«Il Rosario dei polacchi, sfida al Padrone del mondo»: intervista a Stanislaw Grygiel

«I polacchi che recitano il Rosario danno fastidio alle forze laiciste che vogliono un “nuovo ordine” nel mondo». Lo dice in quest’intervista l’amico di San Giovanni Paolo II, Stanislaw Grygiel: «Chi accusa i polacchi di pregare contro gli immigrati islamici mente per ignoranza colpevole o per una ricompensa. […] Curioso che l’infamia di collaborazionismo arrivi da un Paese che era alleato coi nazisti». E sui vescovi e teologi che hanno minimizzato il Rosario sui confini dice: «È perché hanno smesso di pregare».

di Andrea Zambrano (14-10-2017)

«Chi accusa i polacchi di aver recitato il grande Rosario ai confini contro gli immigrati islamici mente sapendo di mentire». Sono le parole del professore Stanislaw Grygiel, polacco, già docente all’Istituto Giovanni Paolo II e soprattutto grande amico di San Giovanni Paolo II Papa. In quest’intervista alla Nuova BQ risponde punto su punto alle accuse rivolte da certa stampa mainstream, Corriere e Repubblica in testa, e da buona parte di mondo cattolico italiano alla straordinaria iniziativa di preghiera che si è svolta in Polonia e che ha visto la partecipazione di due milioni di persone.

Il prof. Stanislaw Grygiel

Professore Grygiel, i polacchi sono stati accusati da un certo tipo di intellighenzia laicista, ma anche cattolica, di fomentare l’odio. Però il grande Rosario sui confini polacchi è stato un grande atto d’amore verso la Chiesa. Come stanno le cose?

Il continuo affidarsi da secoli del popolo polacco a Dio e al Suo Figlio, la fedeltà al Loro Amore, la fedeltà al loro Stato che oggi esprime la loro identità culturale, danno fastidio alle forze laiciste che hanno deciso di creare un “nuovo ordine” nel mondo. Il Padrone di queste forze, mancando di saggezza ma non d’intelligenza, sa che le uniche armi contro la fede di un popolo di questo genere sono la menzogna forgiata dall’odio e la paura che incussa negli uomini li piega davanti al potere. Questo Padrone è scaltro. Presenta il suo odio per i polacchi come amore per l’umanità, criticandoli di non amarla. S’infuria, vedendo come loro non si lascino ingannare. L’Unione Europea, per esempio, che odia l’Europa le cui radici sono state messe nella terra di Gerusalemme, di Atene e di Roma, con qualsiasi pretesto attacca i polacchi che amano questa vera Europa e in lei vogliono vivere. Spinti da quest’odio, i padroni dell’Unione Europea si fanno beffe del Rosario con cui i polacchi chiedono a Maria di radicarli ancora più profondamente nel suo Figlio e nella Chiesa, che nei primi secoli della sua esistenza imparò in Atene a porre la domanda sulla verità dell’uomo e in Roma a porre la domanda su come adeguare a questa verità l’ordine sociale. Alcuni (forse troppi) uomini della Chiesa in Occidente non comprendono questo. Perché? Perché sono uomini di poca fede, di poca cultura e di corta memoria. Non c’è allora da meravigliarsi che siano anche loro a sradicare la Chiesa da Cristo e a trasformarla in una società effimera come lo sono le altre. La preghiera dell’uomo è misura della sua fede.

Una delle accuse è stata quella di pregare contro l’islam, in realtà la preghiera era contro il terrorismo di matrice islamista. Come spiega questa differenza sostanziale?

