Il Re Bambino ed Erode

Una riflessione scritta da un monaco sul Natale e l’Epifania.

26 dicembre 2019

Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat.

Le grandi ore del cristianesimo riportano tutto a Dio, che si è incarnato a Natale e per salvarci sul Calvario. I successi di Dio sparsi nella storia cristiana non sono provvisori; ben percepiti nel cielo dell’Apocalisse, non hanno tuttavia molta influenza sul teatro di questo mondo. Ma hanno lasciato tracce visibili, nelle cattedrali come nel fondamento del diritto, e questo nonostante tutte le leggi inique; queste lo sfigurano senza riuscire a rimuovere il dolce dominio del vero e del giusto, un marchio soprannaturale impresso nella società greco-latina che si è aperta all’Incarnazione.

“Non vogliamo che Dio ci sovrasti”: questo grido dell’ateismo di oggi fa eco ad una parabola (Lc 19, 14). Si oppone alla Dominus regnavit, a Dio che regna attraverso i salmi e la preghiera liturgica, si oppone all’altro grido che avrà l’ultima parola, finalmente, in modo definitivo. Sì, il Signore deve regnare, perché “il Padre ama il Figlio e ha dato tutto nella sua mano” (Gv 3, 35).

Rassicurare Erode?

In questi giorni, un inno vuole rassicurare Erode: “Colui che regna in cielo non ti ha tolto la tua potenza – Non eripit mortalia, qui regna dat caelestia” (Vespri dell’Epifania).

Lo stesso vale in occasione del processo di Gesù il Venerdì Santo:

“Per elevare le idee di Pilato – scrive San Giovanni Crisostomo – il Signore spiega che egli non è semplicemente un uomo, ma è allo stesso tempo Dio e Figlio di Dio. Questo per dissipare il suo timore di veder usurpato il proprio potere. Questo è il significato della parola: Il mio regno non è di questo mondo” (18,36).

Con finezza e profondità, Sant’Agostino continua:

«Ascoltate, ebrei e gentili, io non intralcio il vostro dominio su questo mondo, che cosa volete di più? D’altra parte, non esitate a prendere possesso per fede di un altro regno che non è di questo mondo; perché il mio regno è composto da coloro che credono in me. A questi Gesù ha detto: Voi non siete di questo mondo, anche se è comunque mia volontà che rimaniate in mezzo al mondo. Nota bene, Egli non dice: “Il mio regno non è in questo mondo”, ma dice: “Il mio regno non è di questo mondo”. Del mondo è tutto ciò che nell’uomo è stato certamente creato da Dio, ma ahimè, generato dalla razza corrotta di Adamo. Al contrario, tutto ciò che è stato successivamente rigenerato in Gesù Cristo fa parte del suo regno e quindi non è più del mondo».

I magi e i pastori sono qui prima di chiunque altro. I Magi sono i grandi di questo mondo che per primi hanno cantato Chistus vincit, Christus regnat, Christus imperat.

Mors et vita duello

Mors et vita duello, la formula pasquale si realizza a partire dalla notte di Natale. È qui che inizia il grande conflitto tra le tenebre e la luce, che continua “passando per il cuore di ciascuno”, secondo la formula del cardinale Journet. Per san Paolo, “il peccato è tenebra”. San Tommaso commenta: “Egli mette il peccatore nel potere delle tenebre, cioè nel potere dei demoni e del peccato allo stesso tempo”. Il Dottore Angelico cita poi San Paolo e il Profeta Isaia: “Dobbiamo combattere contro i dominatori di questo mondo di tenebre” (Ef 6, 1); e: “Il prigioniero sarà tolto all’oppressore” (Is 49, 25).

Pronunciata davanti a Pilato, la formula del Signore: “Il mio regno non è di questo mondo” (Gv 17, 36), si unisce all’antifona che apre i Vespri di Natale: “Il regno dei cieli è vicino” (Mt 3, 2). Sì, la nostra vita è il noviziato dell’eternità. San Paolo parla con grande desiderio del “Regno del Figlio prediletto del Padre”. Per San Tommaso con Sant’Agostino, “questo Regno è lo Spirito Santo che è l’amore del Padre e del Figlio riversato nei nostri cuori”.

Per arrivare a questo punto, “Cristo deve rimuovere due ostacoli”, il peccato e il dolore dovuto al peccato, spiega san Tommaso: «Come uomo, egli fa un sacrificio per noi e ci redime con il suo sangue, e a caro prezzo, secondo l’Apostolo (1Cor 6, 20); ma come Dio, noi abbiamo, grazie a lui, la remissione dei nostri peccati, perché Egli viene a pagare il debito del peccato».

Nel suo commento alla Lettera ai Colossesi, San Tommaso continua, raggiante: Allora possiamo “avvicinarci al Monte Sion, la città del Dio vivente, che è la Gerusalemme celeste” (Eb 13, 22). “Riconciliati, le cose si pacificano, sia quelle in cielo, come tra gli angeli e Dio, sia quelle sulla terra, come tra gli ebrei e i gentili”. A Natale, ecco il cantico: “Gloria a Dio in cielo e pace in terra agli uomini” (Lc 2,14). Dopo la sua risurrezione, Gesù conferma: “La pace sia con voi” (Gv 20, 20). “È lui che è la nostra pace, lui che ha fatto diventare un unico popolo i pagani e gli Ebrei” (Ef 2, 14). E alla sua destra si erge la nostra Regina, amen.

Traduzione di Elisa Brighenti

(fonte: OltreIlGiardino)

 

Un pensiero riguardo “Il Re Bambino ed Erode

  1. Sia Lodato e ringraziato Gesù Cristo
    Gesù Ha riaperto il paradiso
    a caro prezzo.
    Adoriamo il RE dei RE, con ogni benedizione, per Virtù del Suo Amore per la Sua umanità.
    Grazie pace e bene. Alleluia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.