Caterina, il dono più santo e meraviglioso di Siena al mondo

Caterina Benincasa, senese, fu canonizzata da papa Pio II nel 1461 e dichiarata Dottore della Chiesa da papa Paolo VI nel 1970. È Patrona d’Italia con San Francesco d’Assisi ed è considerata ancora oggi una vera e propria “maestra di spiritualità”.

Grande nel mistero di Dio

«Veramente, Caterina è, dopo Maria, la più grande donna dell’umanità», ha scritto Igino Giordani nell’introduzione alla sua biografia dedicata alla Santa senese.

Tali classifiche sono sempre tanto affascinanti quanto un po’ pericolose (basti pensare, a riguardo, a quale posto in classifica dovremmo dare alla Maddalena, per fare un esempio); d’altro canto, il solo fatto che uno studioso del calibro del Giordani lo abbia pensato, e lo abbia scritto, il solo fatto che con ogni probabilità lo pensino molti di coloro che hanno avuto modo di studiare e conoscere bene quanto fece e scrisse la 24ª figlia del tintore Jacopo Benincasa e Lapa Piangenti, ci dimostra chiaramente che ci troviamo a parlare di una delle più importanti figure della storia della Chiesa di tutti i tempi, e non solo della Chiesa.

Il fatto poi che a pochi decenni dalla morte, il 29 giugno 1461, papa Pio II la proclamò santa, che l’8 marzo del 1866 papa Pio IX la proclamò Compatrona d’Italia, che il 4 ottobre 1970 papa Paolo VI le riconobbe il titolo di Dottore della Chiesa universale, che il 1° ottobre 1999 papa Giovanni Paolo II l’ha proclamata Compatrona d’Europa, dimostra a sua volta che questa anima prediletta seppe praticare le virtù cristiane con una eroicità praticamente unica. E l’eroicità consistette non solo forse nella “qualità” della pratica, quanto nella capacità di viverle nella vita pubblica con la medesima integrità e intensità con cui le aveva vissute nella vita ritirata.

Tale divina prerogativa, quella di vivere nel mondo senza essere del mondo, le venne senz’altro donata dal Salvatore in persona, che ella poté vedere personalmente molte volte, la prima quando aveva sei anni, librato sopra la Basilica di San Domenico (segno evidente del suo futuro destino di domenicana) vestito dei paramenti pontificali e accompagnato da san Pietro, san Giovanni e san Paolo; da questa primissima visione scaturì, l’anno seguente, il suo voto segreto di verginità perpetua, che ella saprà poi mantenere resistendo eroicamente per anni a tutti gli sforzi di donna Lapa per farle cambiare idea.

Il premio a tanta fedeltà sarà triplice e grandioso, come è nello stile del Signore: dapprima nel 1367 le nozze mistiche con il Salvatore, che pose un mistico anello intarsiato di tre gioielli al suo dito, anello che solo lei poteva vedere e non sempre; poi, nel 1370, lo scambio dei cuori fra i due mistici sposi; infine, nel 1374 a Pisa, il privilegio supremo delle stimmate.

Mistica e “apostola” allo stesso tempo

Nata nel rione di Fontebranda il 25 marzo del 1347, Caterina negli anni Cinquanta e Sessanta si manterrà fedele alla volontà del suo futuro Sposo: le sue giornate, vissute in progressiva sempre più ferrea penitenza (ormai ragazza così esprimeva il suo amore a Dio: cilicio, autoflagellazione tre volte al giorno e digiuno pressoché totale), erano divise fra le Chiesa di San Domenico, l’Ospedale della Scala, il lebbrosario di San Lazzaro, l’aiuto a chiunque ne avesse bisogno.

Nel 1363, vinte le resistenze familiari, entrò a far parte dell’ordine laico delle Mantellate di San Domenico, dedite alla pietà e alle opere di misericordia, e fino al 1370 la sua fu una vita di eroico esercizio delle virtù cristiane, ma fondamentalmente isolata in Siena, sebbene il clamore dei suoi miracoli e il numero progressivamente crescente dei suoi figli spirituali la rendessero già nota al mondo.

Ma il progetto di Dio sulla sua figlia prediletta non doveva fermarsi a tutto questo (cioè al livello “usuale” dei più grandi santi). Ella doveva essere una santa mistica e penitente sull’esempio di Maria Maddalena, ma allo stesso tempo si sarebbe dovuta consumare nell’apostolato a servizio della Chiesa e della salvezza delle anime, sull’esempio di quel san Paolo da lei tanto venerato.

Così, l’analfabeta Caterina imparò in maniera evidentemente miracolosa non solo a leggere e scrivere, ma l’intera dottrina cattolica. Certo, il suo ruolo non poteva e non doveva essere quello di un Tommaso d’Aquino: ma di san Tommaso ella seppe penetrare tutto l’insegnamento, e applicarlo alla vita personale e sociale che fu chiamata a vivere, nell’ultimo decennio della sua giornata terrena, in maniera tanto intensa da arrivare a contribuire a modificare il corso della storia.

Figlia d’Italia, serva della Chiesa, scudo della Cristianità

All’inizio degli anni Settanta, in coincidenza prima con la salita al Trono di Pietro di Papa Gregorio XI, crociato nello spirito e sinceramente volenteroso della Riforma della Chiesa e del ritorno del Papato da Avignone a Roma, quindi con la morte di santa Brigida di Svezia, l’altra grandissima mistica e veggente di quegli anni, un’altra vita iniziò per Caterina Benincasa: l’apostolato oltre Siena, un apostolato che oltrepassava anche la Toscana, anche l’Italia, perfino la stessa Europa, preoccupata come fu sempre della conversione degli infedeli affinché potessero anch’essi partecipare del “Sangue dell’Agnello svenato”.

