“I demoni mi hanno detto: il Trionfo di Maria verrà!”

Durante un esorcismo presieduto da padre Francesco Bamonte i demoni hanno rivelato che il Cuore Immacolato di Maria trionferà «per quei pochi» rimasti fedeli alla Verità evangelica.

di Fra’ Pietro Pio M. Pedalino (25-07-2021)

Il Regno di Maria: è promessa della Vergine Santissima inaugurata a Fatima e ribadita di continuo in recenti apparizioni; è speranza appoggiata su salde ragioni di fede teologale; è profezia annunciata da numerosi testimoni della fede tra cui santi, beati, venerabili, servi di Dio; è pure spavento e disperazione per l’Inferno intero: i demoni, infatti, sanno e credono (più di noi!) che la loro sconfitta avverrà per mezzo di Maria.

In proposito, durante un esorcismo presieduto da padre Francesco Bamonte, Presidente dell’Associazione Internazionale degli Esorcisti (AIE), i demoni hanno rivelato che il Cuore Immacolato di Maria trionferà «per quei pochi» (1).

La confessione diabolica altro non è che la conferma della promessa di Maria. Ma, in questa inattesa rivelazione degli spiriti apostati riferita dal padre Bamonte, c’è un inciso su cui vale la pena fermare l’attenzione: «Per quei pochi»…

Cosa significa? Allora la promessa del trionfo finale del Cuore Immacolato di Maria non è davvero incondizionata? Potrebbe non avvenire se, per caso, “quei pochi” non rimanessero fedeli fino alla fine? E, dunque, il trionfo del Cuore Immacolato potrebbe anche non avvenire?

Sta proprio qui il fatto straordinario, chiarito nientemeno che dai demoni i quali, per loro umiliazione e disperazione, hanno fornito un’indicazione di capitale importanza: in pratica la profezia garantisce che, nonostante l’attacco di Satana alla Chiesa, egli non potrà nulla contro quel piccolo resto fedele che, malgrado tutto, resterà in piedi; e sarà proprio in vista della fedeltà di quel resto che Dio compirà al momento stabilito la sua promessa di restaurazione dopo il tempo di prova.

Mentre questa promessa dona a tutti tanta speranza nella finale vittoria di Dio (finale non in senso assoluto ma relativo, alla fine di questo particolare tempo storico, non alla fine del mondo), ci mobilita e ci invita con decisione ad entrare nella legione di combattimento di Maria, quella dalla cui resistenza ad oltranza con le armi della fede e della grazia dovrà, per divino decreto, dipendere il trionfo del suo Cuore Immacolato! (2)

Trarre da tutto questo le logiche conseguenze non è di poca importanza. Se, come rivelato dai demoni, essi non possono nulla contro questa promessa, ne segue logicamente che non possono nulla contro quel resto fedele che non cederà alle pressioni, alle seduzioni, alle tentazioni, sebbene a raffica e micidiali.

Con uno sguardo retrospettivo alla storia, si potrà notare che numerose volte il numero dei retti fu ridotto a un resto, un residuo che, sostenuto dalla grazia divina, poté tenere alta la bandiera della verità e dell’ortodossia, combattendo per la difesa dei diritti di Dio. Le pagine della Sacra Scrittura registrano molte occasioni in cui Dio fece risorgere l’ordine del bene a partire da un pugno di buoni.

Dopo la caduta di Adamo e la sua successiva espulsione dal paradiso terrestre, si sono stratificati tali e tanti peccati sulla terra che si rese necessaria una punizione esemplare per annientare il male e punire il peccato: il diluvio universale. Dio, però, conservò un resto: Noè e la sua famiglia. Concludendo con lui un’alleanza, la terra fu ripopolata.

La prevaricazione degli uomini nella costruzione della Torre di Babele è assimilabile ad una sorta di secondo peccato originale. Ne derivò un nuovo castigo divino: la dispersione dei popoli e la confusione delle lingue. Eppure la mano di Jahvè, ancora una volta, fu su un giusto, Abramo, affinché divenisse il padre del suo futuro popolo. Stipulando con lui una nuova alleanza, aveva inizio l’era patriarcale con figure di grande spessore, padri della stirpe santa d’Israele.

E poi, con l’avanzare dei decenni, ecco giungere l’inaudita promessa: da questo popolo nascerà il Messia, da una Vergine che concepirà e darà alla luce il Figlio di Dio (cf. Is 7,14). Ciononostante, il popolo eletto e amato dall’Altissimo violò ripetutamente, con inaudita sfrontatezza e ingratitudine, l’alleanza, si ribellò contro il suo Creatore affondando in una decadenza continua, fino a quando, con un’alternanza di castighi e rinascite storiche all’insegna di grandi personaggi zelatori dell’onore e della Legge di Dio, giunse «la pienezza dei tempi» (Gal 4,4), l’avvento del Messia nel mondo.

È sufficiente leggere l’incipit del quarto Vangelo per conoscere il tragico esito di questo ennesimo e più perfetto tentativo di Dio di salvare l’uomo dal male: «Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto» (Gv 1,9-11). Sì, il Messia fu consegnato nelle mani dei peccatori dai capi del popolo prediletto affinché fosse ucciso, con una «morte di croce» (Fil 2,8)!

