L’importanza di crescere i figli nella fede

Intervenuta ad una conferenza a margine dell’Incontro mondiale delle famiglie a Dublino, Madre Miriam ha ricordato che i genitori cattolici hanno il dovere di educare i figli alla fede. Lasciarli alla cultura dominante vuol dire abdicare al proprio ruolo.

di Giulia Tanel (30-08-2018)

La scorsa settimana, in concomitanza con l’Incontro Mondiale delle Famiglie, l’Irlanda ha registrato un altro evento incentrato sul tema della famiglia, denominato Conferenza delle famiglie cattoliche, che ha posto al centro l’analisi dell’enciclica Casti Connubii di Pio XI, punto di riferimento per la generazione di cattolici precedente a quella dell’Humanae Vitae.

Madre Miriam

Nel corso dell’iniziativa, tra gli altri relatori, ha preso la parola anche Madre Miriam, fondatrice delle Figlie di Maria, Speranza della Madre di Israele, che ha tenuto un intervento (qui il video integrale) dal titolo: Genitori in un mondo che è stato trasformato da Dio – Come i genitori cattolici hanno il solenne dovere di crescere i loro figli nella fede.

Madre Miriam è stata molto netta, nel suo discorso. Partendo, riporta LifeSiteNews, con il rilevare che oggi «i giovani lasciano la fede cattolica – pensano di lasciare la fede cattolica – ma non hanno mai saputo di cosa si tratta», la suora è andata a porre l’accento sull’origine di questo fenomeno: la mancanza di una educazione alla fede vissuta nella quotidianità, in seno alle famiglie cattoliche, diretta conseguenza del venir meno della consapevolezza, nei genitori, di questo loro importante e delicato compito.

Un tempo, ha rilevato la suora facendo riferimento al martirio dei sette fratelli narrato nel secondo Libro dei Maccabei, le madri non avrebbero mai lasciato che i figli venissero “traviati” da valori alieni al cattolicesimo, mentre oggi non è più così. Tuttavia, ha proseguito la madre Miriam, «ogni madre […] che permette alla società di crescere [i suoi] figli – anche in nome di una scuola cattolica – sta perdendo la [sua] chiamata e danneggiando i suoi figli, a meno che quella scuola cattolica sia veramente cattolica».

Papa Pio XI

Sono i genitori, infatti, i primi responsabili dell’educazione alla fede dei figli, proprio come (ri)sottolineato nel 1930 da papa Pio XI nella Casti Connubii, laddove afferma che «[…] fra i beni del matrimonio occupa il primo posto la prole», in quanto «Iddio vuole la generazione degli uomini, non solo perché esistano e riempiano la terra, ma assai più perché ci siano cultori di Dio, lo conoscano e lo amino e lo abbiano poi infine a godere perennemente nel cielo». Di conseguenza, evidenziava ancora il pontefice, «il bene della prole non si esaurisce nel beneficio della procreazione, ma occorre che se ne aggiunga un secondo, che consiste nella debita educazione di essa». Un’indicazione, questa, che non a caso trova eco nel Codice di diritto canonico («Il fine primario del matrimonio è la procreazione e l’educazione della prole»), così come nella celebrazione del sacramento del matrimonio, quando viene rivolta agli sposi una domanda esplicita su questo aspetto, che nella prima forma del rito è: «Siete disposti ad accogliere con amore i figli che Dio vorrà donarvi e a educarli secondo la legge di Cristo e della sua Chiesa?».

L’educazione cristiana, ha quindi proseguito Madre Miriam, non necessita di grandi parole o discorsi, bensì viene trasmessa anzitutto attraverso l’esempio quotidiano, che si rende evidente anche dalle modalità – solo apparentemente secondarie – con cui ci si atteggia e ci si veste, e che «devono rimandare un’idea di castità e modestia».

E se questo è vero per quei genitori che hanno i bambini e ragazzi ancora piccoli e che vivono in casa, nulla vieta che anche chi ha figli ormai grandi e crede di aver ormai perso la propria opportunità possa impegnarsi sulla strada di un’educazione cristiana. Come? Mettendosi in ginocchio a pregare.

(fonte: iltimone.org)

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