DAT, un male minore? No, resta omicidio in camice bianco

Mentre i senatori a vita pubblicano un appello pro Dat, Palazzo Madama approva un parere non ostativo in cui si parla di “dichiarazioni”, meno vincolanti delle “disposizioni”; di verifica delle volontà del paziente e di una doppia interpretazione di nutrizione e idratazione: in tutti e tre i casi è il vecchio vizietto del politico cattolico: cercare il male minore. La realtà è che il disegno di legge resta un omicidio in camice bianco.

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Né il paziente né i genitori, sulla morte decida lo Stato: Elisa e la nuova frontiera dell’eutanasia

Ormai il best interest, l’equazione vita di bassa qualità uguale morte è praticamente ben digerita da molti. Il principio secondo il quale la fossa è il miglior posto dove mettere i disabili è pressoché acquisito. La discussione si sposta sulla scelta del soggetto che deve decidere della morte dell’incapace. I candidati sono tre: il paziente impersonato dalle Dat, i parenti e l’apparato burocratico dello Stato. La storia di Elisa e la nuova “battaglia” dell’associazione Luca Coscioni.

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Charlie “ostaggio”: negli Usa solo se lo decide il giudice

I genitori di Charlie non potranno trasferire all’estero il loro bambino senza l’autorizzazione del tribunale. Il giudice Nicholas Francis ha ribadito che solo un suo ordine potrà consentire il trasferimento del piccolo di undici mesi, che la sua famiglia vorrebbe portare negli Stati Uniti per il trattamento sperimentale.

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Davanti a Charlie non c’è via di mezzo: due video dicono che bisogna scegliere da che parte stare

In questi giorni la BBC ha pubblicato i filmati di due bambini disabili i cui genitori hanno posizioni diametralmente opposte. Una realista, positiva, per la vita e quindi umana, oltre che realmente cristiana. L’altra nichilista, perciò irragionevole e disperata, che accetta la vita solo a determinate condizioni. E’ così che la vicenda di Charlie sta svelando i pensieri di molti cuori, chiamando in causa ciascuno di noi. E costringendoci a uscire da “zone grigie” ma illusorie, che servono solo a farci sentire tranquilli.

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Il caso di Charlie ci ricorda a quali aberrazioni porta una legge sul testamento biologico

Si sostiene che la battaglia legale sulla vita di Charlie Gard sia normale per via della delicatezza del caso. Ma i profili degli avvocati e dei giudici dimostrano l’ideologia in campo grazie alla legge inglese sulle Dat in vigore dal 2005. Tutto ciò confonde la realtà di un bimbo che continua a vivere, come tutti noi, perché respira (anche se attraverso le macchine), per cui privarlo dei sostegni vitali sarebbe eutanasia. Ma una volta che la lagge naturale viene rimpiazzata da una norma positiva relativista, la verità si oscura generando confusione e contenziosi complicati.

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Charlie, ostaggio di uno stato etico

La prima criticità della vicenda di Charlie è la negazione del diritto di scelta delle cure: gli viene rifiutato il trasferimento in altro luogo di cura, dove vengono utilizzate cure sperimentali, che se pur di dubbia efficacia, lasciano comunque sperare. Tale negazione determina la stretta conseguenza che il bambino sia in ostaggio di un ospedale britannico.

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Il vero volto dell’eutanasia che nessuno racconta

Le conseguenze di quelle legislazioni dove il diritto alla vita è stato sostituito dalla logica utilitaristica dell’accelerazione del processo di morte tramite il rifiuto di ogni trattamento.

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Cappato-Dj Fabo: cosa succede ad abbandonare i princìpi non negoziabili

La richiesta di archiviazione per Cappato riguardo al suicidio assistito di Dj Fabo dimostra la miopia di chi, anche fra i cattolici, snobba la battaglia per il diritto alla vita e per i princìpi non negoziabili in genere. Non si tratta di difendere valori cattolici, ma le fondamenta di una società che vuole avere un futuro. E dimostra in modo inequivocabile che l’obiettivo della legge sulle Dat è l’eutanasia.

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«Non ho mai conosciuto un malato autodeterminato a sospendere le cure», parola di medico

Intervista al dott. Alberto Zangrillo, vate della rianimazione, dopo l’approvazione delle DAT: «Tra l’esecuzione capitale in Arkansas e il suicidio assistito in Svizzera non c’è differenza».

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Eutanasia, le nostre vite in mano agli stati, come nelle dittature comuniste e naziste

La picccola Marwa vivrà perché lo ha stabilito lo Stato francese, ma nel frattempo Charlie, un neonato inglese, attende una sentenza per non morire di fame e sete. Già l’anno scorso l’Alta Corte di Londra aveva permesso che un altro bimbo venisse ucciso privato di cibo ed acqua oltre che delle terapie. A dimostrare che legiferare sulla vita significa scegliere di consegnare i cittadini al potere statale, pronto a stabilire chi abbia il diritto di esistere e chi no.

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