Dom Pollien, maestro di spiritualità e vita vissuta

Dom François de Sales Pollien è uno dei massimi autori di spiritualità del XX secolo: i suoi scritti però non sono per pochi contemplativi, al contrario costituiscono un eccezionale insegnamento di vita vissuta per tutti coloro che desiderano santificarsi con l’apostolato.

L’Ordine Certosino, fondato nel 1084 da san Bruno di Colonia, ha da allora attraversato in silenzio i secoli offrendo preziose risorse spirituali alla Chiesa. In Italia, la Certosa di Serra San Bruno, insediata tra il 1090 e il 1101 nel cuore della Calabria dallo stesso santo tedesco, è il primo convento certosino e il secondo di tutto l’ordine. Qui morì, il 12 febbraio 1936, in odore di santità, dom François di Sales Pollien, uno dei principali autori spirituali del XX secolo.

Contemplativo e attivo allo stesso tempo

Dom Pollien nacque il 1° agosto 1853 a Chèvenoz, in Savoia, terra che a quell’epoca ancora apparteneva al Regno di Sardegna. Ricevette un’educazione profondamente cristiana e, dopo aver studiato nel seminario di Annecy, fu ordinato sacerdote, nel 1877, a ventiquattro anni.

Nel 1884 decise di rinchiudersi nella Grande Certosa di Grenoble, dove l’anno successivo fece la sua professione religiosa assumendo il nome di Francesco di Sales, un grande maestro, il cui insegnamento, insieme a quello di un altro eminente savoiardo, Joseph de Maistre, ne influenzò profondamente il pensiero.

Dom Pollien fu quindi destinato alle Certose di Nancy, di Sélignac e di Montreuil, in Francia, come confessore e direttore di esercizi spirituali per i secolari. Dopo un decennio, fu nominato priore della certosa di Mougères, in Linguadoca, che però fu chiusa subito dopo, il 1° luglio 1901, in seguito all’emanazione delle leggi anticlericali francesi.

La comunità andò in esilio e dom Pollien fu nominato superiore della casa di rifugio di Zepperen, in Belgio, per essere poi trasferito alla certosa di Farneta, vicino Lucca, dove visse dal 1903 al 1911 quando fu chiamato a guidare la certosa di Pleterje, in Slovenia, allora nell’Impero Austro-ungarico, ricostruita per accogliere i religiosi esuli dalla Francia.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale passò a Serra San Bruno, dove rimase fino alla morte, pregando, studiando e attendendo alle sue opere. Tra queste, la più conosciuta, tradotta in italiano nel 1904 con una presentazione dell’economista Giuseppe Toniolo, fu quindi pubblicata nel 1964, con il titolo Cristianesimo vissuto. Consigli fondamentali dedicati alle anime serie.

Altrettanto importanti sono La vita interiore semplificata e ricondotta al suo fondamento, del 1894 – edita sotto il nome di Joseph Tissot – e La pianta di Dio, pubblicata in italiano nel 1949, prima che nell’originale in francese. Altre opere inedite si trovano presso la Grande Certosa di Grenoble.

I principii di un Cristianesimo vissuto

Cristianesimo vissuto è un libro che può essere affiancato a L’anima di ogni apostolato (1910) del trappista dom Jean-Baptiste-Gustave Chautard, per il primato che attribuisce alla vita interiore come fondamento della vita del cristiano.

«Si dice – scrive Dom Pollien – che mancano gli uomini; io non lo credo; sono i principii che mancano: perciò non si formano più cristiani». «Principii, principii!».

La fermezza nei princìpi non significa durezza nei modi con cui i princìpi si difendono.

«Tu sarai uomo di principii e i principii non si prestano a nessun accomodamento: sono o non sono. Quando si tratta invece di mezzi da adoperare, puoi e devi essere accomodante. La pratica deve adattarsi a tutte le situazioni, servirsi di tutto. Fermezza nei principi, dolcezza nei mezzi».

È solo sui princìpi però che si può costruire la vita degli uomini e dei popoli, perché un uomo, ma anche una società, vale le idee che professa.

«La società cristiana dev’essere rifatta e per rifarla la prima necessità che si impone è quella di raddrizzare le proprie idee. È l’idea che fa l’uomo: oggi non ci sono più idee, non ci sono che parole».

In un’epoca come la nostra in cui la vita dei cristiani è spesso priva di nerbo, ridotta a parole melliflue e sentimentali, le pagine di dom Pollien, per il loro vigore e la loro chiarezza, sono un autentico refrigerio spirituale. «Questo libro semplice e denso, che racchiude in forma vibrata, scultoria, fulgidissima, talune verità maestre del cristianesimo, troppo spesso obliate, – ha scritto nella sua presentazione il venerabile Giuseppe Tonioloè destinato a formare nei giovani una tempra di uomini, che “vogliono essere alcunché e fare qualche cosa”, non soltanto nelle intime profondità dello spirito, ma in tutte le appartenenze esteriori della vita individuale e sociale».

Questa spiritualità virile traspariva dalla figura di dom Pollien, che nella solitudine di Serra San Bruno, si aggirava alto e calvo, claudicante, per una frattura mal curata durante il noviziato.

Un monaco suo confratello, dom Benoît du Moustier ne descrive con queste parole la personalità e l’anima contemplativa: «Negli ultimi anni della sua vita Don Pollien non aveva più voce per prendere parte al canto degli Uffici Divini del suo Ordine. Ma quando nella Messa Conventuale si intonava il Credo, l’alto vegliardo si scuoteva, si drizzava e, con gli occhi spenti come fissati su bellezze invisibili agli altri mortali, cantava estatico con quanto gli rimaneva di voce, il suo Credo, per Lui riassunto evocatore di quei misteri che aveva, durante la sua lunga vita, con tanta diligenza e tanto amore, studiati, meditati, contemplati».

Questo testo di Ranieri de Mattei è stato tratto dal periodico Radici Cristiane.

(fonte: radioromalibera.org)

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