Cannabis, epidemia nascosta in un’Europa che dorme

Dai dati dell’osservatorio europeo 2018 sulle tossicodipendenze emerge il dominio incontrastato della cannabis che si pone come la regina delle droghe. Un esercito di 86 milioni di consumatori da almeno una volta al mese. Poco per giustificare il “così fan tutti” dei Radicali, ma troppo per le conseguenze mediche. L’esperto Serpelloni: “Aumentano i trattamenti da intossicazione che dà schizofrenia e crisi psicotiche. E il 41% “ricade” nelle terapie: segno che anche la cannabis, come le altre droghe, dà assuefazione e dipendenza”. Ma intanto in Europa legislazioni e politiche tendono a non vedere il problema.

di Andrea Zambrano (18-09-2018)

41 milioni. Esattamente il numero degli abitanti dell’intera Argentina, poco meno dell’Ucraina. E’ il numero impressionante degli europei che nel 2016 hanno consumato cannabis almeno una volta al mese. Un esercito di drogati di cannabis, che aumenta la sua penetrazione in Europa arrivando ad occupare il 75% del mercato degli stupefacenti. Uno stato intero di cittadini assuefatti o anche solo condizionati dagli effetti della cannabis: immaginateli alla guida mentre portano i figli a scuola o alle prese con un lavoro nel quale si ha la responsabilità della vita del pubblico, come l’autista di autobus o anche solo l’insegnante. Viene fuori il ritratto di un continente che si trova alle prese con una piaga nascosta e non riconosciuta, anzi, tenacemente sdoganata a livello politico da legislazioni sempre più permissive.

Ai benpensanti e radicali farebbe bene la lettura delle oltre 90 pagine che compongono la relazione annuale dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction, EMCDDA), la fonte centrale e l’autorità riconosciuta nel campo delle questioni relative alle droghe in Europa. Un organismo che da oltre 20 anni raccoglie, analizza e diffonde informazioni scientificamente valide sulle droghe, sulle tossicodipendenze e sulle relative conseguenze, fornendo al proprio pubblico un quadro del fenomeno delle droghe a livello europeo fondato su dati di fatto.

La relazione di quest’anno non manca di accendere campanelli di allarme, ma se i giornali si sono concentrati soprattutto sull’allarme cocaina, è stato pressoché ignorato tutto il comparto relativo alla cannabis. Una dimenticanza strategica, eppure miope, dato che è la cannabis oggi la droga che sta uscendo tranquillamente dall’alveo della proibizione per entrare senza colpo ferire in quello della ricreatività.

La Nuova BQ lo ha letto con l’aiuto del professore Giovanni Serpelloni, scoprendo che quello della cannabis è una bomba ad orologeria pronta a scoppiare in mano ai servizi sociali e ospedalieri di tutt’Europa, Italia compresa.

COSI’ NON FAN TUTTI

L’indagine – effettuata nel 2016, ma presentata in questi giorni dopo una lunga fase di studio e comparazione dati – divide la popolazione in due tronconi: adulti dai 15 ai 34 anni e adulti dai 34 ai 64 anni. Ebbene. In quest’ultima categoria la percentuale del consumo almeno una volta nell’ultimo anno è del 7,2%, il che vuol dire che circa 24 milioni di persone in Europa hanno consumato almeno una volta nell’ultimo anno cannabis. Se andiamo a vedere quante volte queste persone almeno una volta nella vita hanno consumato, la percentuale sale al 26% e sono circa 87 milioni di persone.

Restringiamo ora questa osservazione ai giovani adulti nella fascia 15/34. Qui la percentuale dell’ultimo anno è di circa il 14,1%, che sono circa 17,2 milioni. Ne consegue così il dato iniziale dei 40 milioni.

Quale lettura dare a questi dati? “Di solito – spiega Serpelloni, neuropsichiatra che ha contribuito alla traduzione del report in italiano – si sente dire: “Bè la cannabis la usano tutti i ragazzi, è comune”. In realtà quando si vanno a fare i conti si scopre che chi usa cannabis è solo una minoranza, non è una maggioranza. 14% nei giovani e 7% negli adulti. E’ dunque un falso mito da sfatare quello del “così fan tutti” attraverso il quale si pretende di rendere accessibile e legale un uso che rimane pericoloso soprattutto per le conseguenze mediche.

