Il card. Muller: «Vogliono far tacere Benedetto XVI perché dice la verità»

Il cardinale Müller sugli “appunti” di Benedetto XVI sul tema degli abusi sessuali.

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I “santi impiccati”: quando la pena di morte è via di santità

Non c’è un solo passo nelle Scritture, né in san Paolo né nei Padri e nemmeno in san Tommaso d’Aquino che parli contro la pena di morte. San Giuseppe Cafasso diceva che quelli che accompagnava al capestro erano i suoi «santi impiccati». Se riusciva a confessarli e comunicarli, andavano subito in Paradiso, avendo espiato con la morte violenta le loro malefatte. L’esempio è illustre: Gesù in croce dice al Buon Ladrone (il quale riconosce come giusta la pena inflittagli) «oggi sarai con me in Paradiso». Sul tavolo della Congregazione per la Cause dei Santi ci sono due dossier riguardanti due condannati a morte negli anni Cinquanta: uno ghigliottinato, l’altro garrotato. Perché la pena di morte può essere via di santità.

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Veritatis Splendor, capire il bene, il male e la libertà

Compie 25 anni l’enciclica Veritatis Splendor di San Giovanni Paolo II. Un libro la riscopre per riaffermare la distinzione tra il bene e il male e ciò che è da considerare male intrinsecamente, a prescindere dalle situazioni concrete in cui l’atto viene compiuto. Intervista al teologo padre Kopiec.

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Il Papa non è un sovrano assoluto

C’è una diffusa ignoranza sul reale significato dell’autorità papale nella Chiesa. Le parole del papa sono a servizio dell’intera Tradizione della Chiesa e non il contrario. Come disse Benedetto XVI: «Il potere conferito da Cristo a Pietro e ai suoi successori è, in senso assoluto, un mandato per servire».

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Convegno Fare Chiarezza: Non si possono separare magistero e Rivelazione

Pubblichiamo di seguito la relazione di Claudio Pierantoni, docente di Filosofia medievale all’Universidad de Chile (Cile) su La necessaria coerenza del Magistero con la Tradizione: gli esempi nella storia. «Proprio il discernimento e l’accompagnamento contrastano direttamente con la supposizione che il soggetto rimanga, a tempo indefinito, inconsapevole della sua situazione». «L’errore di questo atteggiamento consiste non solo e non tanto nel negare uno o anche più punti specifici della dottrina cattolica, ma proprio nello screditare la sua natura stessa di “dottrina” e il suo necessario aggancio con la ragione. Infatti, se “la realtà è superiore all’idea”, a perdere rilevanza non è solo una dottrina, ma la dottrina stessa».

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San Francesco di Sales, la sua missione in terra protestante

Oggi, nel giorno della traslazione della sua salma ad Annecy, ricorre la memoria liturgica di san Francesco di Sales (1567-1622). Il suo impegno a difesa dell’ortodossia cattolica accompagnò tutta la sua vita da consacrato, che dedicò a far ritornare alla Chiesa il maggior numero possibile di fratelli convertiti al calvinismo.

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Müller avverte: senza la fede, cresce l’erba del diavolo

Attenzione «all’erba del diavolo», cioè alle eresie, come le definisce il cardinale Gerhard Müller, capo della Congregazione per la Dottrina della Fede. Un avvertimento che il cardianle ha lanciato in Ungheria, nel’incontro tra i Presidenti delle task force dei vescovi che vegliano sulla custodia del “deposito” della fede.

di Lorenzo Bertocchi

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Il fine soprannaturale della Chiesa

di San Josemaria Escrivà de Balaguer (Omelia del 28 maggio 1972)

tafuri_lucio1GOggigiorno sono molti quelli che non vogliono ascoltare la vera dottrina sulla santa Madre Chiesa. Alcuni cercano di «reinventare» l’istituzione, con la folle pretesa di voler introdurre nel Corpo Mistico di Cristo una democrazia sul tipo di quella della società civile o, per dir meglio, sul tipo di quella che si pretende di promuovere: tutti uguali in tutto. E non vogliono capire che, per istituzione divina, la Chiesa è costituita dal Papa, assieme ai vescovi, ai sacerdoti, ai diaconi e ai laici. Così l’ha voluta Cristo.

