Stupri, l’intollerabile censura sui colpevoli stranieri

Ennesima violenza perpetrata a Roma dal branco, ma il politicamente corretto impone di nascondere il fatto che gli autori sono bengalesi, pena essere tacciati di razzismo e xenofobia. Solo le donne aggredite sembrano non contare nulla. Ma a perderci è anche la società italiana.

di Souad Sbai (22-05-2018)

Commentare uno stupro di gruppo, cercare di capire i come e i perché di un crimine abominevole è ormai divenuto esercizio sterile. Si badi bene: non perché non ci sia più interesse nell’approfondire una dinamica di questo tipo, bensì perché a forza di tagliare via elementi indispensabili si finisce per farla diventare un qualcosa di asettico. Che è la peggiore giustificazione si possa porre dinnanzi a fatti come uno stupro di gruppo.

È di questi giorni la cronaca e il racconto della violenza perpetrata da quattro stranieri, pare di nazionalità bengalese, ai danni di una donna italo-eritrea, ‘rea’ solamente di aspettare un autobus di notte in una zona ‘difficile’ di Roma. Gettata con la forza, sotto la minaccia di un coltello, in un’auto da due balordi ubriachi, che l’hanno poi portata in una discarica sotto un cavalcavia nei pressi di Guidonia. E qui la brutale violenza, con le parole di questa donna che risuonano come una infinita sventagliata di mitragliatrice sulle indicazioni di non dire mai, nelle cronache, la nazionalità di chi compie atti delittuosi perché altrimenti si rischia di discriminare.

Beh certo, perché in casi come questo – nel quale per fortuna i colleghi che hanno trattato da subito la vicenda hanno detto chiaramente trattarsi di quattro stranieri probabilmente bengalesi, la prima preoccupazione è quella di non discriminare: mentre una donna che viene brutalizzata, abusata, picchiata, minacciata, gettata in una discarica come se fosse un rifiuto dopo l’uso, non è una preoccupazione prioritaria. Ma del resto anche di questo si nutre un certo buonismo di facciata, quel salottiero lassez faire capace di far ingoiare qualsiasi cosa ad una società così lobotomizzata da non rendersene nemmeno conto. Di questo e di mille altre follie criminogene si nutre il modello di integrazione voluto e cresciuto da elite politico-economiche per le quali non importa se uno straniero delinque e viola il patto sociale sulla base del quale viene accolto: no, a questi signori basta che lavori per la metà della metà di un italiano e dunque finché va bene che sia sfruttabile. Poi quel che combina di notte o quando è in casa non interessa.

Anzi, guai a dirlo perché se si viene a sapere e si sottolinea che chi entra in Italia dovrebbe rispettare due volte in più le regole perché ospite, chissà magari succede che qualcuno la prende male. E diventa populista, xenofobo e razzista. Del resto si permette che migliaia di persone si indottrinino in moschee fai da te realizzate nei garage o nelle palestre, per poi odiare l’Italia che li ha accolti. Si permette che fiumi di denaro incontrollati entrino nel nostro Paese ad andare a foraggiare i centri di violenza.

In nome del politicamente corretto, che si traduce poi in economicamente obbligatorio, va bene tutto, e anzi il silenzio è d’oro: perché per le vittime non si può dire che oltre dei loro aggressori sono vittime anche di chi li coccola. Non si può dire che la società italiana è a rischio sfaldamento perché se dici la verità su una donna violata in un modo così osceno diventi automaticamente un nemico di quelli ‘buoni per definizione’. E le vittime diventano quasi scomode, quasi che non avrebbero dovuto raccontare. Quasi che non dovrebbero nemmeno esistere.

(fonte: lanuovabq.it)


“Aveva occhi come Satana”. Trovato il capobranco bengalese dello stupro di Guidonia

Svolta nelle indagini. La vittima aiuta gli inquirenti a trovare il capobranco: “Quel suo sguardo cattivo non lo dimenticherò più”.

di Sergio Rame (21-05-2018)

“Quel suo sguardo cattivo non lo dimenticherò più. Incrociare i suoi occhi era puro terrore…”. Adesso quegli occhi potrebbero avere un nome. Perché gli inquirenti stanno venendo a capo del barbaro stupro di venerdì notte quando nelle campagne abbandonate tra Settecamini e Guidonia, alle porte di Roma, una 43nne è stata violentata da due immigrati dopo che il branco l’aveva rapita alla fermata dell’autobus.

“Mi dicevano: ‘Siamo Bangladesh, siamo bravi, stai tranquilla’…”.

La donna ha urlato finché ha avuto la forza per farlo, ma nessuno l’ha sentita, nessuno è riuscito a salvarla. La procura di Tivoli, coordinata da Francesco Menditto, sta procedendo per sequestro di persona e violenza sessuale. E, secondo il Messaggero, sarebbe già arrivata a un nome. È quello del capobranco, della bestia che ha guidato gli altri tre a rapire la vittima e a stuprarla nelle campagne capitoline. Tutto è accaduto intorno all’una di notte, la donna, secondo quanto ha raccontato lei stessa agli agenti, stava aspettando un autobus in direzione Tivoli su via Tiburtina, di fronte alla metro Rebibbia. “Avevo appena finito di lavorare…”, ha raccontato.