Il popolo polacco pregava e prega per la pace, perché conosce molto bene la tragedia della guerra. Non intende però la pace come mancanza della guerra. Le guerre saranno fatte fino alla fine del mondo, perché l’uomo rimarrà sempre uomo. Perciò i polacchi non vogliono pagare con la propria dignità, che proviene dall’essere l’uomo immagine e somiglianza di Dio, per una pace che dovrebbe essere chiamata tregua. Ai terroristi che vogliono cancellare questa dignità negli altri, i polacchi dicono: No! Il loro “Rosario alle frontiere” era anche per i terroristi e mai contro di loro. Il loro Rosario li difende contro il nemico che si trova nel loro stesso intimo. I polacchi non disprezzano i terroristi, odiano i loro atti criminali. Chi dice che i polacchi hanno recitato il Rosario contro gli immigrati, in particolare islamici, mente per ignoranza colpevole oppure per una qualche ricompensa elargitagli da coloro che hanno interesse a cambiare la storia e a sottometterlo ai loro comandi.

È stato fatto anche il tentativo di accusare i polacchi di complicità con i nazisti nella persecuzione degli ebrei in un parallelo con gli islamici oggi. Ma la storia dice questo?

Se dopo tanti anni di “correzioni” ci sono ancora alcune “stelle erranti” che guidano la gente verso le menzogne storiche, secondo le quali i polacchi hanno contribuito a creare i campi di concentramento come quello di Auschwitz, allora, oltre a continuare a dire come stanno le cose, i polacchi non possono che pregare e digiunare, poiché sanno che alcuni spiriti non possono essere cacciati via in altro modo. Gli spiriti così maligni “costringono” i polacchi a recitare il Rosario e a digiunare. Se in Polonia dove i tedeschi fucilavano intere famiglie quando nelle loro case trovavano un ebreo nascosto (i tedeschi adottarono un decreto in tal senso solo in Polonia, oltre che in Serbia), allora di che cosa sono testimoni le centinaia di migliaia degli ebrei salvati in Polonia? È significativo che i polacchi siano accusati di aver collaborato con i nazisti soprattutto da persone appartenenti a Stati che come alleati di Hitler perpetrarono tali crimini in forma ufficiale. Questi attacchi contro i polacchi non sono forse un vano sforzo fatto di liberarsi dalle colpe e dai rimorsi? Il popolo polacco nell’Europa d’oggi, lo dico con le parole di Dostoevskij, è come una crosta sul sedere dell’uomo; con esso non le è possibile sedere comodamente.

Anche Giovanni Paolo II è stato tirato in ballo. Ritiene che sia stato strumentalizzato?

San Giovanni Paolo II – ne sono testimone personale – era per l’accoglienza degli altri ma mai per scendere a compromessi con la propria fede, con la propria dignità e identità. Va bene, diceva, possono costruire le loro moschee, ma domandiamo la reciprocità! Entrino nelle nostre case, ma senza cambiarle! Si adeguino all’ordine che regna in esse! Se qualcuno cerca di ucciderci, difendiamoci, cercando di vincere senza calpestare nessuno. Perché si è scontrato con i comunisti? Perché non era accogliente nei confronti di quelli che nel nostro Paese volevano costruire un ordine micidiale per l’uomo? Egli era accogliente ma non a costo della verità della persona umana e del suo affidarsi a questa verità. Quando vedo la strumentalizzazione di questo santo Papa e del suo insegnamento, continuamente perpetrata dai politicanti, non posso che gridare: Quousque tandem…? Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?… O tempora, o mores! Vorrei ricordare a margine che nei secoli scorsi la Polonia accolse milioni di ebrei e di ariani perseguitati in Europa occidentale non perché avesse bisogno di operai, ma per pura compassione. Questi perseguitati però s’inserirono nel popolo polacco, costituendo con esso un tutt’uno. Essere accogliente significa ricevere il perseguitato e offrirgli le proprie condizioni e il proprio tenore di vita, ma è proprio ciò che gli immigrati di oggi rifiutano.

Veniamo al grande Rosario: che cosa ci insegna questa straordinaria manifestazione di popolo?

Questa straordinaria e spontanea manifestazione di popolo, espressione della sua forza spirituale, vista alla luce del Vangelo e della storia di questo popolo martirizzato da tanti vicini, ci insegna che le conseguenze dell’affidarsi alla Verità che è Gesù Cristo non ci hanno deluso e non ci deluderanno.

