Bimba nasce dal coma e la mamma apre gli occhi

Una neonata nasce dalla mamma in coma da oltre tre mesi. Durante il parto la donna apre gli occhi per due volte. La stampa mainstream la definisce “la mamma senza saperlo”, perché “incosciente”. Intanto, la realtà parla un altro linguaggio, privo di arroganza, ma assai più potente: la bimba è nata e la mamma, consapevole o meno, è stata un umile e meraviglioso strumento a servizio della Creazione.

di Costanza Signorelli (17-06-2018)

Ci sono storie in cui medici, infermieri e operatori sanitari diventano autentici strumenti nella mani del Creatore ad esclusivo servizio della vita. Piaccia o no, è accaduto esattamente questo lo scorso giovedì, alle ore 11,30 di mattina, presso l’ospedale Carlo Poma di Mantova. Un’equipe di 30 professionisti ha fatto nascere una dolcissima bambina dal grembo della sua mamma. Ebbene: il miracolo della vita, questa volta, è apparso ancor “più miracoloso” dal momento che la neo-mamma ha portato a termine la gravidanza e poi partorito in coma da oltre tre mesi. La neonata, per parte sua, ha salutato la vita come si conviene, con un vagito che ha sentenziato le sue buone condizioni di salute.

La vicenda è tra i casi più rari che si possano verificare ed ha visto protagonista una giovane donna di 33 anni. La gestante al quarto mese di gravidanza è rimasta vittima di un improvviso arresto cardio-circolatorio sfociato in un ictus. Successivamente il quadro clinico è anche peggiorato, per via di importanti danni di natura neurologica. La diagnosi finale sentenzia: encefalopatia post anossica in forma grave. In poche parole, la donna verte in uno stato di coma leggero, in alcuni momenti vigile, con totale assenza di parola e respirazione spontanea.

E però, con buona pace di tutti coloro che oggi considerano gli stadi di coma prolungato come un “inutile qualità della vita”, la giovane mamma ha combattuto con tutte le sue forze, giorno dopo giorno, per quasi quattro mesi, al fine di portare a termine la sua maternità. E ce l’ha fatta alla grande: la sua bambina è nata sana all’ottavo mese, una volta giunti a maturazione di tutti gli organi vitali. Una vicenda che testimonia con forza quella verità che oggi è sempre più rifiutata: il mistero della vita sfugge ad ogni calcolo e supera ogni umana previsione, perciò, chiede anzitutto uno sguardo di umiltà.

E sebbene tutti i media mainstream hanno tenuto ad assicurare la totale assenza di coscienza in relazione allo stato di coma permanente della donna – definita “mamma senza saperlo” – dall’ospedale trapela che la stessa abbia aperto gli occhi più di una volta durante il parto. “E’ incosciente”, si replica a più riprese sulle colonne della stampa. Ma chi può dirlo davvero con certezza? Intanto, la realtà parla un altro linguaggio privo di arroganza, ma assai più potente: la bambina è nata e la mamma, cosciente o meno, è stata un umile e meraviglioso strumento a servizio della Creazione.

Questa volta poi, anche l’ospedale e i medici hanno mostrato cosa significhi agire secondo la propria vocazione, facendo di tutto per ospitare, appunto, una nuova vita e prendersi cura di quella nel bisogno. «Ci siamo sentiti tutti coinvolti, sia emotivamente che scientificamente» hanno dichiarato il direttore sanitario di Mantova Maurizio Galavotti e il ginecologo Giampaolo Grisolia a capo dell’equipe di professionisti. «È tutto l’ospedale che ha fatto da ostetrica in questo caso molto complesso. C’è stato un grande spirito di solidarietà fra medici, infermieri, ostetrici, tecnici, specialisti. Tutto è stato calibrato sulla paziente: spostamenti, anestesia, alimentazione. Dovevamo salvare entrambe le vite». Non teme invece di definirlo un vero e proprio «miracolo», Valeria Fasolato, direttore del reparto di neonatologia e terapia intensiva neonatale ove la piccola è ora ricoverata: «Un miracolo a cui abbiamo dato il nostro contribuito».

Già da settimane infatti il direttore sanitario dell’Asst di Mantova, Maurizio Galavotti, e il direttore sanitario di presidio, Consuelo Basili, avevano creato una task force multidisciplinare composta da specialisti di sette reparti: Ostetricia e ginecologia, Terapia intensiva neonatale, Riabilitazione, Nutrizione clinica, Terapia intensiva anestesia e rianimazione, Fisiatria, Otorinolaringoiatria, Cardiologia. L’équipe di 30 specialisti, in due ore intense, ha portato a termine la complicatissima operazione: “Si è reso necessario il ricorso al taglio cesareo – spiegano dallo staff ospedaliero – praticato in anticipo rispetto al termine di gravidanza per complicanze ostetriche. L’intervento è risultato particolarmente difficoltoso anche a causa della posizione della donna – continuano i sanitari – perché la sua malattia determina una contrazione degli arti. Tutto è stato eseguito in anestesia loco regionale (spino epidurale) per salvaguardare la salute di mamma e piccola”.

Ferme restando le difficili condizioni, la donna ha superato bene l’operazione, senza ulteriori complicanze, ed ora è tornata nel reparto di terapia intensiva cardiologica sotto costante monitoraggio. La piccola invece, per precauzione, è stata ricoverata in Patologia Neonatale e tenuta sotto osservazione: «Mamma e bimba sono in condizioni stabili. La piccola pesa meno di un chilo e mezzo. E’ ancora presto per dire che è fuori pericolo, ma le sensazioni sono buone. Non nascondo che al termine del primo giorno siamo davvero contenti». La dottoressa Fasolato, ha così spiegato che la bambina è assistita dal punto di vista respiratorio, essendo nata a pochi giorni dalla scadenza della trentaduesima settimana di gravidanza. Ma assicura: «Ha una gran voglia di reagire. Oggi abbiamo cominciato ad alimentarla con un po’ di latte».

Non ci rimane che augurare a mamma e piccola di continuare a combattere sempre e con forza per la vita, con la certezza che, nonostante tutto, esse siano davvero in ottime mani. Quelle stesse mani che realizzano il Miracolo della Vita in ogni istante.

(fonte: lanuovabq.it)

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