e fedeli; benedette se ci impediranno questo inganno mortale, facendoci cercare in tutta umiltà la grazia di Cristo nella Chiesa di sempre.

© RADICATI NELLA FEDE