Il ven. Fulton J. Sheen, e i fatidici anni «1858» e «1917»

Il vescovo americano Fulton J. Sheen fu prolifico autore di opere di grande pregio teologico e filosofico. Uno dei suoi studi più interessanti, che ben lo rappresenta come teologo e filosofo politico, è Comunismo e coscienza dell’Occidente pubblicato nel 1952, nel pieno della guerra fredda.

di Giovanni Tortelli (20-03-2019)

La figura carismatica dell’arcivescovo Fulton J. Sheen è ancor oggi molto popolare negli Stati Uniti, un po’ meno in Italia. Nato nel 1895 a El Paso in Illinois (da non confondersi con la più famosa El Paso nel Texas) da una famiglia di origini irlandesi, fu ordinato sacerdote a 24 anni.

Dopo gli studi a Lovanio e a Roma dove conseguì il dottorato in filosofia e in teologia, rientrò negli Stati Uniti per ricoprire gli incarichi di Vescovo ausiliare di New York e Vescovo titolare di Cesariana su missio canonica di Pio XII, e poi Vescovo di Rochester e Vescovo titolare di Newport. Morì a New York il 9 dicembre 1979.

Servo di Dio dal 2002, nel 2012 papa Benedetto XVI ne riconobbe le virtù eroiche attribuendogli il titolo di Venerabile. La fama di predicatore di mons. Sheen si diffuse ben presto in tutti gli Stati Uniti. Fin dagli anni Cinquanta egli aveva infatti intuito l’importanza del mezzo radiotelevisivo per un’educazione religiosa che arrivasse alla gente comune, ottenendo punte fino a trenta milioni di teleascoltatori.

“Il male avrà la sua ora, ma il Bene avrà il suo giorno”

Ma mons. Sheen fu anche prolifico autore di opere di grande pregio teologico e filosofico fra le quali si segnalano La pace dell’anima, Vita di Cristo, Le Ultime Sette Parole e Vivere la Messa, le ultime due ripubblicate dalla san Paolo nel 1997 e nel 2012.

Uno dei suoi studi più interessanti, che ben lo rappresenta come teologo e filosofo politico, è Comunismo e coscienza dell’Occidente pubblicato nel 1952, nel pieno della guerra fredda. Un’opera straordinariamente nuova e originale per come Sheen affrontava il fenomeno del comunismo, e tuttavia un’opera sempre attuale perché contemplava la Chiesa nel suo aspetto giuridico e mistico e il comunismo come errore morale, quindi entrambi come fattori perfettamente fungibili con la Chiesa di oggi e con gli errori di oggi.

Mons. Sheen vedeva infatti il comunismo non come fenomeno economico-politico – figlio del nefando liberalismo storico e genitore del totalitarismo – racchiuso in un’epoca fra le altre, ma più in generale come effetto negativo del decadimento della coscienza dell’uomo occidentale,riportando così il comunismo nel più vasto e più grave ambito dell’errore morale.

In particolare, di quella morale occidentale decaduta che aveva perduto il senso ed il concetto dell’uomo come creatura fatta a immagine e somiglianza di Dio: non a caso proprio negli anni Cinquanta quando Sheen scriveva questo suo saggio, veniva pubblicato – fra l’ammirazione generale di tutti gli intellettuali di sinistra – l’Essere e il nulla di J.P. Sartre, emblematico monumento alla nullità dell’uomo in quanto uomo, in un mondo che è nulla se non il «ciò che è» del materialismo storico: un testo, quello sartriano, diventato quasi d’obbligo il libro rosso di quella “rivoluzione del nulla” che fu il Maggio ‘68.

Solo apparentemente dunque, sottolineava mons. Sheen, la lotta del suo tempo si svolgeva fra individualismo e collettivismo, tra libera iniziativa e socialismo reale, ma l’Autore si rendeva perfettamente conto che in realtà la lotta era molto più ampia e molto più duratura, anzi perenne, tutta in ambito morale e spirituale, ieri contro un nemico esterno come il comunismo, oggi contro gli errori e le apostasie, forse anche più gravi, insinuatesi negli interna corporis della Chiesa.

Il Leviathan comunista di ieri è il vacuo mostro “climatista”, globalista, ecologista, consumista, relativista, agnostico-ateista di oggi: si tratta sempre di «comunismi» e di «utopismi» che vorrebbero applicare un’anonima giustizia o equità sociale, e tutti hanno a che fare ancor oggi con una coscienza e una morale decadute perché valorizzano l’uomo finito e unidimensionale di quaggiù avendo avuto cura di decapitarlo, ieri come oggi, di ogni prospettiva soprannaturale di lassù.