Perché la Polonia ha questa specificità di promuovere la propria fede in ambito pubblico?

I polacchi si comportano così perché loro sono così. Si comportano così perché non sono degli schizofrenici che nella propria casa si comportano in modo diverso da come si comportano sulle piazze. La paura? Sì, conoscono anche la paura, ma conoscono la grandezza della propria dignità fino al punto di essere coraggiosi nel difenderla. Per i polacchi sono abominabili i politici che dicono loro (come qualche mese fa il presidente della Francia disse alla Signora Beata Szydło, Primo Ministro della Polonia): “Voi avete i principi, ma noi abbiamo i soldi”.

Come avete vissuto voi polacchi che vivete all’estero questo momento?

Ci siamo radunati nelle chiese, nei santuari mariani e abbiamo recitato il Rosario in comunione con i polacchi in Polonia. È accaduto così in tutti i continenti. Non entriamo in polemica con la cattiveria di coloro che ci attaccano. In questi casi le polemiche non servono. Servono solo la preghiera e il digiuno.

Qual è il significato teologico del Rosario che è stato recitato?

Il Rosario è preghiera e la preghiera è locus theologicus, cioè fonte della conoscenza della verità rivelata che i teologi cercano di comprendere più profondamente. Nella preghiera la Tradizione della fede rimane viva. In altri termini, nella preghiera il passato storico rimane metafisicamente presente e attivo. Quanti teologi sono però capaci di attingere l’“acqua viva” da questo pozzo che è il Rosario?

Il prof. Grygiel stringe la mando a S. Giovanni Paolo II in una foto di qualche anno fa.

Che cosa significa in un’Europa che ha perso la dimensione del sacro questo Rosario pubblico?

Significa un risveglio della memoria della condizione della persona umana, un risveglio della memoria del peccato e dell’innocenza perduta. Allo stesso tempo significa il risveglio della memoria della promessa di poter ricevere il perduto a condizione di cambiare se stessi, cioè di convertirsi alla grazia della rinascita. Fu con il Rosario nella mano che san Giovanni Paolo II gridò all’Europa: «Tu puoi ancora essere te stessa. Alzati e cammina!».

Perché a suo giudizio, le gerarchie ecclesiastiche hanno minimizzato, quando non addirittura snobbato, questa preghiera?

Devo dire che si tratta delle gerarchie occidentali, perché i vescovi polacchi hanno pregato insieme con i loro fedeli. Chi è che minimizza la preghiera del Rosario? Lo fa chi prega poco o addirittura non prega più. Chi non vive della preghiera non può sapere cosa essa sia. Chi non vive nel dialogo non sa cosa sia il dialogo. Gli manca la vita spirituale. I morti non respirano. Se qualche sacerdote o qualche vescovo pensa e dice che i polacchi recitando il Rosario distruggono i ponti e costruiscono invece dei muri, sarebbe meglio per loro e per gli altri se almeno per un po’ di tempo si ritirassero in qualche monastero per imparare a pregare. I vescovi dovrebbero ringraziare Dio di essere mandati a pecore così assorte nella preghiera. I laici, invece, dovrebbero pregare Dio perché converta tra i vescovi quelli che si dissociano dalle pecore affidate alla loro cura pastorale e li riconduca al Suo ovile.

(fonte: lanuovabq.it)

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3 pensieri riguardo “«Il Rosario dei polacchi, sfida al Padrone del mondo»: intervista a Stanislaw Grygiel

  1. Felice di avere condotto la recita del Rosario delle 17.30 presso la Chiesa dove mi reco per udire la Santa Messa, insieme ai fedeli ed alle fedeli accorse per unirsi in preghiera. Che la Pace e la Verità trionfino ovunque nel mondo, e che l’Europa viva una florida rinascita di santi governatori e amministratori, fedeli realmente alla Parola di Dio.

