Catena alimentare, mangiare agnelli? È la verità della natura

«Il topo è ucciso dal gatto per conservare il bene dell’universo. Questo è infatti l’ordine (buono) dell’universo: che un animale viva (si nutra) dell’altro». Così scriveva san Tommaso d’Aquino spiegando che gli animali sono subordinati all’uomo e l’uomo a sua volta è subordinato a Dio.

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“Incauto idiota” e “cagna assassina”: insulti magistrali

Toga rossa la trionferà. Dopo la sentenza della Cassazione che ha elevato a rango nobiliare l’insulto (copyright Berlusconi) di partigianeria aggravato dalla tintura comunista, lo strapotere di magistrati e giudici non avrà più limiti. Una volta c’era Tangentopoli, oggi l’arroganza giudiziaria continua sotto altre forme.

di Luigi Santambrogio

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Chi c’è dietro donna Pascale? Silvio il rincoglionito o Luxuria il gaio?

L’Italia è un Paese di bigotti, i matrimoni gay si devono fare e i sindaci di Forza Italia devono costituire i registri per le unioni omosessuali. Parola di Francesca Pascale, fidanzata di Berlusconi e ideologa gender del centrodestra. La signora ha parlato così alla festa del Gay Village di Roma, inviata da Vladimir Luxuria.

di Luigi Santambrogio

url-13Se è vero il detto che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, che cosa ci sta dietro a una piccola donna che spara sciocchezze a raffica, si permette di schernire i cattolici e il Paese dove vive e campa senza nemmeno tanti sacrifici? Aveva ragione Sciascia quando divideva gli uomini in quelle cinque categorie: almeno una di queste potrebbe andare bene per definire il tipo femminile di cui stiamo parlando. La donna quaquaraquà, cioè quella assunta a opinion leader di teorie sgangherate e volgari, quella che al massimo potrebbe rimediare un ruolo da velina o della ragazza coccodè, se non avesse avuto la fortuna di incappare in un tycoon potente e straricco e, negli ultimi tempi, decisamente rincoglionito. Sì, indovinato, è proprio lei: Francesca Pascale, nuova lady Berlusconi, ex velina di Telecafone e oggi ideologa pulcinella del movimento Lgbt e dei matrimoni arcobaleno.

Già tessera d’onore (insieme a Vittorio Feltri, direttore pure lui in caduta libera), la Pascale ha officiato la serata di chiusura del Gay Village a Roma, invitata da Vladimir: non l’amico Putin – lui i gay li manderebbe a cercare funghi a Novosibirsk- ma di Luxuria, già parlamentare di Rifondazione, poi star transgender delle reti Rai. Ad accogliere al Village, lady Berlusca c’era tutto il gotha del movimento capitolino del movimento Lgbt, raggianti, scrive II Fatto Quotidiano, «come se al loro fianco ci fosse la reincarnazione di Harvey Milk e non la compagna di un uomo che negli ultimi vent’anni si è esibito in un interminabile e insopportabile repertorio di dichiarazioni omofobe e di battute da caserma sugli omosessuali». Ma la Pascale sui media fa l’effetto della carta moschicida, il gancio brillante e sicuro per finire sui giornali. Dunque, almeno per una sera, a lei le chiavi del Villaggio arcobaleno. Capelli raccolti e fasciata in un tailleur bianco, la fidanzata di Silvio ha gettato con grazia e leggerezza le sue preziose perle di pensiero gaio sullo stato dell’unione: dai matrimoni omosex al registro delle unioni civili, dall’Italia descritta come il paese dei bigotti a Renzi e il Nuovo centrodestra di Alfano. Immolando alla causa arcobaleno perfino l’ignaro Dudù: «Sono sicura, anche lui è gay, un cagnolino gay».

