Femministe e attivisti LGBT profanano le chiese

Una cattedrale argentina oltraggiata dalle abortiste. Alcune chiese in Australia imbrattate con scritte minacciose a causa del referendum sul cosiddetto matrimonio fra persone dello stesso sesso. Ma le gerarchie ecclesiastiche indietreggiano non capendo chi è il nemico.

di Benedetta Frigerio (19-10-2017)

Accusati di odio, vengono colpiti fisicamente, verbalmente e minacciati. Tacciati di essere illiberali, vengono ridotti al silenzio con un odio e una violenza crescenti di giorno in giorno. Sono i cristiani, le loro chiese e i loro simboli l’oggetto di un furore ormai bestiale, in società dichiaratamente democratiche che da una parte permettono formalmente la libertà di voto e di opinione, ma dall’altra tollerano coloro che di fatto la negano con azioni illegali.

Gli ultimi atti di vandalismo, blasfemia e profanazione provengono dall’Australia e dall’Argentina. Il primo paese è prossimo al referendum sulla legalizzazione dei cosiddetti matrimoni fra persone dello stesso sesso, il secondo invece è forte di un movimento femminista che ha lanciato un appello mondiale (sostenuto dall’Onu) per l’aborto “sicuro” (come hanno il coraggio di definirlo).

Dopo numerosi episodi di discriminazione già in atto, che stanno creando un clima di caccia alle streghe, in Australia due chiese sono state imbrattate con le scritte “crocifiggi chi vota No” e con disegni delle svastiche naziste, mentre il 15 ottobre la cattedrale della città di Resistencia è stata profanata da centinaia di femministe che hanno appiccato il fuoco, imbrattato la statua della Madonna, appeso assorbenti usati sui cancelli della chiesa e lanciato fumogeni urlando a favore dell’aborto così: “Chiesa, spazzatura, siete voi la dittatura”.

Le reazioni della chiesa locale nel caso australiano sono state però blande. Drew Mellor, pastore di uno degli edifici profanati, la chiesa anglicana di Glen Waverley a Melbourne, ha dichiarato di non capire il perché della violenza visto che “abbiamo ministri che hanno rapporti consolidati con persone che si definiscono omosessuali… rapporti personali con la comunità gay” e che se “anche non sposiamo le coppie gay” di certo “non escludiamo nessuno per il fatto di essere una coppia gay in una relazione matrimoniale… non chiediamo a nessuno di avere una determinata visione”, accettando di fatto una definizione di matrimonio contraria non solo alla fede ma al diritto naturale.

David O’Brien, pastore della seconda chiesa colpita, quella battista di Waverley, ha invece parlato di “un’epoca in cui la tolleranza viene meno”. Solo la chiesa evangelica di Brisbane, il cui pastore John Gill era stato minacciato lo scorso settembre, aveva chiarito che la creazione di Dio va rispettata e che un voto favorevole alla proposta referendaria avrebbe minacciato ulteriormente la libertà di espressione. Lo stesso ha chiarito con forza qualche vescovo cattolico.

In generale, però, la posizione sia della chiesa anglicana sia di quella cattolica non è così chiara. Philip Freier, leader della chiesa anglicana del paese, ha dichiarato che non ci sarà una presa di posizione ufficiale. Mentre il neo nominato presidente della conferenza episcopale cattolica, Vincent Long Van Nguyen, è stato ambiguo dicendo che se il referendum serve a “testimoniare il nostro impegno con l’ideale del matrimonio cristiano… dovrebbe essere anche un’opportunità per ascoltare quello che lo Spirito ci vuole dire attraverso i segni dei tempi”. Non solo, un pamphlet pubblicato a settembre, sempre dalla conferenza episcopale, spiega che la visione del matrimonio cristiano “non è una critica alle altre relazioni”, eliminando così in una riga l’insegnamento della Chiesa sulla fornicazione e la pratica omoerotica.

Allo stesso modo in Argentina la chiesa locale non ha ancora preso posizione pubblica contro le femministe e non ha nemmeno domandato le scuse al Comune che ha ospitato il loro raduno chiedendo alla polizia di non intervenire se non in caso di violenza contro le persone (cosa poi accaduta). Di fronte a tutto ciò, stupisce come molti prelati e credenti possano ancora pensare che un riconoscimento di alcuni diritti, l’assenza di critiche, il silenzio sul magistero della Chiesa, l’accoglienza senza verità, servano a far scemare un conflitto che non fa che crescere di pari passo al silenzio della Chiesa.

E stupisce perché significa che non hanno ancora capito chi è il nemico che si cela dietro il volto arcobaleno e femminista, come ha invece chiarito la stessa setta Satanic Temple ammettendo che i suoi obiettivi principali sono “i diritti Lgbt e il sostegno all’aborto”. Non si spiegherebbe, infatti, se non con il diavolo l’attacco in stile animalesco verso le chiese, le statue della Madonna (che rappresenta l’umiltà di fronte a Dio) e i crocifissi.

Cosa che invece sta comprendendo parte del popolo credente, pur non guidato dai suoi pastori se non addirittura da loro confuso. Infatti, a difendere la cattedrale argentina c’erano i cittadini che urlavano alle manifestanti “andatevene”, spiegando “che una donna non va in giro nuda”, che “quelle sono drogate e non ci rappresentano”. E mentre una di loro si diceva offesa da persone che sono “assassine… che vogliono l’aborto”, due uomini hanno avuto il coraggio di mettersi a fare da scudo alla chiesa mentre le femministe li colpivano, evocando così qual è la vera statura di un cristiano: deciso nel denunciare il male e nel proteggere con forza la bontà della creazione di Dio, con dolore quando viene offeso, ma senza odio né violenza. Perché consapevole, persino provando pena per loro, che odiando il Padre che le ha fatte le sue creature si autodistruggono, condannandosi all’inferno già quaggiù. E soprattutto perché certo che la creazione non potrà mai essere mutata nemmeno da chi, non volendo dipendere dal Creatore, la violenta e cerca di distruggerla con tutte le sue forze.

(fonte: lanuovabq.it)

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