  2. ” ” ” ” ” ” ”
    (…….) Per questa ragione la casta si sforza di educare i cittadini a subire il crimine passivamente, con rassegnazione, e a non aspettarsi nemmeno che le forze dell’ordine intervengano quando dovrebbero, e in effetti molto spesso non intervengono; e a vedere che chi reagisce viene duramente condannato dai giudici “In nome del popolo italiano”. In un regime di delinquenti, il crimine più grave, forse l’unico vero crimine è difendersi dal delitto.
    Molto educativo in questo senso è anche che i cittadini vedano come quei pochi delinquenti che vengono arrestati, pochissimi in percentuale sul totale, poi quasi subito vengano rimessi in libertà. E che gli stranieri formalmente espulsi non vengono realmente espulsi, ma solo invitati ad andarsene, cioè lasciati circolare.
    I giudici sono chiamati ad apporre il sigillo di legittimità su queste misure educative per il popolo, e per lo più lo fanno.
    Chi invece le critica e le contrasta, viene bollato e bandito come razzista, populista, islamofobo e via dicendo.
    Al contempo, e non solo in Italia, lo stato di allarme suscitato dalla minacciosa e spesso criminale presenza di immigrati sul territorio, e la paura di attentati, rendono altri preziosi servizi alla casta: distraggono la gente dai problemi della cattiva amministrazione e dal malaffare politico, dalle sue strategie di lungo periodo, e creano consenso alla costruzione di apparati di sorveglianza della gente stessa, fino al dispiegamento dell’esercito nelle strade, elementi tutti essenziali per edificare il “mondo amministrato”.
    La medesima casta lascia senza tetto e senza cibo i cittadini italiani mentre alloggia gli immigrati in alberghi a tre o quattro stelle, e dà loro la precedenza e la gratuità al pronto soccorso nonché nelle case popolari (NDR: questo accade in virtù del fatto che la stragrande maggioranza degli immigrati lavorano in nero, risultando pertanto senza reddito, e mettono al mondo molti figli: questo aiuta i richiedenti alloggio a scalare qualsiasi graduatoria perché ogni figlio fa punteggio. Molti inoltre, per lo più quelli di una particolare etnia, hanno il costume di affittare un alloggio nel mercato del privato, pagare 3-4-5 ratei di affitto e poi sospendere i pagamenti, per ottenere lo sfratto. Per cui: reddito zero, sfratto esecutivo e 4-5 figli minori a carico = priorità nelle graduatorie, anche quelle delle liste di emergenza. Vi sono comuni dove la metà degli alloggi popolari è assegnata a questa particolare fetta della popolazione immigrata, senza considerare qui le occupazioni abusive – questo detto in base ad esperienze di vita vissuta, NDR).
    Facendo ciò, educa i cittadini italiani a capire che il loro essere cittadini non dà alcun particolare diritto, che contano meno di immigrati illegittimi, e che sono invece loro – la casta – a dare e togliere i diritti, e li danno a chi vogliono, usando i soldi presi ai cittadini con le tasse.
    E instilla negli italiani, progressivamente, il modello e lo standard di vita nuova a cui si devono adattare nell’era del regresso, come preannunciano i recenti casi di clandestini collocati e mantenuti nelle case di italiani sfrattati e lasciati senza tetto e senza reddito. E’ l’annullamento programmatico del concetto di cittadino come titolare di diritti specifici verso la sua polis. L’annullamento del demos. Anche attraverso l’inefficacia del voto politico.
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    da “Oltre l’agonia – Come fallirà il dominio tecnocratico dei poteri finanziari” di Marco Della Luna – Arianna Editrice
    Sottotitolo: Il capitalismo finanziario sta diventando sempre più un potere politico assoluto e totalitario

    dalla presentazione in quarta di copertina:
    MARCO DELLA LUNA: laureato in diritto e in psicologia, avvocato e saggista, studioso di strumenti di manipolazione sociale, noto conferenziere, partecipa spesso a trasmissioni televisive e radiofoniche e a importanti eventi a livello nazionale. E’ prolifico autore di aggiornatissimi testi (…..) che hanno non solo spiegato ma battuto sul tempo le strategie oligarchiche e governative per il controllo sociale e lo sfruttamento della società (…..).

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