«Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore»

Che cosa intendeva S. Paolo col versetto: «Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore» (cfr. Rm 1, 24a)?

Quesito 

Ma cosa intendeva S. Paolo col versetto: “Dio li ha abbandonati ad impurità, secondo i desideri del loro cuore”?

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Risposta

Carissimo,

1. Quest’affermazione si riferisce ai pagani che pur conoscendo Dio (perché lo si riconosce dalle cose da Lui fatte), non gli hanno dato onore, ma lo hanno dato agli idoli o a se stessi: “perché, pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato né ringraziato come Dio, ma si sono perduti nei loro vani ragionamenti e la loro mente ottusa si è ottenebrata” (Rm 1,21).

2. L’ottenebramento della mente, e cioè l’incapacità di vedere la luce, ha causato l’abbandono all’impurità del loro cuore. Il testo sacro dice: “Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, tanto da disonorare fra loro i propri corpi, perché hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno adorato e servito le creature anziché il Creatore, che è benedetto nei secoli” (Rm 1,24-25).

3. Tuttavia San Tommaso osserva che “Dio non consegna gli uomini all’impurità (al peccato) perché Dio non tenta al male” (cfr. Gc 1, 13).

4. Il medesimo san Tommaso prosegue dicendo che è necessario ricordare “che un peccato può essere causa di un altro indirettamente o direttamente. Direttamente in quanto da un peccato si è inclinati ad un altro (…). Indirettamente, invece, in quanto un primo peccato merita l’esclusione della grazia, sottratta la quale l’uomo cade in un altro peccato. E, in questo modo, il primo peccato è causa del secondo indirettamente o accidentalmente, come removens prohihens (rimuovendo ciò che impedisce, e nel nostro caso ciò che impedisce di cadere)” (Commento a Rm 1, 24).

5. Pertanto si può dire che Dio “indirettamente consegna gli uomini al peccato in quanto giustamente sottrae la grazia mediante la quale gli uomini sono trattenuti dal peccare; come se qualcuno togliendo il sostegno a qualcun altro, si dicesse averlo fatto cadere. E in questo modo il primo peccato è causa del peccato successivo, il seguente è la pena del precedente” (Ib.).

6. Il biblista Heinrich Schlier nel suo monumentale commentario alla lettera ai Romani spiega nel seguente modo. Riprende anzitutto un’affermazione di Sant’Agostino: In che modo ha abbandonato? Non spingendo, ma abbandonando (Quomodo tradidit? Non cogendo, sed deferendo).

7. E poi commenta: “A chi furono abbandonati i pagani? L’Apostolo risponde anzitutto all’impurità secondo i desideri del loro cuore”, usando una parola che “allude alla sfrenatezza sessuale nei pensieri e nelle azioni” per cui l’autoglorificazione dell’uomo è la stessa cosa che l’auto “abbandono in balìa della sessualità distruttiva”. Si tratta di una sessualità distruttiva perché i cuori degli uomini si sono dati alla bramosia egoistica “disonorando e sconciando se stessi”. “Dunque se gli uomini sconciano i propri corpi sessualizzando la vita e obbedendo alla concupiscenza del cuore, ciò è una conseguenza dell’abbandono da parte di Dio e del giudizio dell’ira (ira sta per santità, n.d.r.) di lui. Con questo giudizio Dio risponde a quella autoapoteosi dell’uomo che ha la sua radice nell’ingratitudine e nella disobbedienza verso il Creatore e trova espressione concreta nelle divinità dei pagani. Il divinizzamento della creazione, a cui si devono questi fenomeni, conduce a disonorare se stessi e a profanare il mondo. Di ciò rendono testimonianza storica molteplici forme dell’antico culto pagano”.

8. Schlier prosegue con un’affermazione interessante fatta circa quarant’anni fa e cioè nel 1977 quando fu composto tale Commentario e che ha un certo sapore profetico: “Nell’autodeificazione caratteristica del mondo secolarizzato post-cristiano ritorna lo sconciamento dell’uomo mediante la sessualità; eppure gli agnostici non lo avvertono e non lo presentano come uno sconciamento, bensì come una glorificazione. Così i criteri di valutazione e la stessa capacità di giudizio vengono distorti dal pensiero ambiguo dell’uomo che si nega a Dio” (Commentario teologico del nuovo Testamento, La lettera ai Romani, p. 119).

9. Non so se Schlier oggi userebbe il medesimo linguaggio di 40 anni fa. Ma quanto ti ho riportato è ciò che ha scritto in un momento in cui era libero di scrivere sull’omosessualità quanto risulta dalla lettera ai Rimani.

Ti auguro un sereno anno nuovo, ti ricordo al Signore e ti benedico.

Padre Angelo Bellon OP (12-06-2019)

(fonte: amicidomenicani.it)

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