Il vero volto di san Francesco d’Assisi e sant’Ignazio di Loyola

Francesco e Ignazio, due spiritualità per una sola santità.

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Abbiamo dimenticato chi è il Signore della natura

L’ultima tragedia in Abruzzo, provocata dal combinarsi di terremoti e nevicate eccezionali, dovrebbe riportarci alla realtà del rapporto tra uomo e natura. E rivolgersi al Signore, che placa le tempeste e comanda ai venti. Per secoli il popolo cristiano lo ha fatto, ricevendo grazie. Ma l’uomo d’oggi, chiuso nella sua presunzione, lo ha dimenticato.

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La salvezza di Cristo e i salvatori del pianeta

Il carisma di Madre Teresa, il servizio ai più poveri dei poveri, non ha lo scopo di riaggiustare quanto nel mondo è andato storto, ma di rendere presente la Salvezza di Dio. Poco compresa, tanto che il mondo sembra dare credito a “salvatori del pianeta” come Obama e Xi Jinping che hanno ratificato gli Accordi di Parigi sul clima. Il trionfo della menzogna.

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Dio, l’uomo, i terremoti: appunti per non smarrirsi

Se c’è una cosa che il terremoto nell’Italia centrale ha messo chiaramente a nudo è lo stato confusionale in cui versa la nostra società, in cui si è perso il senso del rapporto fra Dio, l’uomo e la natura. Così che, anche in chiesa, mentre non si parla più di Gesù Cristo, si cercano risposte al “grido della terra”.

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Leoni e pinguini. Facciamo luce su quelle ombre

La proiezione sulla facciata della Basilica di San Pietro di pesci, scimmie e tigri ha infastidito molti. Il direttore Cascioli si è chiesto chi abbia avuto questa strabiliante idea, proprio nella festa dell’Immacolata Concezione. Senza nulla togliere all’importanza della domanda, vorrei spostare però l’attenzione su un altro aspetto.

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Qualcuno prepara i Patti lateranensi sulla morale

Leggendo autorevoli commenti preventivi all’enciclica in uscita il 18 giugno, si capisce che c’è chi proporrà il modello “kasperiano” di distinzione tra dottrina e prassi. La dottrina nell’Enciclica sarà magistrale, la prassi le permetterà di esser interpretata ed adattata in ogni parte del mondo e circostanza diversa.

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Così Ettore Gotti Tedeschi vive l’arrivo dell’enciclica del Papa sull’ambiente

L’ex presidente dell’Istituto Opere Religiose teme un “ambientalismo elevato a religione universale, che svilisce la fede e l’antropologia cristiana”.

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Quando i vescovi fanno gli ambientalisti

Nel messaggio della CEI per la Giornata di salvaguardia del Creato, che si celebra oggi, si ripete uno schema ormai classico dei documenti ecclesiali sul tema: una spruzzata di citazioni bibliche, tanto per dare l’idea che è un documento cristiano, poi si ripetono concetti e slogan dell’ideologia ecologista. Come se riconoscere il Creatore non cambiasse il criterio di giudizio sulla realtà.

di Riccardo Cascioli

Creato o ambiente? Questo è il problema!
Creato o ambiente? Questo è il problema!

Si dice “Creato” ma alla fine si pronuncia sempre “ambiente”. È nel campo dell’ecologia infatti che si dimostra in modo palese la sudditanza culturale dei cattolici rispetto alla mentalità del mondo, ovvero alle ideologie dominanti. Ne è un ulteriore esempio il messaggio della Conferenza episcopale italiana per la Giornata di salvaguardia del Creato che si celebra oggi, 1 settembre.

Quest’anno il tema è “Educare alla custodia del creato, per la salute dei nostri paesi e delle nostre città” (clicca qui per il testo del messaggio). Nel testo si sente l’eco del problema della cosiddetta “Terra dei fuochi”, la zona della Campania diventata nota per il rogo dei rifiuti tossici, così smaltiti dalle organizzazioni criminali, ma non è questo certamente il problema che qui vogliamo discutere.

Il fatto è che ormai da tempo ogni volta che si parla di problemi ambientali invariabilmente si parte facendo qualche riferimento biblico alla Creazione, tanto per dare una prospettiva cristiana, poi si entra nel merito dei problemi assumendo pari pari i criteri ideologici del momento. Come se il fatto che esista un Creatore non abbia da suggerire un criterio originale da cui partire per giudicare anche questo problema, e si limitasse invece a dare appena una spinta morale, che poi ineluttabilmente scade nel moralismo («Siccome siamo cristiani, allora dobbiamo preoccuparci dell’ambiente e fare…»).