Due uomini, a bordo di una Fiat Panda, si sono avvicinati. Erano entrambi ubriachi, ma in un primo momento non le sono sembrati molesti. Improvvisamente l’hanno costretta a salire in auto con la forza, e per farla stare buona le hanno puntato addosso un coltello. È durante il viaggio che il capobranco le ha raccontato di essere “in Italia da nove anni” e di fare il meccanico. Le spiega anche che “la Panda ha uno sportello rotto perché devo finire di ripararla per un cliente”. “Mentre guidava come un pazzo, per cercare di sfuggire alla trappola – ha raccontato la donna – ho cercato di parlarci un po’, gli ho chiesto come si chiamasse, ho bluffato dicendogli che ero sposata e avevo figli, ma non gli importava, e allora per convincerlo a farmi scendere gli ho detto pure mi prendo il tuo numero, anzi guarda, ti do il mio, non ti prendo in giro, così ci vediamo domani”. Forse è un caso ma sabato ha ricevuto tre chiamate da un numero sconosciuto. “Dall’altra parte – ha continuato – c’era qualcuno ma non parlava e riattaccava. Temo fosse lui…”.

In via della Selciatella, a Guidonia, c’erano altri due bengalesi ad aspettare la Panda. L’incubo si è consumato in una zona di campagna abbandonata. “Quella bestia mi mordeva le labbra, il volto, le braccia, dietro le spalle, sulle gambe, sembrava un leone famelico, puzzava di birra – ha raccontato agli inquirenti – io vomitavo, ma a lui non importava, bestemmiava, mi diceva: Vomita pure, tanto t’ammazzo. Mi metteva in mano un telefono per illuminare la scena, con un altro filmava lo stupro, lo metto su Facebook, rideva e io vomitavo ancora”. Durante la violenza sessuale, una delle “belve” le ha anche mostrato vecchi filmati. Erano tutti video di violenze sessuali. Tanto che ora gli inquirenti stanno ipotizzando di stupratori seriali.

La donna è stata poi abbandonata in strada, con i pantaloni abbassati e la maglietta arrotolata sotto il petto. La vittima in stato di choc è riuscita a chiamare il 113 ed è stata trasportata in un centro antiviolenza, dove sono stati riscontrati dei graffi sulle gambe e sono state fatte le analisi del caso. Col passare delle ore le indagini sono arrivate a una svolta. Si sarebbe, infatti, giunti a dare un nome al capobranco. Non si faceva alcun problema a mostrare il volto alla propria vittima. “Gli altri li ho visti poco o niente – ha raccontato la 43enne – quello che era con lui quando mi hanno caricato a forza nella Panda, si teneva una pashmina davanti alla bocca per coprirsi mezza faccia e non parlava mai – ha poi concluso – degli altri, quelli che aspettavano sotto il ponte in mezzo alla discarica abusiva, i tratti non li ricordo, si sono seduti dietro anche loro e intorno a me nel buio più fitto vedevo solo il bianco spiritato di sei occhi, sembravano Satana”.

(fonte: ilgiornale.it)

2 pensieri riguardo “Stupri, l’intollerabile censura sui colpevoli stranieri

  1. Mi permetto di aggiungere che c’è un dato che non si sottolinea mai: la legge antidiscriminazione promulgata qualche anno fa dalla UE, che gli Stati membri non hanno potuto che recepire nelle proprie legislazioni nazionali.
    Le discriminazioni sanzionate dalla legge UE riguardano quelle contro l’etnia o razza, la religione, il sesso, l’età, la disabilità, le convinzioni personali, e forse altri aspetti della persona.
    Si direbbe che meglio di così si muore.
    Il problema invece che questo ha dato vita anche a conseguenze surreali.
    Un esempio: tu hai necessità di un collaboratore alla vendita e, dopo un tuo annuncio per ricerca di personale, ti si presenta una donna col chador, con l’hijab, col burka, col niqab o col chador, e tu temi – realisticamente – che questo allontanerebbe la tua clientela storica? Allora, se non vuoi passare i guai legali e sanzionatorii che questa legge prevede, non devi mai dire che la persona che si è presentata per quel posto non viene prescelta per la sua mise perché, in questo caso, sei denunciabile come discriminatore razzista e condannato a pagare i danni.
    Oppure ti si presenta un giovanottone tutto rasato, tatuato magari anche sul viso, con gli orecchini, l’anello al naso, i pantaloni strappati e la mancanza certa da tempo di acqua e sapone? Non devi mai dire che non lo hai prescelto per il suo look, perché in questo caso saresti un discriminatore oscurantista che vìola le convinzioni personali, e saresti denunciabile e condannato a pagare.
    Il divieto di chiamare ‘zingari’ le varie tribù nomadi, siano essi gitani, sinti, rom eccetera (come si è fatto in saecula saeculorum) pena essere passibili di denuncia, è ormai arcinoto.

    Scrivo questo con cognizione di causa, per aver partecipato in passato a una serie di convegni – patrocinati dall’Unione Europea – finalizzati a sensibilizzare in merito gli Stati membri e a far emergere situazioni di discriminazione da denunciare all’UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, organo dello Stato italiano (vedi anche lo scandalo fatto emergere dai giornalisti d’inchiesta delle Iene sull’UNAR, che ha costretto alle dimissioni il suo presidente).

    Tutto questo per dire cosa?
    Che tutti i direttori dei media sono allertati dai loro editori a stare allineati, coperti e molto attenti a non prestare il fianco a denunce architettate da personaggi avidi e stranabitati in cerca di patenti di DISCRIMINATO, con conseguente riconoscimento milionario legale decretato da mamma (?) UE a carico dei ‘persecutori.’
    Questo senza voler evidentemente sottacere le discriminuzioso REALI, né escludere che molti si attacchino al coro dei buonisti (?) solo per il fatto di aver portato il cervello all’ammasso cosiddetto democratico.

    https://www.google.ch/url?sa=t&source=web&rct=j&url=http://www.era-comm.eu/oldoku/Adiskri/02_Key_concepts/2014_Dec_BARBERA_IT.pdf&ved=2ahUKEwj9nZH0-ZvbAhXG16QKHfTHBuoQFjADegQIBBAB&usg=AOvVaw1yT2I9kEg406IS4KAgAKC5

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