San Pio V, il papa di Lepanto

Il più grande e importante degli artefici della vittoria di Lepanto, il santo pontefice Pio V, non vi partecipò in armi, ma fu colui senza l’azione del quale non vi sarebbe stata alcuna vittoria.

Il santo pontefice Pio V nacque nel 1504 a Bosco Marengo, in Piemonte, col nome di Antonio, dalla famiglia nobiliare dei Ghislieri. Figura più che importante per la storia della Chiesa, eletto al soglio pontificio per diretta volontà di san Carlo Borromeo, tutta la sua vita rappresenta l’austerità, l’integrità spirituale e l’umiltà che dovrebbero caratterizzare il ruolo da lui ricoperto, così come ogni servizio svolto nei confronti della Cristianità: egli seppe conciliare difatti morigeratezza dei costumi e vita politica, conoscenza teologica e azione militare.

Morigeratezza, umiltà e carità

Il periodo di pontificato di san Pio V può essere a ben vedere considerato un faro per la moralità della Chiesa e per la sua azione politica e sociale. Poco incline agli inutili lussi che lo spirito decadente dell’epoca imponeva anche alle alte cariche del clero, egli non volle nessun tipo di festeggiamento o banchetto per il suo insediamento.

Dominatore prima di se stesso e poi dei suoi sottoposti, egli pretese una rigida disciplina da tutta la curia romana, reintegrando normative morali anche nella vita civile di Roma. Si nutriva di pasti frugali, dormiva su un pagliericcio e, a piedi nudi e capo scoperto, si spostava per le chiese di Roma. Parimenti, fu altrettanto rigido con il clero, la corte e i parenti: ogni abuso della corte pontificia venne severamente punito, creò una commissione che sorvegliasse la condotta morale del clero, proibì gli svaghi mondani ai sacerdoti, impose rigidi controlli sulla provenienza e le attività dei vescovi, combatté il nepotismo non concedendo alcun favore economico ai suoi familiari.

Sebbene san Pio V fu categorico nel combattere qualsiasi fenomeno sociale licenzioso, fu sempre ben visto dal popolo, che lo considerava un garante dell’integrità morale dello Stato e della giustizia: egli da un lato proibì le dissolutezze del Carnevale e la prostituzione, e contrastò con dure sanzioni bestemmia, blasfemia e ogni tipo di illiceità; dall’altro fu sempre vicino ai meno abbienti e al popolo tutto, partecipando frequentemente alle manifestazioni pubbliche della fede, sostentando i poveri e i bisognosi con somme considerevoli (specialmente nel periodo di carestia ed epidemia), favorendo i Monti di Pietà per sostituire i prestiti a usura, suggerendo la fondazione di un istituto dei Fatebenefratelli e visitando frequentemente gli ospedali, costruendo nuove infrastrutture e incentivando le bonifiche, concedendo udienze al popolo che duravano fino a dieci ore consecutive.

Un Papa crociato

Ma l’aspetto più significativo che ha sicuramente contribuito a consegnare ai posteri e agli onori degli altari la figura di san Pio V fu, a ben vedere, anche lo spirito militare che ne contraddistinse il pontificato, quindi anche l’impegno nelle relazioni politiche internazionali e la capacità miracolosa di aver saputo unificare le forze di una Cristianità ormai divisa, preda delle nefaste contraddizioni della sua epoca e non più salda nella fede e nell’agire.

Il suo coraggio politico gli permise di schierarsi anche contro Filippo II per difendere gli interessi della Chiesa, così come di appoggiare Maria Stuarda contro Elisabetta I, e di scomunicare la stessa Elisabetta nel 1570, divenendo così l’ultimo papa ad aver impartito un anatema ad un regnante, facendo valere i diritti della Chiesa di Cristo contro le pretese temporali delle forze anticattoliche.

E fu la stessa intraprendenza illuminata dalla Grazia che gli permise di organizzare le forze della Cristianità, facendo coalizzare Genova, Venezia e Spagna (forze i cui interessi strategici diretti erano in frequente collisione), al fianco dei Cavalieri di Malta, contro l’avanzata dell’Impero Ottomano, che cercava di estendere i suoi domini sui territori della Cristianità, minacciando così la sua integrità, la fede dei suoi abitanti e l’esistenza della stessa.

Come noto, proprio nel momento della vittoria della flotta cristiana a Lepanto, egli ricevette un messaggio miracoloso che lo informò, alle cinque pomeridiane, in perfetta concomitanza con il termine della battaglia, della vittoria del fronte cattolico: istituì da allora la festa di Santa Maria della Vittoria, divenuta poi la festività del Ss.mo Rosario.

Un pontefice e un santo “completo”

Risulta quindi evidente la completezza di questo grande santo del XVI secolo, che seppe costruire un’azione organica integrando in essa santità di vita, morigeratezza dei costumi, amministrazione politica, diplomazia e forza militare, il tutto sorretto dalla Grazia divina, alla quale prima di tutto fu imputata la causa della vittoria gloriosa di Lepanto.

L’appello che il modello umano di san Pio V volge ai cattolici, oggi come ieri, è la necessità di consolidare una retta e armonica vita sociale grazie all’adesione della comunità umana alla volontà di Dio e della Santa Vergine, l’obbligo di procedere a una retta formazione dottrinale e teologica del clero – non dimentichiamo che egli redasse il primo catechismo ufficiale della Chiesa per la formazione dei sacerdoti, oltre a codificare formalmente tutto quanto stabilito dal Concilio di Trento e a uniformare il testo della Santa Messa Romana (oggi detta appunto anche “di san Pio V”) – condannando indistintamente ogni errore, per la necessità di instaurare tutto in Cristo.

Questo testo di Orazio Maria Gnerre è stato tratto dal periodico Radici Cristiane.

(fonte: radioromalibera.org)

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