La prima mistificazione è quella di usare come sinonimi “Creato” e “ambiente”, che invece sono due termini che hanno dietro due concezioni diametralmente opposte del rapporto fra l’uomo e il mondo che lo circonda (e Dio, ovviamente). Nella cultura oggi prevalente quando si parla di ambiente si parla di un sistema con un suo equilibrio naturale che rimarrebbe tale per sempre se, purtroppo, non intervenisse l’uomo a portare scompiglio con la sua condotta scriteriata. In questa impostazione prevale una concezione negativa dell’uomo, la cui presenza – sia quantitativa sia qualitativa – va tenuta a bada (meno nascite nei paesi poveri, meno consumi nei paesi ricchi). Non a caso si parla sempre di difesa dell’ambiente: se si deve difendere vuol dire che c’è un aggressore, e tale è infatti la concezione che si ha dell’uomo. Che oggi troviamo implicita anche nella gran parte dei documenti ecclesiali.

Eppure, completamente diversa è l’antropologia cristiana, che invece pone l’uomo al vertice del Creato così che “tutto è per l’uomo, ma l’uomo è per Dio”. Il riconoscimento di un Creatore è decisivo, l’uomo con il suo lavoro collabora dunque alla Creazione e in questo senso va inteso il termine “custodia” o “salvaguardia” del Creato: non mantenere le cose così come sono, ma renderle migliori. È vero che molte volte gli uomini usano male la loro libertà e fanno il male, ma nella concezione di Creato si riconosce anzitutto la vocazione al bene che l’uomo ha.

Da questo equivoco discendono poi una serie di conseguenze nefaste. Anche nel documento della Cei troviamo ad esempio il mito della “sostenibilità”. Così saremmo chiamati a «garantire un ambiente sostenibile». Chi ha scritto il documento probabilmente ignora – anche se questo non l’assolve – l’origine di questo concetto, che nasce proprio per giustificare da un punto di vista “scientifico” la necessità di mettere l’uomo sotto controllo. Basterebbe leggere il Rapporto della Commissione Brundtland (“Our Common Future”, il nostro futuro comune) che nel 1987 ha definito ufficialmente questo concetto: è qui evidente che lo scopo, puramente ideologico, è giustificare politiche di controllo delle nascite e di riduzione dei consumi.

Ancora, si presenta ancora una volta lo schema per cui la crisi ecologica è frutto dello sviluppo. Ma la realtà dimostra invece proprio il contrario: è vero che anche nei paesi sviluppati ci sono problemi, legati soprattutto alla cultura del «profitto come unica legge», ma nell’insieme tutti gli indicatori ci dicono che laddove c’è sviluppo le condizioni ambientali sono nettamente migliori, e sempre in progresso, rispetto ai paesi sottosviluppati. Pensando alla nostra Italia basterebbe rileggersi l’ode di Giuseppe Parini “La salubrità dell’aria”, scritta nel 1759 – dunque prima della Rivoluzione industriale – per avere un’idea di come fosse inquinata allora Milano e di come oggi le cose siano nettamente migliori. Per sviluppo ovviamente non va inteso soltanto il miglioramento delle condizioni economiche, ma un insieme di fattori che includono tra l’altro l’educazione, la sanità, lo stato di diritto. Non a caso, anche in Italia, certi fenomeni clamorosi di criminalità ambientale – vedi Terra dei fuochi – avvengono più facilmente in zone più arretrate o dove più forte è la presenza della criminalità organizzata.

Da ultimo vale la pena notare come anche nel documento della Cei si ripetano luoghi comuni, come quello del ripetersi di eventi meteorologici estremi, e termini scientificamente inesistenti come “bombe d’acqua”, a dare l’idea appunto di vivere cambiamenti climatici senza precedenti, provocati dall’uomo. Non è così e lo abbiamo dimostrato molte volte: se c’è una responsabilità dell’uomo è nelle conseguenze che certi eventi hanno, perché ci si dimentica la storia del territorio in cui viviamo e abbiamo smesso di occuparci della sua “manutenzione”. Davanti all’esondazione di un fiume, molto più facile prendersela con i cambiamenti climatici (poi mettiamo i pannelli fotovoltaici pensando così di salvare il pianeta) che non riconoscere il fatto che non si tiene pulito il letto del fiume, che non si libera la rete fognaria, che non si rafforzano gli argini, che si costruisce troppo laddove non andrebbe fatto, e così via.

È una vecchia storia, ma trovare sempre gli stessi falsi argomenti anche nei documenti ecclesiali, fa una certa tristezza.

© LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA (1 settembre 2014)