Strage in una chiesa in Nigeria, chiunque sia stato

All’alba di domenica 6 agosto, a Ozubulu, una cittadina dello stato di Anambra, nella Nigeria sud orientale, un uomo è entrato nella chiesa cattolica di San Filippo mentre si celebrava la messa e ha aperto il fuoco. I morti sono 8, i feriti 18. La causa è probabilmente una faida. Il governo italiano, però, condanna il terrorismo.

di Anna Bono (07-08-2017)

All’alba di domenica 6 agosto, a Ozubulu, una cittadina dello stato di Anambra, nella Nigeria sud orientale, un uomo armato, con il volto coperto è entrato nella chiesa cattolica di San Filippo mentre si celebrava la messa e ha aperto il fuoco. Le prime agenzie di stampa parlavano di 50-100 morti, scambiando il numero dei fedeli presenti, appunto circa un centinaio, con quello delle vittime. Poi il bilancio della strage per fortuna è stato ridimensionato. I morti sarebbero comunque otto e 18 i feriti.

Sembra invece confermata la prima versione dei fatti fornita dai testimoni e dalle autorità nigeriane subito dopo l’attacco. L’attentato, dicono, non è di matrice islamica, è da escludere che sia opera dei jihadisti Boko Haram, una volta tanto la religione non c’entra. Secondo il sacerdote che stava celebrando la funzione religiosa, l’attentatore è entrato cercando una persona, l’ha individuata, l’ha uccisa e poi andandosene ha sparato a raffica sui fedeli. Altri testimoni dicono di averlo sentito parlare in lingua Igbo, una delle due più grandi etnie del sud. Il capo della polizia sostiene che si è trattato di un regolamento di conti, nell’ambito di una faida iniziata tra abitanti della città residenti all’estero.

A sostegno di questa versione c’è il fatto che Boko Haram, il gruppo jihadista che vorrebbe imporre la legge islamica in tutto il paese e non solo nei 12 stati settentrionali della federazione a maggioranza islamica, da anni non compie attentati così lontano dalle proprie basi, che si trovano nell’estremo nord est e oltre confine, nel nord del Camerun. Dopo le disfatte militari subite alla fine del 2015 e nel 2016, il gruppo ha perso le città e i territori che aveva conquistato e ha ridotto il suo raggio di azione e la frequenza degli attacchi e degli attentati anche nei tre stati più colpiti in precedenza: Yobe, Adamawa e Borno, la sua roccaforte. Anche prima aveva messo a segno attentati clamorosi solo nella capitale Abuja e in altri stati del nord musulmano, dove può contare su alleanze e complicità sia ai vertici del potere che tra la popolazione. Non così nel sud popolato da etnie in prevalenza cristiane, con una consistente minoranza animista.

Secondo nuove agenzie di stampa pubblicate nel corso della giornata, il governatore dello stato di Anambra, Willie Obiano, già nella mattinata si è recato alla chiesa di San Filippo per rassicurare i fedeli e incontrare le famiglie delle vittime. Poi ha fatto visita ai feriti ricoverati in ospedale ai quali ha detto di aver assegnato alla struttura che li assiste altro personale medico affinché possano ricevere le cure migliori e ha promesso che il governo statale pagherà tutte le spese mediche. Infine il governatore si è recato a Nnewi, la seconda città dello stato, per parlare con i rappresentanti della diocesi, nella cattedrale di Nostra signora Assunta.

In tutti gli incontri il governatore ha ribadito l’impegno del governo a individuare e punire i responsabili dell’attacco – una componente del coro parrocchiale ha detto agli agenti di polizia che una macchina con un autista aspettava l’attentatore fuori della chiesa – e l’estraneità di Boko Haram.

Se tuttavia, in seguito ad accertamenti, l’attacco di domenica risultasse di matrice islamica, come alcuni hanno pensato appena è circolata la notizia, indicherebbe un inaspettato ed estremamente allarmante cambio di strategia da parte dei jihadisti, forse decisi a recuperare terreno approfittando della delicata situazione economica e politica del paese: entrato in recessione nel secondo semestre dello scorso anno, pur restando la prima economia e il primo produttore di petrolio del continente africano, e reso inquieto, forse presto instabile, dalla lunga assenza del presidente della repubblica, Muhammadu Buhari, ammalato, ormai da tre mesi in Gran Bretagna per cure mediche.

Va aggiunto a questo proposito che, nonostante le affermazioni delle autorità nigeriane, il governo italiano crede nella matrice religiosa dell’attacco. Il ministro degli affari esteri Angelino Alfano oggi in una nota ha infatti condannato il “vile attacco, ancora più efferato e vile perché ha colpito i fedeli nel momento di raccoglimento della preghiera. L’ennesima strage di cristiani – si legge nella nota – conferma che non possiamo abbassare la guardia contro il terrorismo che punta a sopprimere la libertà religiosa”. “Colpire i simboli religiosi e le persone che in essi credono – prosegue la nota del ministro Alfano – significa infatti violare uno dei principali e fondamentali diritti dell’uomo. Ci stringiamo al dolore dei parenti delle vittime e auguriamo ai feriti una pronta guarigione. Solidarietà, dunque – ha concluso il ministro – al governo della Nigeria, a cui ci legano sentimenti di amicizia, e la piena garanzia che l’Italia sarà sempre al suo fianco nella lotta al terrorismo e all’estremismo religioso”.

(fonte: lanuovabq.it)

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