Il card. Muller: «Vogliono far tacere Benedetto XVI perché dice la verità»

Il cardinale Müller sugli “appunti” di Benedetto XVI sul tema degli abusi sessuali.

di Riccardo Cascioli (15-04-2019)

«L’intervento di Benedetto XVI è molto importante in questa ora della Chiesa, perché costringe ad affrontare le radici di questa crisi profonda… Chi vuole far tacere il papa emerito è gente che ragiona secondo il mondo, e non sa nulla della missione dei vescovi». Il cardinale Gerhard Müller — che papa Benedetto XVI volle come suo erede alla testa della Congregazione per la Dottrina della Fede e fu poi liquidato bruscamente da papa Francesco alla scadenza del suo primo mandato nel 2017 — appare confortato dagli “appunti” sul tema degli abusi sessuali che il papa emerito ha voluto rendere pubblici nei giorni scorsi, ma è molto duro con chi ritiene che Benedetto non debba parlare. Lo raggiungiamo al telefono, al ritorno da un viaggio in Germania.

Eminenza, come giudica la pubblicazione degli “appunti” di Benedetto XVI a proposito degli abusi sessuali?

Il contributo di Benedetto XVI è molto importante in questa ora che sta vivendo la Chiesa, perché abbiamo una grande crisi di credibilità, e abbiamo il dovere di andare alle radici o agli inizi di questa crisi, che non è caduta dal cielo. Finora si è parlato solo di clericalismo, un concetto molto nebuloso, un modo per non affrontare le vere cause della crisi. Che ha una lunga storia che comincia anche nella Chiesa con la rivoluzione sessuale degli anni ’60 e con la contemporanea crisi della teologia morale laddove ha negato l’intrinsece malum, ovvero l’esistenza di atti intrinsecamente malvagi. Si è cominciato a sostenere che alcune azioni sono peccato grave o crimine soltanto a certe condizioni, che tutto dipende dalla situazione. Ma questo non è niente altro che un’auto-giustificazione del peccato. Papa Benedetto ha una lunga memoria su quanto avvenuto nella Chiesa, e ha una grande capacità teologica, di analisi. È molto sorprendente che a 92 anni abbia questa lucidità di analizzare la situazione, peraltro molto meglio di altri che pure alzano le loro voci.

Una prima obiezione che è stata fatta riguarda l’origine dello scandalo della pedofilia fatta risalire al ’68 e alla rivoluzione sessuale. Si afferma che i casi sono cominciati ben prima del ’68.

È un’obiezione inconsistente. È ovvio che in tutti i tempi ci sono stati problemi del genere, ma qui la differenza è nel passaggio da alcuni casi isolati a un fenomeno diffuso. Basta guardare i dati. Negli anni ’60 di pari passo con quello che accadeva nel mondo, nella Chiesa c’è stata una caduta della linea morale, dell’etica, della spiritualità del sacerdozio. Soprattutto si è creata confusione sul confine tra bene e male, su ciò che è proibito e ciò che è lecito. È avvenuta una deviazione della coscienza. Quando uno è educato correttamente sa che questo è peccato, quello non è peccato. La coscienza rispetta queste regole interne, ma se ci sono teologi morali che cominciano a confondere, a dire che questo non è un peccato, che ognuno ha diritto di vivere la sua sessualità, poi dopo ci troviamo queste conseguenze. Se uno sa con chiarezza ciò che è lecito e ciò che non lo è, ha più forza interiore per fuggire le tentazioni.

A questo proposito, Benedetto XVI richiama l’enciclica Veritatis Splendor (1993) come la risposta di S. Giovanni Paolo II a questa deriva della teologia morale. Suona come un’indicazione anche per oggi, visto che l’etica della situazione, del “caso per caso”, sembra trionfare.

Il giudizio “caso per caso” vuole essere una linea della pastorale, ma la pastorale deve avere un fondamento. Si pensa che evitando di dire le cose in modo chiaro si possa evitare di far allontanare la gente dalla Chiesa, ma è totalmente falso sostituire i fondamenti della moralità umana con una presunta e indefinita regola della pastorale. E la Chiesa, soprattutto i vescovi e il Papa, ha l’obbligo da parte di Dio di predicare la verità, anche la verità morale. Questa è l’unica strada.

Oggi questa mancanza di chiarezza si nota soprattutto quando si parla di omosessualità e ideologia gender.

Vero, un conto è avere cura delle persone che hanno tendenze omosessuali, un altro conto avallare la falsa antropologia gender. Su questo, anche pubblicamente, si deve essere molto chiari, non si devono dare falsi segnali. La Chiesa cattolica non può accettare l’ideologia gender, in nessuna maniera, perché questo è contro la natura, contro la volontà di Dio, contro il bene della famiglia, contro il bene delle singole persone, dell’uomo e della donna, dei bambini. La Chiesa deve essere molto chiara, non deve avere paura della stampa internazionale e delle organizzazioni che vogliono introdurre questa falsissima antropologia che distruggerà tutta l’umanità.