Il dato della cannabis è comunque in crescita e lo è rispetto alle altre droghe in commercio. La cocaina tra i giovani/adulti è all’1,9%, anfetamine e Mdma (extasy) 1%, per gli oppiacei i consumatori ad alto rischio sono circa 1 milione e 300mila, le nuove sostanze psicoattive (sintetiche e cannabinoidi sintetici) hanno un’incidenza sul 3% della popolazione europea.

CANNABIS REGINA DEL MERCATO

Sul fronte dei sequestri il 40% delle operazioni è riferito proprio alla cannabis e per il 29% all’hascisc che deriva dalla resina della cannabis, il 9% delle operazioni di polizia in Europa è per la cocaina mentre il 4% per l’eroina e l’11 per le altre sostanze: “Significa che il mercato principale in termini di traffico di sostanze stupefacenti è di circa il 70% ad appannaggio della cannabis e i suoi derivati – prosegue Serpelloni – ed è un volume enorme se si considera che nel 2016 sono stati segnalati dall’UE 763mila sequestri di prodotti a base di cannabis. Teniamo presente che si tratta comunque del 10% del circolante”.

Ma c’è un altro dato che deriva dall’analisi dei sequestri: il prezzo è restato più o meno invariato, ma c’è un aumento di potenza. La “roba” che gira dal 2006 ad oggi è aumentata per percentuale di principio attivo (Thc): “Abbiamo sempre più cannabis, sempre più potente e sempre più dannosa”.

IN CURA

A fronte di questi dati ci chiediamo: se è così che cosa dobbiamo aspettarci a livello sanitario? I danni si fanno vedere? Sì, sono infatti aumentate la richiesta di trattamento e i ricoveri ospedalieri per intossicazione dalla cannabis. Quella del ricovero è la fase più critica, che avviene di solito dopo un po’ di assunzioni e che si manifesta prevalentemente per disturbi psichiatrici. La gente va a finire in ospedale perché sviluppa schizofrenia o crisi psicotiche acute tali da farli preoccupare e accedere ai pronto soccorsi. “Quelli che abusano di cannabis si ritrovano con gravi difficoltà e si ritrovano dipendenti. Si tratta di gravi difficoltà di memoria e attenzione ma anche interpretazione della realtà”.

Interessante poi notare come l’età media del primo consumo di una canna sia scesa a 16 anni mentre l’età media del primo trattamento è intorno ai 25 anni. “Si aspetta così circa 10 anni prima di accorgersi del problema – insiste Serpelloni -, ma quella dell’adolescenza e della giovane età è l’età più critica per lo sviluppo cerebrale”.

UN’EPIDEMIA NASCOSTA

Altro dato rivelatore che smentisce alcune leggende nere. Il 59% si sottopone al trattamento per la prima volta, ma il restante 41% sono quelli che ricadono. Se il paziente ricade e ha bisogno di essere ritrattato è la dimostrazione che c’è una vera e propria dipendenza e questo smentisce i tanti che sostengono che in realtà la cannabis non dia dipendenza. Ci sono persone che hanno smesso da almeno un mese e che non avevano nessun consumo nell’ultimo mese, ma dopo aver smesso per un mese stavano ancora male tanto che sono andati in ospedale a fare la disintossicazione (15%): è come dire che uno ha smesso di bere da un mese, ma va in ospedale. Allora la conclusione spontanea è: ma se dopo un mese sei ancora in sofferenza significa che questa sostanza ti ha davvero fatto del male perché il tuo corpo non è riuscito a smaltirla in un mese”. In totale le persone che nel 2016 hanno richiesto un trattamento sono state 75mila, un numero pari ad una città italiana di provincia di medie dimensioni.  Dati che evidenziano la presenza di un’epidemia nascosta, che invece di affrontare si cerca di sdoganare.

(fonte: lanuovabq.it)

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