La rivincita del Crocifisso

Per gentile concessione di Edizioni Studio Domenicano pubblichiamo una riflessione del compianto cardinale Giacomo Biffi (1928-2015) già Arcivescovo di Bologna. Sono due brani tratti da Biffi, La rivincita del Crocifisso, Edizioni Studio Domenicano, Bologna, (pp. 276 ss e 293 ss). Una riflessione sulla Pasqua e sulla Resurrezione sempre attuale. E’ il nostro modo di augurare buona Pasqua a voi lettori de La Nuova BQ.

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Il Processo di Cristo e il processo della Chiesa

Ciò che patì lo Sposo Divino, il Cristo, così dovrà patire la sua Sposa Mistica, la Chiesa, in quanto consorti (= stessa sorte) e coniugi (= stesso giogo).

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Armi contro il demonio

Nel trattato autobiografico Le sette armi spirituali, santa Caterina da Bologna (1413-1463), fondatrice e prima badessa del monastero delle Clarisse del Corpus Domini di Bologna, il cui corpo incorrotto, a tutti ancor oggi visibile, si conserva nella cappella del Santuario del monastero stesso, indicava sette armi nella lotta contro il male e contro il diavolo:  1. avere cura e sollecitudine nell’operare sempre il bene; 2. credere che da soli non potremo mai fare qualcosa di veramente buono; 3. confidare in Dio e, per amore suo, non temere mai la battaglia contro il male, nel mondo e in noi stessi; 4. meditare spesso le parole e i fatti della vita di Gesù, specialmente la sua passione e morte; 5. ricordarsi che dobbiamo morire; 6. avere fissa nella mente la memoria dei beni del Paradiso; 7. avere familiarità con la Sacra Scrittura, portandola sempre nel cuore perché orienti tutti i pensieri e le azioni.  Si legga il bel libro di don Marcello Stanzione, Caterina da Bologna, la mistica del Corpus Domini (Gruibaudi, 2014).

FONTE: iltimone.org

Non dobbiamo fuggire dalla Croce

Quanti di noi cattolici ci allontaniamo dalla Verità Crocifissa, fingendo persino che non esista? Quanti di noi cattolici avremo il coraggio di resistere a questa tentazione e poi sopportare la sofferenza che viene di sicuro se si è leali a Cristo? È possibile solo immaginare come sia stato stare davanti alla Croce, con la folla intorno che esultava e bestemmiava, con solo i pochi fedeli discepoli rimasti, guardare Cristo venir crocifisso, sanguinare e morire?

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Non sei solo brava moglie e madre, tu sei la sua sposa, la sua amante!

La roccia e la sabbia.

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“Il peccato è sempre egocentrico, mentre l’amore è altruismo e parentela”

Quando, col peccato, rifiutiamo l’immagine di Dio che è in noi, diventiamo peggio degli animali.

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Marthe che sta sulle porte dell’inferno a salvare le anime

Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione per le Cause dei Santi a promulgare i decreti sulle virtù eroiche di otto servi di Dio. Fra questi, la mistica Marthe Robin, nata nel 1902 e salita al Cielo nel 1981. La Robin dall’età di 26 anni si trovò praticamente paralizzata, impossibilitata anche a deglutire.

di Lorenzo Bertocchi

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L’unica Chiesa che illumina è quella che brucia. Lo dicono, con ragione, anche gli anticlericali.

di Antonio Royo Marin OP

È un fatto, pienamente comprovato nella vita di alcuni santi, che la violenza dell’amore verso Dio si manifesta alle volte all’esterno sotto forma di fuoco che riscalda e brucia persino materialmente la carne e le vesti vicine al cuore.

