Di Tolve: “Omofobia, un bavaglio su noi ex gay. Fermate la legge Zan”

«Se passasse questa legge mi toccherà tornare all’Arcigay per essere rieducato!». Luca di Tolve contro la Proposta di legge Zan che legalizza l’omofobia nel bel mezzo dell’emergenza da Coronavirus: «Nelle politiche Lgbt rivedo la stessa mancanza di libertà di allora, lavorano nel buio, come nelle dark room». In questa intervista l’autore di “Ero gay” illustra la verità sulle terapie riparative e denuncia la violenza che viene fatta sui ragazzi che hanno una tendenza omosessuale indesiderata.

di Andrea Zambrano (06-03-2020)

«Se passasse questa legge mi toccherà tornare all’Arcigay per essere rieducato!». La prende con una punta di ironia, ma Luca Di Tolve sa che il PdL Zan sull’omofobia in discussione alla Camera potrebbe seriamente mettere a rischio la sua opera di testimonianza controcorrente sull’omosessualismo e la vita gay. Un sito internet appena rinnovato sul quale fare corretta informazione circa le terapie riparative osteggiate dagli LGBT, una vita ritrovata e felice da cristiano, da marito e da papà (ascolta qui la testimonianza della moglie Terry) che si mescola con l’opera che nasce dalla sua storia: oggi Di Tolve aiuta tutte le persone con orientamento omosessuale indesiderato a trovare la loro strada.

L’autore di Ero Gay. A Medjugorie ho ritrovato me stesso si unisce alla protesta della campagna #restiamoliberi lanciata per fermare la legge bavaglio sull’omofobia che prevede il carcere e la rieducazione sociale per chi si oppone al diktat della cultura gay. Ieri, il senatore leghista Simone Pillon ha annunciato che dopo un’azione di pressione sia alla Camera che al Senato è stato fatto saltare il termine del 31 marzo per la calendarizzazione in aula.

Ma il pericolo non è affatto scemato e l’agenda procede con il suo diktat. Un diktat che impone senza basi scientifiche anche l’impossibilità di percorso delle terapie riparative, nate dagli studi dello psicologo Joseph Nicolosi per quegli omosessuali che cercano la verità sulla loro attrazione omosessuale e vogliono riscoprire la loro natura di maschi. Una bestemmia, quasi un sacrilegio per la cultura LGBT per la quale love is love.

Di Tolve, con questa legge lei sarebbe ufficialmente denunciato come omofobo…

E mi toccherà tornare all’Arcigay per essere rieducato! (ride). Ci rendiamo conto a che punto siamo arrivati?

Il suo sito rischierebbe di chiudere?

Dovrei sparire e andare in America, ma io amo il mio Paese e non voglio lasciarlo per colpa di questi qua che ne stanno combinando una peggio dell’altra.

Questi qua sono politici e attivisti gay?

Chiunque promuova un bavaglio per chi denuncia il diktat dell’omosessualismo. E che ora vogliono mettere per legge.

Che cosa pensa del fatto che stiano calendarizzando la discussione ai Aula proprio nei giorni in cui tutti sono concentrati ad affrontare l’epidemia di Coronavirus?

Che il mondo LGBT fa così sempre: lavora al buio, come accade nelle dark room, sanno che se questa proposta di legge uscisse allo scoperto si rivolterebbe mezza Italia.

Che cosa farà?

Bisogna opporsi, è chiaro. Ma anche denunciare che in altri Paesi questo non accadrebbe mai.

A che cosa pensa?

Penso agli Stati Uniti, che sono davvero una terra di libertà. Una legge che limitasse la libertà di parola a chi è contro la dittatura gay non sarebbe mai permessa.

Gli USA sono all’avanguardia anche per la terapia che lei propone. Ma è scientifica?

Si, certamente. Nonostante tanto clamore nella vulgata comune il dato di verità è che non si può imbrigliare la scienza e in America lo sanno molto bene.

Che cosa intende dire?

