San Pio V, il difensore della Cristianità

Si rimane colpiti al leggere l’elenco delle cose fatte nei sei anni di pontificato di san Pio V (1504-1572), uno dei maggiori personaggi della Riforma cattolica, che difese la retta fede dalle eresie e legò il suo nome alla battaglia di Lepanto.

di Ermes Dovico (30-04-2019)

Si rimane colpiti al leggere l’elenco delle cose fatte nei sei anni di pontificato di san Pio V (1504-1572), uno dei maggiori personaggi della Riforma cattolica, che difese la retta fede dalle eresie e legò il suo nome alla battaglia di Lepanto. L’unico papa piemontese della storia, al secolo Antonio Ghislieri, nacque da una famiglia nobile ma allora in decadenza. A 14 anni entrò tra i domenicani, assumendo il nome religioso di Michele e suscitando presto l’ammirazione dei superiori per la sua mente brillante e lo stile di vita austero. Maturò una solida preparazione tomista (da papa ordinerà lo studio della Somma Teologica nelle università) e poté poi dedicarsi all’insegnamento della teologia, distinguendosi nello stesso tempo come saggio priore in più conventi tra il Piemonte e la Lombardia. In ragione delle sue virtù, nel 1542 fu chiamato alla Santa Inquisizione, dove ricoprirà via via ruoli di crescente importanza contrastando e confutando l’eresia protestante.

Agli incarichi da inquisitore fecero seguito la consacrazione episcopale (fu vescovo di Sutri e Nepi e poi di Mondovì) e la porpora cardinalizia, ma il santo non perdette mai l’umiltà e continuò a vivere da asceta. Alla morte di Pio IV nel dicembre 1565, Antonio Michele Ghislieri era dunque una delle figure più in vista della Chiesa — all’epoca in pieno fermento riformatore, conseguente al Concilio di Trento (1545-1563) — ma all’inizio del conclave non figurava tra i maggiori papabili. Fu soprattutto il sostegno del ben più giovane san Carlo Borromeo a favorire la sua elezione al soglio pontificio, avvenuta il 7 gennaio 1566. Da neo papa non perse tempo a dare attuazione ai decreti tridentini e tra i suoi primi atti vi fu l’ordine di pubblicare il Catechismo Romano, opera che era stata iniziata sotto il precedente pontificato e che serviva a dare ai sacerdoti un’autorevole base dottrinale per la trasmissione delle verità di fede ai laici.

Fece pubblicare il nuovo Breviario e il nuovo Messale, promosse la devozione del Rosario, disciplinò la regola di clausura per gli ordini femminili, stabilì l’obbligo della residenza per i vescovi, combatté la simonia e il nepotismo, eliminò ogni spesa superflua della sede papale, al punto da far adattare alla sua corporatura gli abiti pontificali dei suoi predecessori. Con la bolla Horrendum illud scelus condannò fermamente la sodomia nel clero, la cui riforma morale era da lui avvertita come cruciale per la salvezza delle anime. Diceva infatti che «i cattivi preti sono la rovina del popolo» e «i mali causati da un sì gran numero di eresie hanno la loro origine nei costumi corrotti del clero». Si preoccupò ugualmente di restaurare il senso morale del popolo, prevedendo sanzioni per i bestemmiatori e gli adulteri, espellendo da Roma molte cortigiane e cercando di limitare la prostituzione. Sempre paterno con i poveri e gli ammalati, provvide per loro a un’oculata distribuzione di cibo e denaro e si preoccupò di favorire i servizi sanitari.

Non meno deciso fu nei rapporti con i potenti d’Europa, fatto che gli procurò diversi avversari. Nella contrapposizione tra la cattolica Maria Stuarda e l’anglicana Elisabetta Tudor, appoggiò la prima e scomunicò la seconda. Di fronte all’espansionismo musulmano, il cui ultimo atto era stato l’attacco all’isola di Cipro, fu Pio V a promuovere la formazione della Lega Santa, che il 7 ottobre 1571, dopo una “crociata” di Rosari per chiedere l’aiuto della Provvidenza, sconfisse la flotta dell’Impero Ottomano nelle acque di Lepanto. I messaggeri arrivarono a Roma solo 23 giorni dopo, ma il santo aveva già saputo in visione della storica vittoria lo stesso giorno della battaglia, ordinando: «Sono le 12, suonate le campane, abbiamo vinto a Lepanto per intercessione della Vergine Santissima». Nacque così la festa di Santa Maria della Vittoria, l’odierna memoria della Beata Vergine Maria del Rosario.

Ai cardinali riuniti attorno al suo letto di morte, disse: «Vi raccomando la Santa Chiesa che ho tanto amato! Cercate di eleggermi un successore zelante, che cerchi soltanto la gloria del Signore, che non abbia altri interessi quaggiù che l’onore della Sede Apostolica e il bene della cristianità».

(fonte: lanuovabq.it)

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