La vocazione della nostra epoca

Ogni uomo ha una sua specifica vocazione. Ciò che Dio chiede ad ogni anima, costituisce la sua vocazione che è la forma speciale nella quale la Provvidenza vuole che ognuno operi e si sviluppi. Ogni uomo ha una vocazione speciale perché è stato voluto e amato da Dio in maniera diversa.

di Roberto de Mattei (07-11-2018)

Ogni uomo ha una sua specifica vocazione. Ciò che Dio chiede ad ogni anima, costituisce la sua vocazione che è la forma speciale nella quale la Provvidenza vuole che ognuno operi e si sviluppi. Ogni uomo ha una vocazione speciale perché è stato voluto e amato da Dio in maniera diversa. Non esistono due creature identiche né, nel corso della storia, sono esistite vocazioni assolutamente identiche, perché la volontà di Dio è diversa per ogni creatura e ogni creatura che dal nulla si è affacciata al tempo, è irripetibile.

Il padre Frederick William Faber dedica una delle sue conferenze spirituali a questo tema: Ogni uomo ha una speciale vocazione (Spiritual Conferences, Burn & Oates, London, 1906, pp. 375-396). Ogni uomo ha una specifica vocazione , diversa da quella di ogni altro uomo, perché Dio ama ognuno di noi con un amore speciale.

In cosa consiste questo amore speciale di Dio per me? Dio innanzitutto mi ha creato, dando al mio corpo e alla mia anima le caratteristiche e le qualità che Gli piacevano. Dio non mi ha solo creato, ma mi mantiene in vita, somministrandomi l’essere per cui io vivo. Se Dio cessasse per un solo attimo di infondermi l’essere, io precipiterei in quel nulla da cui egli mi ha tratto. Dio, dopo averci creato, non ci lascia in balia del caso.

Tutti i capelli del nostro capo sono contati (Mt 10, 30) e mai ne cade uno solo senza il permesso del Signore (Lc 21, 18). E se il numero e la caduta dei miei capelli è tutto calcolato, che cosa non sarà calcolato della nostra vita?

Dio, in una parola, ha tracciato le leggi del nostro sviluppo fisico, morale, intellettuale e le leggi della nostra crescita soprannaturale. Come ha fatto? Attraverso degli strumenti. Questi strumenti sono le creature che incontriamo nella nostra vita. Il monaco certosino Dom Pollien, nel suo celebre Cristianesimo vissuto (Edizioni Fiducia, Roma 2017), ci invita a calcolare il numero di tutte le creature che hanno concorso al fatto della nostra esistenza.

Le influenze fisiche del tempo, delle stagioni, del clima, le influenze morali dei parenti, dei maestri, degli amici e dei nemici che abbiamo incontrato; tutti i libri che abbiamo letto, le parole che abbiamo ascoltato, le cose che abbiamo visto, le situazioni in cui ci siamo trovati, nulla è dovuto al caso, perché il caso non esiste, tutto ha un significato.

Queste influenze, questi movimenti sono il lavoro che Dio svolge su di noi. Tutte queste creature, spiega dom Pollien, sono poste in movimento da Dio e non fanno su di noi se non quello che Lui vuole che facciano. Tutto avviene nel momento determinato, agisce sul punto giusto, produce il movimento necessario ad esercitare un influsso fisico, morale o intellettuale su di noi.

Questo influsso è la grazia attuale. La grazia attuale è quell’azione soprannaturale che Dio esercita ogni momento su di noi, attraverso le creature. Le creature sono lo strumento di Dio per un unico scopo che è la formazione dei santi. Tutto ciò che avviene, tutto ciò che si fa, dice san Paolo, tutto senza eccezione concorre a una medesima opera e quest’opera è il bene di coloro che la volontà di Dio chiama alla santità (Rom 8, 28).

Nulla fallisce a questo scopo, tutto converge verso questo risultato. La grazia attuale è dappertutto e lega intimamente il naturale al soprannaturale. E Dio proporziona la qualità delle sue grazie alle necessità della nostra vita, secondo i disegni della sua misericordia verso di noi e secondo la corrispondenza che prestiamo alla sua azione.

Come corrispondere a questa ininterrotta azione della grazia sulla nostra anima? Fu chiesto a un religioso che viveva molto vicino a san Giovanni Bosco se in mezzo alle sue innumerevoli opere, alla sua vita talvolta tumultuosa, don Bosco fosse mai preoccupato. Il religioso rispose in questo modo: «Don Bosco non ha mai, un minuto prima, pensato a quello che stava per fare un minuto dopo». Don Bosco, che comprendeva l’azione della grazia, ha sempre cercato di fare la volontà di Dio nel momento presente. E seguendo questa strada ha realizzato la sua vocazione.

