I partigiani e il silenzio sulla Resistenza all’Olocausto

C’è un buco nero nella retorica della Giornata della Memoria: il silenzio dei partigiani dell’ANPI sull’Olocausto. A parte alcuni gesti sporadici, mancano la propaganda resistenziale contro le deportazioni e le azioni militari. Ciononostante la Sinistra si è impossessata sia dell’antifascismo che della causa ebrea. Parla lo storico Tadolini.

di Andrea Zambrano (29-01-2018)

Puntuale ad ogni Giornata della Memoria l’attenzione mediatico politica si concentra sempre sulla facile equazione sul Fascismo come male assoluto. Quest’anno a vivacizzare il dibattito è arrivato il presidente della Repubblica Mattarella che respinto la letteratura consunta del fascismo che ha comunque fatto anche cose apprezzabili.

Il dibattito però appare stantio e viziato ormai dal tempo, secondo una ritualità ormai consolidata. Sarebbe interessante invece andare a scandagliare 70 anni dopo alcuni aspetti della tragica vicenda degli ebrei italiani deportati e delle leggi razziali non dall’ottica dei fascisti, dei quali ormai sappiamo tutto, ma dall’ottica dei partigiani che si opposero ai fascisti. In questo campo notiamo che mancano molte informazioni.

Una fra tutte è la seguente: perché la Resistenza italiana tace quasi completamente sull’Olocausto che si stava consumando negli anni della II Guerra Mondiale? Perché in buona sostanza i partigiani sono sempre stati in silenzio di fronte a questa tragedia? Effettivamente la materia dovrebbe essere indagata meglio dagli storici.

Il tema è sollevato da tempo da uno storico emiliano, Luca Tadolini, direttore del Centro Studi Italia che ha sollevato la questione senza peraltro ottenere mai risposte da parte dei “sacrari” della memoria storica partigiana.

«Contesto da tempo all’ANPI e agli istituti storici della Resistenza — ha ribadito Tadolini alla Nuova BQ — il silenzio nei confronti della persecuzione degli ebrei». Tadolini parte da questa constatazione: «Non credo che sia una rivelazione che la Repubblica sociale Italiana fosse antisemita, ma meno conosciuta è la totale assenza di azioni militari e propagandistiche di partigiani a favore degli ebrei».

Tadolini ha compiuto molti studi circa l’operato dei partigiani di Reggio Emilia e Modena, ma il discorso si può estendere anche a livello nazionale. «Nonostante le leggi razziali fossero in vigore dal ’38 e quindi fosse nota la politica antisemita del regime non esiste una sola azione delle formazioni partigiane reggiane e modenesi per impedire il prelevamento, la detenzione in campo di concentramento nel vicino campo di Fossoli, in provincia di Modena».

Tadolini fa notare che il campo di raccolta di Fossoli, da cui migliaia di ebrei vennero mandati in Germania, nonostante fosse circondato da 1.800 partigiani non venne mai fatto oggetto di alcun attacco, e questo nonostante gappisti e sappisti avessero l’appoggio delle forze angloamericane. «Certamente ci furono molti individui singoli, non solo antifascisti, ma anche fascisti, che aiutarono ebrei in pericolo, così come fecero anche molti sacerdoti: ma erano azioni dettate dalla coscienza e non dal Cln o da una strategia delle Brigate Garibaldi».

Insomma: l’interrogativo riaffiora e non trova risposta: perché i partigiani non fecero nulla a livello di azione militare e di propaganda contro questo scempio umano? «Nonostante la grandezza della tragedia — ha proseguito Tadolini — si deve cercare con la lente qualcosa che assomigli ad un’azione specifica della Resistenza anche sul territorio nazionale favore della comunità ebraica».

E qui lo storico cita episodi troppo sporadici perché possano essere inseriti all’interno di una strategia “politico-militare”: un bombardamento alleato su un campo nelle Marche, un articolo su l’Unità dopo i fatti del Ghetto romano e qualche casa di latitanza messa a disposizione delle famiglie ebraiche e infine un comunicato del CLNAI sulla restituzione dei beni sequestrati dai nazifascisti e qualche ebreo-partigiano. «Ma nulla di adeguato alle dimensioni della catastrofe richiamata e che pure si conosceva. Sinceramente nelle mie ricerche non mi sono mai trovato in mano un volantino della Resistenza contro la persecuzione degli ebrei che denunciasse lo sterminio del popolo ebraico».

Tadolini ha polemizzato spesso con alcuni storici della Resistenza proprio su questo: «I fascisti erano al corrente dell’Olocausto e lo scrivevano sui giornali, ma perché antifascisti e partigiani non denunciarono mai alla popolazione con comunicati e manifesti e non chiesero mai aiuto agli Alleati?».

I rastrellamenti vennero compiuti anche durante la Repubblica di Salò, quando il CLN era pienamente operativo. Eppure questo aspetto manca totalmente.

Insomma: è mancata totalmente una vera Resistenza all’Olocausto e questo è un aspetto che almeno a livello storico andrebbe scandagliato per evitare che anche il prossimo 27 gennaio si riduca ad una festa di cliché e scarsa conoscenza dei fatti, con una Sinistra abile a impossessarsi della storia e ad essere contemporaneamente antifascista e a favore della causa ebrea. Qualcuno dovrebbe spiegare.

(fonte: lanuovabq.it)

Un pensiero riguardo “I partigiani e il silenzio sulla Resistenza all’Olocausto

  1. Ritengo che fra i più titolati a testimoniare cosa venne fatto o non fatto in favore degli ebrei sotto persecuzione da parte del Fascio ci siano i vertici dell’ebraismo italiano.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.