San Giuseppe, il giusto che seppe essere sposo e padre

La famiglia di Nazaret ha potuto essere tale grazie alla presenza silenziosa, orante e operosa di San Giuseppe, il quale ci insegna che essere sposo e padre in una famiglia vuol dire innanzitutto ascoltare e fare la volontà di Dio. Davanti al sovvertimento dell’ordine naturale cui assistiamo oggi, lo sposo di Maria e padre putativo di Gesù ci ricorda che un padre di famiglia deve essere un maestro di preghiera, crescendo i figli nella fede.

di Giorgio Maria Farè (19-03-2019)

Santa Teresa d’Avila, riformatrice del Carmelo, era devotissima a San Giuseppe, lo indicava come un punto di riferimento e insegnava che “qualunque grazia venga chiesta a San Giuseppe verrà concessa”. Santa Teresa fece l’esperienza profonda della paternità vera, sincera, che è peculiare del padre putativo di Gesù e la tramandò cosicché, ancora ai nostri giorni, la figura di San Giuseppe ha un’importanza primaria nell’Ordine Carmelitano Scalzo.

Guardando alla famiglia e a come viene intesa oggi dal mondo, la figura di San Giuseppe ci appare di grande consolazione e conforto perché lo sposo di Maria rappresenta l’uomo giusto, che non cerca e non segue il proprio interesse, la propria volontà, ma cerca solamente di conoscere e fare la volontà di Dio, al di là di qualsiasi desiderio personale.

In campo antropologico e teologico la società odierna sconta gli effetti di una rivoluzione antropocentrica che ha messo l’uomo al centro, lasciando Dio alla periferia. In questo contesto di sovvertimento dell’ordine naturale, meditare la figura di San Giuseppe ci richiama a recuperare al più presto la centralità di Dio. San Giuseppe ci insegna cosa voglia dire essere padre e sposo in una famiglia: vuol dire innanzitutto disponibilità ad ascoltare la volontà di Dio, vivere fedelmente il sacramento del matrimonio secondo il progetto divino, dimostrare una cura per l’altro capace di grande sacrificio.

Non dimentichiamo che San Giuseppe era padre putativo di Gesù, non padre naturale. Ha avuto il massimo della cura possibile per questo Bambino prodigioso, come se fosse effettivamente suo figlio naturale. A motivo del sogno di natura celeste che aveva fatto, ha cambiato completamente il progetto di ripudiare in segreto la Vergine Maria. Sempre in sogno, il Cielo gli ha chiesto di continuare a rimanere fedele a questo progetto di famiglia e San Giuseppe ha acconsentito senza dubbi né obiezioni, per quanto la volontà divina fosse certamente diversa da qualsiasi idea egli potesse avere per il proprio futuro. San Giuseppe era sicuramente un padre e marito di grande preghiera, perché solo una persona di grande preghiera può riuscire ad aprire la sua vita a una missione così elevata com’è stata la Sacra Famiglia.

Un padre di famiglia è tenuto, insieme alla madre, a crescere nella fede i propri figli: è una delle tre promesse del matrimonio. Un padre di famiglia è innanzitutto un maestro di preghiera e di vita cristiana. Nell’odierna società, così lontana da Dio, è solo dal proprio padre che i figli possono imparare cosa vogliano dire sacrificio e amore per la preghiera. Solo osservando e ascoltando gli insegnamenti del loro padre possono imparare a vivere un’autentica vita cattolica. Non potrebbero certo impararlo dai tanti “educatori” che trasmettono la mentalità del mondo. La prima, insostituibile, scuola di vita umana e cristiana è la famiglia.

Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, fin da piccola, era rimasta colpita osservando il modo in cui il padre pregava assorto e partecipava alla Santa Messa. Nella vita di Santa Teresina l’immagine del padre è stata l’immagine plastica più prossima che le ha rappresentato dal vivo la paternità di Dio. Teresina ha potuto fare esperienza della misericordia di Dio e dell’infanzia spirituale grazie alla mediazione meravigliosa che ha avuto nel suo papà.

San Giuseppe, che è patrono universale della Chiesa, è stato sicuramente un uomo che ha saputo portare nella sua famiglia tutti i doni di Dio. La famiglia di Nazaret ha potuto essere tale grazie alla presenza silenziosa, orante e operosa di San Giuseppe. Perciò sarebbe provvidenziale accrescere la devozione a San Giuseppe, che significherebbe progredire in un vero amore filiale alla Chiesa: abbiamo bisogno di un grande e sincero amore a Dio e alla Chiesa.

Ho avuto la grazia di conoscere diverse famiglie — famiglie numerose — che hanno messo Dio al centro, ad imitazione della Famiglia di Nazaret. Ho conosciuto padri di famiglia che sono dei piccoli San Giuseppe, uomini che vivono pienamente il loro ruolo di padri e mariti, educatori nella fede e nell’umanità. Sono padri che hanno tolto la televisione da casa e al suo posto hanno messo le statue della Madonna e del Sacro Cuore di Gesù, che stanno educando i loro figli ad una preghiera familiare assidua e protratta davanti alle immagini di Gesù e Maria. Non solo recitano in famiglia il Rosario, ma insegnano ai bambini a fare l’esame di coscienza, e i santi ci insegnano che chi sa fare bene l’esame di coscienza è sulla buona strada per la santità. Questi genitori preparano i figli ai sacramenti insegnando loro la bellezza della Parola di Dio e del Catechismo. Non demandano tutto alla parrocchia ma si occupano essi stessi in maniera attiva dell’educazione dei propri figli alla fede. E questo ha un impatto grande.

L’esempio che queste famiglie ci trasmettono è che non ci si può limitare a vivere la fede solo una volta a settimana, andando alla Messa domenicale, ma che la fede si vive quotidianamente, minuto per minuto. In queste famiglie veramente Gesù è al centro, perché entrando in casa per prima cosa non si vede la televisione, non la si sente parlare in continuazione, ma si vede Gesù e si fa esperienza di silenzio. Serve recuperare la dimensione della famiglia come “luogo” del silenzio. Ciò non significa chiudersi nel mutismo, ma imparare a parlare nel modo giusto: senza “parlarsi addosso”, senza offendersi l’un l’altro, in un confronto sincero, in un’obbedienza vissuta come virtù. Tutto questo è possibile nella misura in cui, come ha fatto San Giuseppe, si mette al centro Dio. Così i figli diventano gemme meravigliose.

(fonte: lanuovabq.it)

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