La coscienza e la morale dell’uomo d’oggi, impegnate nel raggiungimento del meglio a tutti i costi su questa terra, non riescono più a vedere che l’unica parità, o equità, o giustizia sociale possibile e praticabile è solo quella nella Comunione dei Santi in cielo. Il cap. 10 di Comunismo e coscienza dell’Occidente è completamente dedicato al rapporto fra la Vergine e il mondo, ma con una lunga premessa: Sheen individuava un «anno di crisi» che segna la nascita del mondo moderno e insieme la regressione antropologica dell’uomo.

Quell’anno è il 1858, l’anno in cui John Stuart Mill scrisse On Liberty in cui la libertà veniva identificata con la licenza e l’assenza di responsabilità; l’anno in cui Darwin terminò la sua Origin of the Species con cui distoglieva l’uomo dalla visione del fine eterno e lo induceva piuttosto a guardare a un passato animalesco. Nel 1858 Marx scriveva la Critica dell’economia politica che glorificava l’economia come base assoluta della cultura.

Fu dunque il 1858, dopo la rivoluzione francese, un’ulteriore tappa per la frammentazione delle coscienze, per l’eliminazione dell’elemento metafisico e soprannaturale dall’orizzonte del mondo, che rese possibile il positivismo, e poi il liberalismo storico che non attribuiva all’uomo altro fine se non quello economico, entrambi genitori diretti del comunismo e del totalitarismo.

Ma il 1858 fu anche l’anno delle diciotto apparizioni di Lourdes: la Vergine invitava a riconciliarsi col Signore; coloro che volevano ridurre l’uomo ad animale e l’animale a semplice natura, la Vergine li invitava ad elevarsi nel suo Figlio divino; a coloro che degeneravano la libertà in licenza, la Vergine indicava che solo in Gesù è la vera libertà dei figli di Dio.

Il mondo però non ascoltò gli inviti dell’Immacolata Concezione. E ne vennero i mali della prima guerra mondiale e del comunismo, eventi visti da mons. Sheen come conseguenze dirette della «colpa» della coscienza occidentale per aver perduto il suo primato e per aver consentito la germinazione dell’ideologia comunista «dai rimasugli laicizzati di una civiltà occidentale la cui anima un tempo era cristiana».

Il 13 maggio 1917 papa Benedetto XV imponeva le mani su mons. Pacelli e lo faceva successore degli apostoli. Il 13 maggio 1917 in Portogallo la Vergine apparve ai tre pastorelli Lucia, Jacinta e Francisco e nell’apparizione più importante del 13 luglio la Vergine disse ai fanciulli che se gli uomini non avessero cessato di offendere Dio, dopo non molto tempo – nel successivo pontificato – un’altra e più terribile guerra sarebbe seguita: Pio XII fu eletto Papa il 2 marzo 1939 e sei mesi dopo ebbe inizio la seconda guerra sul fronte orientale.

Al di là del significato apparente delle parole della Vergine ai tre semplici pastorelli, Sheen si domandava quale poteva essere il significato recondito delle apparizioni della Vergine a Fatima, e rispondeva così: «Poiché il mondo ha perduto Cristo, può darsi che Lo riconquisti attraverso Maria. Quando, verso l’età di dodici anni Nostro Signore Gesù Cristo si perdette al tempio, fu la SS. Madre che Lo ritrovò. Perché se il Bene ha il suo giorno, anche il male ha la sua ora, come quella del Getsemani».

Le rivelazioni di Fatima ci fanno capire, proseguiva Sheen, che viviamo in un universo morale nel quale il bene è mal conservato e il male vuol comunque finire di distruggerlo, un male che non è relegato nella politica o nell’economia ma che abita nel cuore dell’uomo.

La Chiesa, continuava Sheen, non è una «sopravvissuta» ma più e più volte ha ripercorso, peregrinante, questo mondo rapidamente mutevole nel tentativo di riconciliarlo col Signore, e lo ha fatto sempre ispirandosi e appoggiandosi alle apparizioni di Maria. Questo il significato da dare alla presenza della Vergine nella storia, sempre a correzione della condotta empia dell’uomo.

Mons. Sheen concludeva che tre sono gli atteggiamenti che l’uomo può avere nei confronti della vita e della storia, uno solo è quello giusto: a) l’ottimismo fatuo del mondo senza Dio; b) il pessimismo senza speranza dei totalitarismi; c) il cristianesimo, che giunge alla Resurrezione passando dalla Passione, che giunge alla gloria della Domenica di Pasqua passando dal Venerdì Santo.

(fonte: corrispondenzaromana.it)

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