San Gabriele dell’Addolorata, il santo dei giovani

San Gabriele è conosciuto come il santo dei giovani, il santo dei miracoli e il santo del sorriso.

di Cristina Siccardi (27-02-2019)

«Iddio così vuole, così voglio anch’io», in tal modo pensava, affermava, scriveva, viveva san Gabriele dell’Addolorata, il giovane passionista nato ad Assisi il 1° marzo 1838 e morto a Isola del Gran Sasso d’Italia (Teramo) il 27 febbraio 1862, giorno in cui ricorre la sua memoria liturgica. Era l’undicesimo di tredici figli di Agnese Frisciotti e Sante Possenti, nobile ternano e governatore pontificio sotto papa Gregorio XVI e in seguito di Pio IX.

Studente dei Fratelli della Scuole Cristiane e dei Gesuiti, profondamente devoto della Madonna Addolorata, promise di farsi religioso se fosse guarito da una malattia, ma rimandò il suo impegno fin quando, durante una processione dell’icona mariana bizantina del Duomo di Spoleto, il 22 agosto 1856, ebbe una locuzione della Madonna che lo invitava a lasciare la sua vita secolare per farsi passionista.

Al termine del noviziato pronunciò il voto passionista: diffondere la devozione a Cristo Crocifisso; ma più tardi emise anche quello di diffondere la devozione alla Vergine Addolorata. Scriveva ai familiari: «La mia vita è una continua gioia. Non cambierei un quarto d’ora di questa vita».

San Gabriele è conosciuto come il santo dei giovani, il santo dei miracoli e il santo del sorriso. Dei giovani perché morì a soli 24 anni a causa della tubercolosi ossea, che visse in eroica serenità, tanto che i confratelli desideravano stare al suo capezzale per riceverne beneficio. Fino a due mesi prima di spirare riuscì, con grandi sofferenze, a seguire le celebrazioni liturgiche.

Dei miracoli perché sono innumerevoli i prodigi avvenuti per sua intercessione: a migliaia si contano gli ex voto portati dai devoti in segno di riconoscenza al Santuario a lui intitolato, che si trova ai piedi del Gran Sasso, (Isola del Gran Sasso d’Italia). Proprio qui, nel 1215 san Francesco d’Assisi fondò un convento che rimase in vita fino al tempo delle soppressioni napoleoniche, in seguito, nel 1847, il luogo divenne convento e santuario dei Passionisti.

L’urna con le spoglie di san Gabriele dell’Addolorata, un tempo conservata nella chiesa, è stata traslata nel pessimo santuario d’architettura moderna, dove Giovanni Paolo II inaugurò la cripta con la tomba il 30 giugno 1985. Infine, egli è il santo del sorriso perché visse i suoi giovani anni sempre con gioia e pace finemente cattoliche, che neppure la malattia irreversibile poté intaccare.

Non riuscì a coronare il desiderio di abbracciare il sacerdozio a causa delle drammatiche scelte politiche risorgimentali, persecutrici della Chiesa, che impedivano nuove ordinazioni. Il suo direttore spirituale, padre Norberto Cassinelli, rivelò a tutti il segreto della sua santità: «Gabriele ha lavorato con il cuore».

Gabriele venne dichiarato beato da san Pio X il 31 maggio 1908 e in suo onore venne innalzata la prima basilica. Il 13 maggio 1920 Benedetto XV lo canonizzò e nel 1926 fu proclamato compatrono della gioventù cattolica italiana, insieme a san Luigi Gonzaga.

Sono quarantuno le lettere che i Passionisti del Santuario di San Gabriele dell’Addolorata possiedono: cinque scritte da studente liceale a Spoleto, le altre da novizio e studente passionista, tutte sono comprese nell’arco di tempo che va dal 1854 al 1861. In esse emerge il suo infinito amore per Cristo e per Maria Santissima e tutta la sua sollecitudine per il bene spirituale dei suoi cari. In ognuna raccomanda la tenera devozione alla Vergine e la ricerca della volontà di Dio, e con il trascorrere del tempo le sue esortazioni vertono sul fuggire dalle superficialità e dalla vita mondana.

San Gabriele è un mistico come lo fu santa Gemma Galgani (1878-1903), che visse il suo dies natalis a 25 anni e con il santo assisano d’origine ebbe un rapporto d’elezione: dichiarò che per intercessione di san Gabriele era guarita da una grave malattia. Fu proprio grazie all’incontro con lui che la santa lucchese definì meglio la sua vocazione passionista. Raggiunto il Cielo 16 anni prima della nascita di Gemma, san Gabriele dell’Addolorata è Venerabile quando la santa lo chiama “Confratel Gabriele”.

Ne legge la vita e rimane folgorata dalle virtù del giovane passionista, tanto che la legge e la rilegge per meglio meditarla. San Gabriele le appare, la conforta, la guida in un cammino mistico di straordinaria portata. Gemma lo sceglie quale suo patrono, contro le tentazioni diaboliche e a modello della sua esistenza, tutto ciò già nello stesso giorno in cui aveva iniziato a leggerne la biografia e le esperienze mistiche con lui non erano ancora iniziate.

Mediante la sua intercessione, Gemma guarisce da una grave malattia e in una delle sue apparizioni, egli pone lo stemma passionista sul suo fianco, dicendole: «Tu sarai passionista». Si legge nell’autobiografia della mistica: «Da quel giorno che il mio nuovo protettore Venerabile Gabriele mi aveva salvata l’anima, cominciai ad averne divozione particolare: la sera non trovavo il sonno, se non avevo l’immagine Sua sotto al guanciale, e cominciai fino d’allora a vedermelo vicino (qui non so spiegarmi: sentivo la sua presenza). In ogni atto, in ogni azione cattiva che avessi fatta, mi tornava alla mente Confratel Gabriele, e mi astenevo».

A quel tempo ella conta vent’anni e si trova in punto di morte, ma il miracolo avviene. A mezzanotte del 23 febbraio 1899, udì il rumore di un rosario e si accorse che il Venerabile Gabriele le stava davanti. Le parlò, come sta scritto nell’Autobiografia: «Vuoi guarire? . . . prega con fede il Cuore di Gesù; ogni sera, fino che non sarà terminata la Novena, io verrò qui da te, e pregheremo insieme il Cuor di Gesù».

Nella parrocchia di None (Torino), in questi giorni, don Giancarlo Gosmar non ha invitato i fedeli a pregare il Cuor di Gesù, ma ha ospitato nella sacra Casa di Dio Griot di Magatte Dieng e i suoi musicisti, dove si sono scatenati con i loro ritmi tribali, i loro strumenti a percussione, i loro canti, le loro grida, i loro torsi nudi, le loro danze africane in un turbinio di colori, di salti, di giravolte.

Si è scandalizzato don Gosmar dei commenti che sui social questo video ha scatenato: «Mi hanno fatto vedere i commenti e mi chiedo cosa ci sia di dissacrante in quanto è successo? È una serata che nasceva dall’esigenza dei giovani dell’oratorio di conoscere una realtà diversa e di confrontarsi con loro». Esigenza dei ragazzi o degli uomini di Chiesa attuali? Se a quegli stessi giovani il parroco avesse proposto le figure dei santi Gabriele e Gemma che cosa sarebbe successo? Se non altro, non avrebbe profanato la chiesa dei Santi martiri Gervasio e Protasio.

(fonte: corrispondenzaromana.it)

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