Che negli Stati Uniti nessuno si è mai permesso di fermare le terapie riparative che hanno ottimi riscontri. Ma nemmeno di controllare medici, psicologi, psichiatri e liberi professionisti, impedendo loro di andare avanti nelle loro ricerche perché è molto rispettata la libertà di espressione, al contrario di ciò che accade in Europa o in Italia dove vogliono addirittura emanare delle leggi che controllano e decidono che cosa debba dire un professionista o un medico e un giornalista.

I ragazzi che vengono da voi vivono anche l’ostacolo della mancata informazione?

Altroché. Sono persone che hanno una sofferenza immane, con mille paure che qualcuno li “sbatta” sui giornali. Vogliono imbavagliare me, ma anche tutti quei ragazzi che soffrono per la loro condizione di omosessualità indesiderata.

E’ una mancanza di libertà che riconosce?

La rivedo, è espressione di quello che vedevo dall’interno del mondo gay ed è questa impotenza a poter parlare, che è stato uno dei motivi per cui mi sono scontrato con l’ideale iniziando il mio cammino di allontanamento. Ma anche questa mancanza di libertà di parola ha fini economici.

Perché?

Perché non si vuole dire la verità, non si vuole accettare che si possa dire “Ero gay”.

Le terapie riparative sono nuove?

Non necessariamente. Come afferma il dottor Roberto Marchesini “fino agli anni Ottanta del secolo scorso era normale che qualsiasi psicoterapeuta, di qualsiasi orientamento, accettasse di prendersi cura delle persone che soffrono a causa di un orientamento omosessuale indesiderato, considerandolo come l’esito di un senso di inferiorità nei confronti del mondo maschile”. Tanti clinici famosi hanno riportato successi in questo campo: Adler, Bergler, Lacan, Bieber, Baars (qui).

Ma l’approccio curativo è eminentemente psicologico?

Psiconanalisti come Irving Bieber e Charles Socarides divennero già a partire dagli anni ‘60 molto noti esponenti di un filone psicoanalitico che riteneva che la condizione omosessuale potesse essere modificata o mitigata attraverso la psicoanalisi. Homosexuality: a Psychoanalytic Study of Male Homosexuals del 1962 di Irving Bieber e The Overt Homosexual, pubblicato nel 1968 da Charles Socarides sono i principali testi di riferimento di questa scuola. Ma altri contributi in questo senso vengono da psicologi come Robert Cronemeyer, autore di Overcoming Homosexuality del 1980 e da John Lawrence Hatterer , autore di Changing Homosexuality in the Male (1970).

Fino a Nicolosi…

Che ha assistito migliaia di persone con attrazione omosessuale indesiderata per quasi 35 anni, nella sua clinica californiana di Encino, fino alla sua morte improvvisa nel 2017.

Ma esistono associazioni di professionisti che difendono le terapie riparative?

Sì. Ad esempio l’associazione statunitense Alliance for Therapeutic Choice and Scientific Integrity si auto-definisce come “una organizzazione professionale, scientifica e multi-disciplinare dedicata alla preservazione del diritto delle persone ad accedere a forme di psicoterapia che onorino i loro valori”.

Ma l’American Psychological Association ha proibito la terapia riparativa?

No. Non esiste nessuna proibizione della terapia riparativa o di terapie volte alla diminuzione dell’attrazione omosessuale indesiderata da parte dell’APA. Si è limitata soltanto a sconsigliare tali approcci terapeutici non per questioni scientifiche, ma a causa di posizioni politiche e ideologiche.

E’ vero che alcuni Stati americani le hanno proibite?

No. Nessuno stato americano ha proibito alla popolazione adulta di accedere a tali terapie o ai professionisti della salute mentale di praticarle. Durante l’amministrazione Obama alcuni stati (fra cui la California) hanno proibito ai minorenni di accedere a tali terapie e hanno proibito ai professionisti della salute mentale di proporre tali terapie ai minorenni.

(Fonte: LaNuovaBQ)

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