Ancora una volta il piano divino pareva frustrato, impedito drasticamente nella sua realizzazione; l’Onnipotente dovette dare sfogo alla sua giustizia disperdendo il popolo ebraico. Ma ancora una volta si sarebbe servito di un resto fedele dell’Israele amato per fondare la sua Chiesa, spargere il buon odore del Vangelo su tutta la terra e diffondere il Regno del Re Risorto.

Tuttavia, con la decadenza cominciata con la fine del Medioevo, l’ordine del bene e la sua influenza nel mondo è andato progressivamente indebolendosi, nonostante alcuni tentativi di risollevamento suscitati dalla divina Provvidenza. Giungiamo così ai nostri traumatici giorni, in cui assistiamo attoniti ad un’apparente sconfitta del bene.

Il processo rivoluzionario costituisce una trama di offese a Dio che, concatenandosi nel corso dei secoli, formano un unico peccato collettivo, un’apostasia dei popoli e delle nazioni. Il “peccato di Rivoluzione” che, nel corso dei secoli, ha arrestato lo sviluppo della civiltà cristiana e ci ha condotto alle rovine spirituali e morali dei nostri giorni, non può non suscitare una reazione che, sostenuta dalla grazia divina, porterà alla realizzazione storica del grande piano della divina Provvidenza. Questo piano è il Regno sociale di Gesù e di Maria.

Ebbene sì: se Dio ha operato cose straordinarie nel passato perché il male non prevalesse sul bene, è certo che ne compirà ancora e di più strabilianti nei tempi futuri. E dando un’interpretazione di carattere soprannaturale a queste vicende storiche più antiche e più recenti, ci pare giusto affermare che, dopo essere stato mortificato, il bene risorgerà con nuovo vigore.

Gesù Cristo, spiega Pio XI nell’enciclica Quas primas, è Re per grazia e per conquista e, se il suo Regno non è di questo mondo perché non trae da esso la sua legittimità, anche a questo mondo però, quello in cui viviamo, si estende. Egli non solo ha diritto a regnare sulle istituzioni, le leggi, i costumi della società umana, ma vuole anche esercitare, di fatto, questo diritto. Sono molte le ragioni per cui Egli vuole esercitarlo, la principale è questa: Egli vuole che con Lui regni la sua divina Madre Maria che fu nascosta al mondo nell’ora dell’Incarnazione ma che ora deve essere conosciuta, acclamata e proclamata Regina dal mondo intero. Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria è innanzitutto la volontà di Gesù – a cui Maria si uniforma – e che Ella stessa a Fatima ha annunciato e promesso, chiamandoci a realizzarlo. Per questo il Regno sociale di Cristo sarà anche il Regno sociale di Maria.

Fu Maria Santissima che, alle nozze di Cana, ottenne dal suo Figlio e Signore il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino. In quell’occasione, lo ricordiamo, il maestro di tavola era sorpreso di come lo sposo avesse riservato il vino migliore alla fine (cf. Gv 2,9-10). E noi, non potremmo a buon diritto esclamare, pieni di incanto e gratitudine: “Tu, Signore, hai lasciato le tue migliori grazie, i tuoi migliori favori per questi ultimi tempi, per mezzo della potente mediazione della tua e nostra Madre?”.

Le Nozze di Cana, primo dei segni fatti da Gesù su richiesta di sua Madre, sono una luminosa prefigurazione del Regno di Maria. In esso sorgerà, come “vino nuovo”, una società di gran lunga più meravigliosa di quanto possiamo immaginare. Per utilizzare una metafora del prof. Plinio Corrêa de Oliveira, sarà come «un giglio nato nel fango, durante la notte e sotto la tempesta», grazie a Colei che, decisa protagonista in mezzo ai figli del regno, sta preparando i tempi nuovi: «La Madre del Signore, in questa lotta contro il male, ci prospetta il preludio e contribuisce all’avvento di un’epoca nuova […], accelerando l’inaugurazione dell’era messianica, come fece a Cana (cf. Gv 2,1-11). In questa era nuova della nostra storia, in questo importante momento di passaggio, Maria si manifesta come nuova Eva, come una forza speciale, portatrice del principio cristologico della salvezza e del riscatto in un mondo ambiguo, sovrastato da immani pericoli e grandi minacce. La sua presenza è un grande segno di speranza, come lo è nell’Avvento che annuncia la gioia del Natale» (3).

NOTE

1) Padre F. Bamonte, La Vergine Maria e il diavolo negli esorcismi, San Paolo, Cinisello Balsamo 2010, p. 173.

2) «Dovunque nel mondo, la Vergine Maria sta tessendo un’immensa rete nei suoi figli e figlie spirituali per lanciare una forte offensiva contro le forze del Maligno nel mondo intero, per chiuderlo e preparare così la vittoria finale del suo divin Figlio, Gesù Cristo […]. La Vergine Maria oggi ci invita ancora una volta a fare parte della sua legione di combattimento contro le forze del male […]. Una cosa è tuttavia certa: la vittoria finale appartiene a Dio e ciò si verificherà grazie a Maria, la Donna della Genesi e dell’Apocalisse che combatterà alla testa dell’esercito dei suoi figli e figlie contro le forze del nemico, di Satana, e schiaccerà la testa del serpente»: Card. Ivan Dias, Omelia di apertura dell’anno giubilare in occasione del 150° anniversario delle apparizioni a Lourdes.

3) A. Grasso, Perché appare la Madonna. Per capire le apparizioni mariane, Editrice Ancilla, Conegliano 2012, pp. 118-119

(Fonte: Il Settimanale di Padre Pio)

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