La Chiesa, per volontà divina, è un’istituzione gerarchica. Società gerarchicamente organizzata, la definisce il Concilio Vaticano II (Lumen gentium, 8), dove i ministri detengono un potere sacro (Lumen gentium, 18). E la gerarchia non soltanto è compatibile con la libertà, ma è al servizio della libertà dei figli di Dio (cfr Rm 8, 21).

La parola «democrazia» è priva di senso nella Chiesa, la quale — insisto — è gerarchica per volontà divina. «Gerarchia» peraltro significa governo santo e ordine sacro, e in nessun modo arbitrio umano o dispotismo infraumano. Nella Chiesa il Signore ha voluto un ordine gerarchico, che non deve degenerare in tirannia: perché l’autorità stessa è un servizio, come lo è l’obbedienza.

Nella Chiesa c’è uguaglianza: i battezzati sono tutti uguali, perché tutti figli dello stesso Dio, nostro Padre. In quanto cristiani non c’è differenza alcuna fra il Papa e l’ultimo a essersi incorporato alla Chiesa. Però questa radicale uguaglianza non significa possibilità di cambiare la costituzione della Chiesa, in ciò che Cristo ha stabilito. Per esplicita volontà divina c’è diversità di funzioni, che comporta anche una differente idoneità, e un «carattere» indelebile conferito dal Sacramento dell’Ordine ai ministri consacrati. Al vertice di questo ordinamento c’è il successore di Pietro e, con lui e sotto di lui, tutti i vescovi, con la loro triplice missione di santificare, di governare e di insegnare.

Le verità di fede e di morale — permettetemi l’insistenza — non si stabiliscono a maggioranza di voti: esse formano il deposito — depositum fidei — dato da Cristo a tutti i fedeli e affidato, per quanto riguarda l’esposizione e l’insegnamento autorevole, al Magistero della Chiesa.

Sarebbe un errore pensare che, dal momento che gli uomini hanno acquisito maggior consapevolezza dei legami di solidarietà che li uniscono, si debba modificare la costituzione della Chiesa, per farla procedere con i tempi. I tempi non sono degli uomini, neppure degli uomini di Chiesa; i tempi sono di Dio, che è il Signore della storia. E la Chiesa può dare la salvezza alle anime soltanto se rimane fedele a Cristo nella sua costituzione, nei suoi dogmi, nella sua morale.

Respingiamo, pertanto, il pensiero che la Chiesa — dimenticando il discorso della montagna — cerchi sulla terra la felicità umana; sappiamo, infatti, che il suo unico compito consiste nel portare le anime alla gloria eterna del paradiso; respingiamo qualunque soluzione naturalistica, che non valuti il compito primario della grazia divina; rifiutiamo le opinioni materialiste, che cercano di togliere importanza, nella vita degli uomini, ai valori spirituali; rifiutiamo allo stesso modo le teorie secolarizzanti, che pretendono di identificare i fini della Chiesa di Dio con quelli degli Stati terreni: confondendo l’essenza, le istituzioni, le attività della Chiesa, con le similari caratteristiche della società temporale.

Ricordate le considerazioni di san Paolo che abbiamo letto nell’Epistola: “O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi disegni e inaccessibili le sue vie! Chi mai ha potuto conoscere la mente del Signore? O chi mai gli fu consigliere? O chi gli ha dato per primo, sì da esigerne il contraccambio? Poiché da Lui, con Lui e per Lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen (Rm 11, 33-36)”.

Davanti alle parole di Dio, come sono meschini i disegni umani che cercano di alterare ciò che Egli ha stabilito!

Ma non vi posso nascondere che, oggi, da ogni parte, si manifesta una strana abilità dell’uomo: non potendo nulla contro Dio, si accanisce contro gli altri, diventando un tremendo strumento del male, occasione e spinta al peccato, seminatore della confusione che porta a commettere azioni intrinsecamente cattive, facendole passare per buone.

L’ignoranza c’è sempre stata, ma in questi momenti l’ignoranza più grossolana, in materia di fede e di morale, si nasconde a volte dietro nomi altisonanti, apparentemente teologici. Per questo il mandato di Cristo ai suoi Apostoli — lo abbiamo appena letto nel Vangelo — riveste una pressante attualità: Andate e insegnate a tutte le genti (Mt 28, 19). Non possiamo disinteressarcene, non possiamo incrociare le braccia e chiuderci in noi stessi. Ci attende, nel nome di Dio, una grande battaglia di pace, di serenità, di dottrina.

“La Chiesa nostra Madre”, Ares, Milano, 1993