Insomma, un one woman show degno del Muccassassina, il night romano dove Luxuria cominciò la sua carriera. Quando smette i grembiulini della massaia di Arcore, Francesca impugna i frustini della drag queen e allora non ce n’è più per nessuno. Peccato che la Minetti si sia stufata di travestirsi da suora nella tavernetta di Arcore e sia tornata a lavorare: insieme sarebbero state la coppia ideale per certi spettacolini al Village. Dove la sciuretta, l’altra sera, ha avuto pure l’occasione di applaudire e commentare estasiata il bacio di due uomini, che festeggiavano le loro nozze di cristallo: «Che dire, invidio il fatto che stiate insieme da 16 anni e che vi sopportiate a vicenda». Già, che dire? L’imperdibile frase di certo non passerà alla storia. Come quell’altro profetico assaggio di filosofia quaquaraqà. «Sono favorevole ai matrimoni gay », ha detto, «perché se un giorno dovessi diventare lesbica vorrei vivere la mia scelta liberamente e credo che Silvio sia d’accordo con me». Già, e se un giorno la signorina volesse cambiare sesso, come la sua amica Luxuria, pure Silvio sarebbe d’accordo?

La storia non si fa con i “se” e con i “ma”, e madame Pascale ha le idee chiari su quale sarà il futuro dell’Italia: occorre liberarsi delle remore e delle leggi che ancora impediscono di sfasciare le famiglie fondate sulla distinzione retrograda di padre e madre, di maschio e femmina, bisogna che i sindaci istituiscano presto i registri delle unioni omosessuali, che il Parlamento spinta ancora più l’acceleratore sulla fecondazione artificiale, il mercato dei gameti, l’incrocio plurimo e carpiato degli embrioni e tutte le coppie possano consultare il catalogo in fotocolor dei bambini da farsi in laboratorio e ordinabili anche per posta. Per questo, dice la signora biancovestita «spero che i consiglieri di Forza Italia Roma cambino idea e votino anche loro il registro delle unioni civili»: Berlusconi lo farebbe, dunque anche loro si diano una regolata. Soprattutto è necessario cacciare subito la ministra Lorenzin che «sono contenta sia uscita da Forza Italia». Così, finalmente «l’Italia non sarà più un Paese di bigotti». Questo ha detto la sciagurata ex valletta arruffagay, auto candidatasi a rappresentare il lato B del centrodestra, mentre l’intero Gay Village romano si baciava e si abbracciava, salutandola come la nuova Conchita Wurst de’ noantri.

Allora, torniano all’inizio, e rilanciamo la domanda: chi sta dietro una donna così? Certo, quelle di lady Pascale possono essere considerate stupidaggini in libertà, sfoghi di una donna annoiata e in cerca di una boccata d’aria, esuberante fuori misura e incontenibile, anche per gli spazi oversize della villa di Arcore. Fare shopping stanca e anche la signora padrona ha bisogno di distrarsi un po’. Nessuno, dunque, pensi male se alla prima occasione allenti le cinture, butti il tacco dodici e si consegni entusiasta al rutto libero. Qualche pensiero cattivo, invece, merita il suo compagno di fatto, quel Silvio Berlusconi che al voto cattolico qualche parte deve delle sue fortune politiche e governative (dissipate tra olgettine e avvocati in tribunale). Dica una volta per tutte, se davvero condivide tutto quel gay pride sfoggiato dalla signora. A meno che, come Dudù, pure l’ex Cavaliere abbia deciso di galoppare per altre praterie. Se è così, almeno ci metta la faccia, confessi se ritiene una parte dei suoli elettori bigotti e oscurantisti, se i sindaci del centrodestra debbano fare come quelli di sinistra su matrimoni gay, fecondazione artificiale e diritti Lgbt. E se alle prossime elezioni, invece della Minetti ci troveremo in lista Vladimir Luxuria o Cecchi Paone. Vogliamo proprio vedere la faccia che farà Putin quando la first lady di casa Berlusconi gli confesserà di essere diventata felicemente lesbica.

© La Nuova Bussola Quotidiana (29 settembre 2014)