Santa Chiara. Negli splendori della contemplazione

Maria di Betania, che stando ai piedi di Gesù ne ascoltava attenta la parola, è stata assunta, sin dall’antichità, a simbolo di contemplazione. A questa “parte migliore” è stata chiamata anche Santa Chiara. In quanto “pianticella” del Serafino d’Assisi, la sua vita contemplativa è dominata dall’Amore incarnato, ossia dal Verbo fatto carne.

di Veronica Silvestri (07-08-2016)

La contemplazione è un’a­pertura sconfinata all’opera dello Spirito di Dio nell’anima, per la Chiesa e per il mondo; è un impoverirsi di tutto, anche di se stessi, per aderire a Lui in pienezza. Così è stata vissuta da Santa Chiara l’esperienza contemplativa che irradiava su tutta la sua persona i raggi della divina Bellezza. Le damianite ne sono testimoni.

È ben noto che Santa Chiara era inesauribile nella preghiera: prostrata a terra, di giorno e di notte, non si saziava mai di adorare e contemplare il suo Dio. Dalla preghiera usciva trasformata. Le consorelle notavano che il suo volto sembrava più luminoso e più bello e che la sua bocca non sapeva che parlare di Dio. Tutto il Processo di canonizzazione testimonia in questo senso. «Quando veniva dall’orazione – narra Pacifica di Guelfuccio –, ammoniva e confortava le sore, parlando sempre parole di Dio, lo quale sempre era nella bocca sua, in tanto che le vanità non le voleva parlare né udire. E quando tornava dalla orazione, le sore se rallegravano come se fosse venuta dal cielo». «Nella orazione et contemplazione – narra un’altra testimone – era assidua e quando essa tornava dalla orazione, la faccia sua pareva più chiara e più bella che ’l sole. E le sue parole mandavano fora una dolcezza inenarrabile, in tanto che la sua vita pareva tutta celestiale».

La bellezza della contemplazione di Santa Chiara fu data di vedere anche sensibilmente ad alcune Suore. Una di esse, Suor Francesca di Capitàneo, testimonia che un giorno vide «nel grembo di essa Madonna Chiara, innanzi al petto suo» un Bambino bellissimo tanto che la sua bellezza non si poteva esprimere. Quel Bambino, afferma la testimone, era senza alcun dubbio il Figliolo di Dio. Vide anche sopra la testa di Santa Chiara due ali, splendide come il sole, le quali alcune volte si levavano in alto ed altre volte coprivano il capo della Santa.

Anche Suor Agnese di Opòrtulo testimoniò che, durante la predica di Frate Filippo da Atri, vide vicino alla Santa un Bambino bellissimo, di circa tre anni, che per tutto il tempo della predica si trastullò con la santa Vergine, e la sua vista comunicava una dolcezza ineffabile. Un’inesprimibile bellezza avvolgeva la Santa, tale che la teste parla di qualcosa d’immateriale, «quasi splendore di stelle». Dopo questo, vide intorno alla Santa un altro splendore, diverso dal primo, tutto rosso che sembrava «gittasse scintille di foco». Dubitando di che cosa fosse, alla teste fu risposto per via soprannaturale: «Spiritus Sanctus superveniet in te».

Altre Suore testimoniano come – sui passi di San Francesco – anche per Santa Chiara tutto il creato canta ad una sola voce la lode del Signore. Suor Angeluccia, ad esempio, ricorda che, quando la Santa inviava le sorelle esterne fuori del Monastero, «le ammoniva che, quando vedessero gli alberi belli, fioriti e fronzuti, laudassero Iddio; e similmente quando vedessero gli uomini e le altre creature, sempre di tutte e in tutte le cose laudassero Iddio». In questo, Santa Chiara si presenta in pienezza come alter Franciscus. Negli alberi belli e fioriti, come in tutte le creature, «vede quella fontale bontà che è tutto in tutte le cose» e «in tutti i riflessi creati persegue l’Amato». La vita claustrale, dunque, non solo non ha ristretto il cuore della Santa ma, al contrario, lo ha dilatato fino a fargli assumere una dimensione cosmica per poter lodare Dio per tutte e in tutte le cose. È la libertà francescana che si serve di ogni cosa per la lode di Dio.

Ma la bellezza della contemplazione è cantata da Chiara stessa nelle sue incantevoli Lettere che costituiscono l’inno più vibrante alla bellezza della vita contemplativa. «Guarda il tuo Sposo – scrive nella Seconda Lettera –, il più bello tra i figli dell’uomo […], guardalo e medita e contempla, desiderando di imitarlo». «Questo – nota G. Mancini – è Chiara: un arcobaleno di preghiera, una parola d’amore sempre viva davanti all’Altissimo, un grazie gioioso e infantile che sboccia tra le più piccole, essenziali cose della vita ed echeggia immenso nel cielo del Padre, ed ha un nome: contemplazione».

(Fonte: Il Settimanale di Padre Pio)


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