A Roma, accanto alla stazione centrale sorge la Basilica del Sacro Cuore costruita da don Bosco a prezzo di immensi sacrifici, appena prima della sua morte. La Basilica fu solennemente consacrata il 14 maggio 1887 per mano del cardinale vicario alla presenza di numerose autorità civili e religiose.

Il 16 maggio 1887 don Bosco stesso celebrò la Messa all’altare di Maria Ausiliatrice: fu la sua unica celebrazione nella chiesa del Sacro Cuore e, come ricorda una lapide apposta nel centenario dell’evento, fu interrotta quindici volte dai singhiozzi dell’anziano sacerdote, che comprese il significato del suo celebre “sogno dei 9 anni”. Dio gli mostrò il vasto panorama della sua vita e gli svelò come, fin dall’infanzia, essa fosse stata preparata e condotta da Dio per compiere la sua missione terrena.

Ogni anima ha la sua vocazione perché ha una sua differente funzione nel Corpo della Chiesa. Colui che ha la vocazione del matrimonio non l’ha per sé, ma per la Chiesa. Colui che la vocazione religiosa, non l’ha per sé, ma per la Chiesa.

Ci sono le vocazioni dei singoli, ci sono le vocazioni delle famiglie, che non sono solo quelle naturali, ma sono anche le famiglie spirituali, con i loro carismi; ci sono le vocazioni dei popoli, di cui ha tanto spesso parlato il prof. Plinio Correa de Oliveira. Ogni nazione ha una vocazione specifica, che è il ruolo che la Provvidenza le affida nella storia. Ma noi non nasciamo solo all’interno di una famiglia e di un popolo.

Viviamo all’interno di un’epoca storica. E poiché anche la storia è una creatura di Dio, a ogni epoca storica Dio chiede qualcosa di diverso. Ogni epoca storica ha la sua vocazione. La vocazione dominante dei primi secoli della Chiesa fu la disponibilità al martirio. Esiste una vocazione del XXI secolo, all’interno della quale trovare la nostra singola vocazione?

La vocazione della nostra epoca è quella di corrispondere al desiderio del Cielo che la Madonna stessa ci ha manifestato a Fatima: «Infine il Mio Cuore Immacolato trionferà». E’ la vocazione di chi, all’interno di un chiostro, nelle piazze pubblica, con la preghiera, la penitenza, gli scritti, la parola, l’azione, combatte per la realizzazione di questa promessa.

Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria è anche il trionfo della Chiesa, perché il Cuore Immacolato di Maria è il Cuore stesso Chiesa. Il trionfo presuppone una grande battaglia che lo precede. E poiché questo trionfo sarà sociale, pubblico, e solenne, anche questa battaglia, sarà sociale, pubblica e solenne. Essere santi oggi significa combattere questa battaglia, che si combatte innanzitutto impugnando la spada della verità. È solo sulla verità che si può costruire la vita degli uomini e dei popoli, e senza la verità, una società si decompone e muore.

Oggi, la società cristiana dev’esser rifatta; e per rifarla, la prima necessità che s’impone è quella di professare e vivere la verità, con spirito militante, Quando un cristiano, con l’aiuto della Grazia, conforma la propria vita ai princìpi del Vangelo e combatte per difendere la verità, non può essere arrestato da nessun ostacolo.

Nel suo discorso del 21 gennaio 1945 alle Congregazioni Mariane di Roma, Pio XII afferma: «Il tempo presente esige cattolici senza paura, per i quali sia cosa del tutto naturale il confessar apertamente la loro fede, con le parole e con gli atti, ogniqualvolta la legge di Dio e il sentimento dell’onore cristiano lo domandino. Veri uomini, uomini integri, fermi ed intrepidi! Quelli i quali non sono tali che a metà, il mondo stesso oggi li scarta, li respinge e li calpesta».

«Dio e la Chiesa – scrive dom Pollien – chiedono dei difensori, ma dei veri difensori; di quelli che mai indietreggeranno di un passo; di quelli che sanno essere fedeli alla consegna, fino alla morte; di quelli che si formano a tutte le severità della disciplina, per essere pronti a tutti gli eroismi della lotta» (p. 162)

I giovani del XXI secolo non possono essere attratti dagli inviti al compromesso con il mondo, ma chiedono alla Chiesa un appello all’eroismo. Nel Medioevo, alla costruzione di una cattedrale partecipavano architetti, muratori, fabbri, falegnami, vescovi, principi, personaggi illustri ed ignoti, uniti dal medesimo desiderio di rendere gloria a Dio attraverso le pietre che si elevavano al Cielo.

Anche noi partecipiamo a un grande progetto. Ognuno di noi oggi è chiamato a costruire sulle rovine del mondo moderno l’immensa cattedrale dedicata al Cuore Immacolato di Maria, che non è altro che il Suo Regno nelle anime e nella società. I nostri cuori sono le pietre e la nostra voce annunzia al mondo un sogno che si realizzerà.

(fonte: corrispondenzaromana.it)

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