Figlia eccelsa del Medioevo cristiano, imbevuta dei migliori ideali cavallereschi, totalmente refrattaria all’ormai aleggiante spirito umanista e mondano, volle sempre seguire come linee fondamentali della sua attività religiosa ma anche politica le idee del mondo a cui apparteneva: la pace in Italia, sia perché la pace è un bene irrinunciabile di per sé sia perché tale pace era a sua volta necessaria ad un fine superiore: la Riforma interna e morale della Chiesa.

Parole di fuoco avrà Caterina contro il clero corrotto, “divoratore di anime”, traditore dell’Agnello. Ma la stessa riforma della Chiesa doveva essere necessariamente preceduta dal ritorno del Pontefice a Roma e suggellata dalla realizzazione della Crociata, necessaria per la liberazione dei Luoghi Santi dagli infedeli ma soprattutto per la conversione stessa degli infedeli, i quali, una volta entrati anch’essi a far parte della Chiesa, avrebbero salvato la Chiesa stessa dai suoi mali interni.

Insomma, nella dottrina di Caterina ciascuno degli obiettivi era finalizzato all’ottenimento degli altri.

Caterina spese tutte le sue energie per questi scopi, fino ad arrivare ad andare personalmente a Avignone nel 1376 a parlare con Gregorio, e sicuramente la sua insistenza non fu inutile nella decisione del pontefice di tornare definitivamente nella sede di Pietro nel 1378.

Ma quando, ottenuto questo grande successo, vide precipitare la Chiesa in un male infinitamente maggiore, il Grande Scisma d’Occidente, non esitò a consumare le sue ultime forze in difesa del legittimo successore di Pietro, fino a morirne per il dolore, a Roma, accanto alla Chiesa di Santa Maria sopra Minerva, il 29 aprile 1380.

La sapienza della figlia del tintore…

Caterina, divenuta improvvisamente e miracolosamente dotta e infallibilmente edotta nella dottrina cattolica, in tutti gli anni Settanta scrisse centinaia di lettere (noi ne abbiamo 382, di cui 8 originali), dirette a partire dai più umili dei suoi figli spirituali fino ad arrivare ai grandi signori, ai potenti del tempo, ai cardinali, ai Re e alle Regine, per finire con quelle dirette ai due Pontefici con cui fu in relazione, Gregorio XI prima e Urbano VI poi.

In tutte immancabilmente invita alla santità della vita, alla penitenza, all’esercizio eroico delle virtù cristiane, al servizio della Chiesa, anteponendo gli interessi di questa ai propri. In tutte, quasi immancabilmente, invita ad essere pronti a versare il proprio sangue per la Chiesa in riscatto del Sangue dell’Agnello versato per noi.

E in molte, quelle più “politiche”, indirizzate ai potenti del tempo, a tutto ciò aggiunge le sue “direttive”, veri e propri ordini dati senza mezzi termini: ai signori italiani, ai vescovi e grandi capi militari (scrisse anche al Capitano di Ventura Giovanni Acuto) di fare la pace con il Papa e prepararsi alla Crociata contro i turchi; alla Regina di Napoli Giovanna d’Angiò e a quella d’Ungheria Elisabetta di Polonia di prepararsi alla crociata; ai cardinali e grandi uomini di Chiesa di convincere Gregorio al ritorno a Roma, alla riforma della Chiesa e a ordinare la crociata; al Re di Francia Carlo V di fare la pace con l’Inghilterra e predisporsi alla Crociata.

Le ultime lettere, scritte ormai quando il Grande Scisma d’Occidente stava cominciando, saranno infuocate invocazioni di aiuto, anche militare, in favore di Urbano VI, legittimo successore di Gregorio XI. La pace che invocava Caterina era sempre subordinata, come il pensiero cattolico insegna, al giusto ordine della società. Venuto meno questo, la guerra si rende a volte necessaria proprio per ottenere beni superiori, come il ristabilimento della giustizia nel caso dello Scisma o la conversione degli infedeli nel caso della Crociata.

Ma in tutte queste turbolente vicende politiche, Caterina, nella sua vita personale come nelle sue Lettere e nei suoi scritti spirituali (le Orazioni e il famoso Dialogo della Divina Provvidenza del 1378), seppe rimanere sempre la stessa mistica penitente degli anni giovanili, con la differenza che ormai era anche divenuta, sotto la guida del beato domenicano Raimondo da Capua (della famiglia delle Vigne, discendente di Piero), suo futuro biografo, una vera e propria “maestra di spiritualità” per tutti i contemporanei, e, oggi possiamo dirlo, per tutte le generazioni future.

Il suo messaggio politico forse è in parte circoscritto ai tempi in cui ella si trovò a vivere. Ma il suo messaggio spirituale, la sua eredità morale, la sua dottrina teologica, i miracoli che l’hanno accompagnata da viva e da morta, tutto questo non ha più “data di scadenza”.

Caterina è per sempre patrona d’Italia e d’Europa, Dottore della Chiesa, ma soprattutto una stella fra le più splendenti stelle del paradiso, la cui luce illumina ancora oggi chiunque voglia comprendere l’essenza più profonda del messaggio cristiano.

Questo testo di Massimo Viglione è stato tratto dal periodico Radici Cristiane.

(fonte: radioromalibera.org)


Per approfondire la vita e la figura della grande Santa senese, consigliamo la lettura di un’agile agiografia intitolata Io, Catharina… sposata col “Pezzo Grosso” (Edizioni Cooperatores Veritatis, II ed., 2019; € 3,99; ebook € 0,99).

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