A proposito dei casi di pedofilia tra i sacerdoti, papa Benedetto ricorda che a un certo punto la competenza è passata dalla Congregazione per il Clero, che non era adeguata, alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Può spiegarci questo passaggio?

Dopo il Concilio, è prevalsa una linea morbida, si diceva che non dobbiamo essere troppo legalisti, come era ai tempi del giudaismo. Noi siamo nei tempi del Vangelo, si diceva, dobbiamo accettare gli uomini e non concentrarci sui limiti e sulle cose da proibire quanto preoccuparsi di vivere la Grazia del vangelo. Ma questa linea soft non funziona con la natura umana. La natura umana è debole, ha bisogno dell’aiuto della Grazia ma anche di una disciplina personale ed ecclesiale. La Congregazione del Clero per questo non era stata adeguata nel valutare i casi di abusi sessuali da parte dei sacerdoti, quindi il compito è passato alla Dottrina della Fede, che è il tribunale apostolico supremo per queste cause contro la fede.

A questo proposito, nel suo scritto Benedetto XVI insiste molto sul fatto che non bisogna pensare solo al garantismo per gli abusatori ma anche a proteggere la fede. Cosa vuol dire esattamente?

Gli atti di pedofilia non sono solo crimini sessuali ma anche crimini contro la fede. Perché tante vittime soffrono nel loro rapporto con Dio. Il sacerdote non è un funzionario del sistema, il sacerdote è il rappresentante di Gesù buon pastore che ha dato la sua vita, e tutti i fedeli – soprattutto i minori – hanno il diritto fondamentale di incontrare un sacerdote che testimoni questo e sia persona di grande fiducia. La credibilità della Chiesa e del rappresentante di Gesù Cristo è la porta attraverso cui entra la fede teologica, la fede come virtù, la fede come unione con Gesù. Per questo parliamo di delitti contro la fede. Anche nel periodo in cui ero alla Dottrina per la Fede c’erano alcuni che non volevano capire, che dicevano che la Congregazione è troppo rigida, che dobbiamo rispettare di più i diritti di quanti delinquono. È vero che ci sono anche false accuse, ma quando le accuse sono vere dobbiamo prendere misure drastiche contro i colpevoli. Non si può dire “hanno abusato di un bambino ma abbiamo misericordia di questi delinquenti”; non vale l’argomento che così perdono il sacerdozio, che noi sacerdoti abbiamo il carattere indelebile ed è una pena quando non si può più celebrare una messa. Chiaramente è una pena, ma è una pena giusta. In questi casi il sacerdote è responsabile di atti contro la vita e contro la dignità umana: non è solo un peccato – tutti siamo peccatori – ma quando si tratta di un crimine contro Dio e contro gli uomini, uno non può continuare ad andare all’altare come rappresentante di Gesù Cristo. In un certo atteggiamento c’è anche una falsa idea della misericordia. Certo che c’è il perdono, per chi fa la penitenza, ma questo perdono non può voler dire che un sacerdote colpevole di pedofilia può continuare come non fosse successo nulla. Le vittime soffrono tutta la loro vita per quel che hanno subito, alcuni non saranno più in grado di sposarsi, hanno comunque tante difficoltà profonde nella loro vita; e tutto questo provocato da un servo di Dio, da un apostolo. Sono totalmente contrario a questa falsa misericordia. La misericordia di Dio è un cambiamento della vita, che implica anche accettare una pena adeguata al crimine compiuto per potersi riconciliare. Non si deve minimizzare questa colpa, il danno che ha fatto un uomo di Dio.

Benedetto XVI nota che però anche alla Congregazione per la Dottrina della Fede, i tempi dei processi sono stati troppo lunghi.

È una lentezza che non è dovuta certo al personale della Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha sempre lavorato duramente su questi casi. Ma le cause sono molte e il personale insufficiente. Inoltre dobbiamo tenere presente che i processi cominciano dalle diocesi. In ogni caso durante il mio mandato c’era l’impegno ad aumentare il personale di almeno tre unità. Invece senza alcun motivo apparente, nel 2017 sono addirittura state mandate via quattro persone qualificate. Non si può chiedere alla congregazione di lavorare di più e più velocemente e poi ridurre il personale.

In molti hanno visto negli “appunti” di Ratzinger anche una risposta ai famosi Dubia dei quattro cardinali (Caffarra, Meisner, Burke, Brandmuller), che a proposito di Amoris Laetitia chiedevano conferme sulla validità dell’intrinsece malum.