Queste manifestazioni tanto sorprendenti dell’amore si producono in gradi molto diversi. I principali sono tre:

2817_preview1) Semplice calore interno. Il primo grado consiste in uno straordinario calore del cuore che si dilata; questo calore si espande su tutto l’organismo. Un caso notevole di questo fuoco divoratore è quello della beata Giuliana di Cornillon, alla quale si deve il primo impulso alla istituzione della festa del Corpus Domini. Santa Brigida sentiva ardori tanto vivi nel suo cuore che non percepiva il freddo intensissimo di Svezia. È classico, infine, l’episodio della vita di san Venceslao, duca di Boemia. Di notte egli visitava le chiese a piedi scalzi di cui lasciava dietro di sé sulla neve l’impronta insanguinata. Al serio che lo accompagnava, per ripararsi dal freddo intensissimo che sentiva, raccomandava di mettere i suoi piedi nelle orme che egli lasciava. Così facendo infatti non sentiva più il freddo.

2) Ardori intensissimi. Il fuoco dell’amor divino può raggiungere tale intensità che alle volte è necessario ricorrere ai refrigeranti per poterlo sopportare. Di san Stanislao Kotska si racconta che era così intenso il fuoco che lo consumava, che nel cuore dell’inverno era necessario applicargli sul petto dei panni imbevuti di acqua gelata. San Francesco Saverio, non potendo sopportare alle volte nelle sue peregrinazioni apostoliche l’ardore che lo divorava, era costretto a scoprirsi il petto. San Pietro d’Alcantara per l’ardore della carità non poteva rimanere nella sua cella; si metteva allora a correre per la campagna al fine di smorzare un poco, con l’aria fresca, il fuoco che lo divorava. La carità che infiammava santa Caterina da Genova era tanto intensa, che non si poteva avvicinare la mano al suo cuore senza sperimentare un calore intollerabile.

3) L’ustione materiale. Quando il fuoco dell’amore giunge a produrre l’incandescenza e la bruciatura materiale, si realizza in tutta la sua pienezza il fenomeno che gli autori mistici denominano «incendio d’amore». Questo fenomeno si è verificato varie volte nelle vite dei santi. Il cuore di san Paolo della Croce, fondatore dei Passionisti, ardeva talmente nel fuoco dell’amor divino, che più d’una volta la sua tonaca di lana apparve completamente bruciata dalla parte del cuore. Anche due delle sue costole presentavano una curvatura notevole. L’ustione di indumenti e l’incurvamento di costole si comprovò anche in santa Gemma Galgani.

Il beato Nicola Factor, religioso francescano, incapace di sopportare il fuoco che ardeva nel suo cuore, si gettò in una vasca di acqua gelata in pieno inverno. Consta dal suo processo di beatificazione che l’acqua subito si riscaldò. La beata Lucia da Narni, terziaria domenicana, consumata da questo fuoco interiore, aveva la pelle annerita e come abbrustolita dalla parte del cuore. Gli ardori del fuoco interiore sollevavano tanto il suo lato sinistro, che le sue consorelle temevano di doverle rompere le costole.

Uno dei casi più sorprendenti è quello di san Filippo Neri. Le palpitazioni del suo cuore erano tanto forti quando compiva qualche funzione sacra o parlava delle cose dì Dio, che sembrava gli si rompesse il petto. Il suo corpo tremava così forte che si ripercuoteva sugli oggetti che si trovavano attorno a lui come il letto e la stessa abitazione, che pareva scossa da un piccolo terremoto. Nonostante la sua grande mortificazione, si vedeva costretto a bere ogni tanto un bicchiere d’acqua gelata per ristorare un poco la gola, riarsa a causa della traspirazione ardente. Alle volte doveva gettarsi a terra e scoprirsi totalmente il petto per smorzare un poco il fuoco interiore che lo consumava. Quando dopo la morte i medici gli fecero l’autopsia, trovarono che la quarta e la quinta costola del lato sinistro erano rotte e completamente staccate, In quello spazio il suo cuore, che era di una grandezza e di una forza muscolare straordinaria, poteva dilatarsi con maggior ampiezza. Questi fenomeni si erano verificati in lui quando aveva vent’anni. Visse così ancora circa sessant’anni poiché morì ottantenne.

Tratto da “Teologia della perfezione cristiana”