Non so quali siano state le intenzioni, ma è assolutamente chiaro che esistono atti che sono male in sé, che non possono mai essere buoni o giustificati. Trovo incomprensibile la posizione di certi teologi quando considerano il bene in un’azione malvagia. Questo far dipendere il giudizio dalle circostanze, è sempre in favore di un delinquente, non tiene conto di tutti i fattori. Se un innocente è ucciso, quale può essere l’aspetto buono per me che sono vittima del delitto? Questa argomentazione è fatta solo dalla prospettiva di chi delinque. Non conosco nessun caso in cui per la vittima un delitto è buono. Così è per l’adulterio: il partner che deve soffrire, che deve subire l’adulterio, che è tradito, dove dovrebbe vedere il buono? È assurdo sostenere che ci sono azioni contro i comandamenti di Dio che, in alcune circostanze, sono legittime.

Ci sono state critiche velenose contro Benedetto XVI, accusato di aver rotto il silenzio. Addirittura c’è chi ha citato il Direttorio per i vescovi (Apostolorum Successores) laddove vieta ai vescovi emeriti di interferire nella guida della Chiesa e di minare con i loro interventi il magistero del vescovo reggente.

Questa gente è la prova più evidente della mondanizzazione della Chiesa, non hanno idea di quale sia la missione dei vescovi. Certo che i vescovi emeriti devono restar fuori dal governo quotidiano della Chiesa, ma quando si parla di dottrina, di morale, di fede sono obbligati a parlare dal diritto divino. I vescovi non sono funzionari della polizia criminale che una volta in pensione non possono più prendere iniziative contro i delinquenti, un vescovo è vescovo per sempre. Cristo ha dato l’autorità al vescovo di essere servitore della parola, di dare testimonianza. Tutti hanno promesso durante la consacrazione episcopale di difendere il depositum fidei. Il vescovo e grande teologo Ratzinger non solo ha il diritto ma anche il dovere dal diritto divino di parlare e dare testimonianza della verità rivelata. Abbiamo purtroppo tanta gente nella Chiesa che non conosce l’alfabeto della teologia cattolica. Parlano come politici, come giornalisti, senza le categorie della Sacra Scrittura, della tradizione apostolica, del magistero della Chiesa. Come si può dire che il papa emerito non ha il diritto di parlare della crisi fondamentale della Chiesa? Addirittura abbiamo lo scandalo di un ateo come Eugenio Scalfari che può impunemente affermare le sue interpretazioni di ciò che il Papa gli dice negli incontri privati, che viene trattato come autorevole interprete del Papa, e invece una figura come Ratzinger dovrebbe stare zitto? Ma dove siamo? Questi idioti parlano dappertutto ma non conoscono la Chiesa, vogliono solo piacere alla gente. Gli apostoli Pietro e Paolo, i fondatori della Chiesa romana, hanno dato la loro vita per la verità. Pietro e Paolo non hanno detto “adesso ci sono altri successori, Timoteo e Tito, lasciamo parlare loro pubblicamente”. Hanno dato testimonianza fino alla fine della vita, fino al martirio, con il sangue. Un vescovo emerito, quando celebra una messa, nell’omelia non deve dire la verità? Non deve parlare sulla indissolubilità del matrimonio solo perché altri vescovi attivi hanno introdotto nuove regole che non sono in consonanza con la legge divina? Piuttosto sono i vescovi attivi che non hanno il potere di cambiare il diritto divino nella Chiesa. Non hanno alcun diritto di dire a un sacerdote che deve dare la comunione a una persona che non è in piena comunione con la Chiesa cattolica. Nessuno può cambiare questa legge divina, se uno lo fa è un eretico, è uno scismatico. Oggi sono di moda queste idee strane, per cui l’autorità ecclesiastica è concepita come un’autorità positivistica così che chi ha il potere può definire la fede come lui vuole. E gli altri devono stare zitti. Sarebbe meglio che fossero costoro, che sanno ben poco di teologia, a stare zitti. Prima studiare. Guardiamo dove hanno portato la Chiesa, ad esempio in Germania, questi grandi modernisti che abbiamo anche fra alcuni professori. Ogni anno 200mila persone lasciano la Chiesa cattolica in Germania. I protestanti addirittura 300mila, questi sono i veri problemi. Su questo non fanno nulla, parlano solo di omosessualità, di come cambiare la morale sessuale, del celibato: questi sono i loro temi, così si distrugge la Chiesa. E dicono che questa è la modernizzazione: non è la modernizzazione, questa è la mondanizzazione della Chiesa.

Quali conseguenze si aspetta dalla pubblicazione di questi “appunti” di Benedetto XVI?

Io spero che alcuni comincino finalmente ad affrontare il problema degli abusi sessuali in modo chiaro e corretto. Il clericalismo è una falsa risposta.

(fonte: lanuovabq.it)

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