Quanto bisogna aspettare prima di confessarsi?

L’attesa delle migliori disposizioni non è un buon motivo per rimandare di continuo il sacramento della Penitenza.

Quesito

Buonasera Padre, 
vorrei chiederle delle delucidazioni in merito alla confessione e al raggiungimento della grazia divina. Io riconosco l’importanza di questo sacramento, in quanto credo fortemente che ogni ministro di Dio nel confessionale amministri il Sangue di Cristo. Attualmente non mi sto confessando non perché non voglia pentirmi anzi tutt’altro, voglio confessarmi bene per questo motivo nelle mie preghiere chiedo sempre a Dio la grazia di saper chiedere perdono come si deve, ovvero di prepararmi al meglio a questo meraviglioso sacramento in modo da ricevere il dono dei doni ovvero la misericordia di Dio Spero in questo modo di non morire in peccato mortale e di raggiungere presto la grazia di Dio. Chissà se Dio si ricorderà di me. Le auguro buona serata e grazie della sua disponibilità.
Dio benedica lei e tutto l’ordine dei domenicani.

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Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. fai bene a domandare insistentemente a Dio la grazia del pentimento dei tuoi peccati. È la stessa cosa che invocare la grazia della conversione. Il vero pentimento è una grazia e pertanto non può provenire semplicemente dalle nostre forze.  Per questo Geremia dice: “Fammi ritornare e io ritornerò” (Ger 31,18).  E il salmista: “Rialzaci, Signore, nostro Dio, fà splendere il tuo volto e noi saremo salvi. Rialzaci, Dio degli eserciti, fà risplendere il tuo volto e noi saremo salvi” (Sal 80,4.8).

2. Tuttavia l’attesa delle migliori disposizioni non è un buon motivo per rimandare di continuo l’incontro sacramentale col Signore. Perché il Signore stesso durante la confessione infonde in noi le dovute disposizioni, come insegna il Magistero della Chiesa quando dice che colui che è attrito (e cioè disposto imperfettamente alla conversione) attraverso l’assoluzione diventa contrito (riceve le dovute disposizioni).

3. Lo ricorda Giovanni Paolo II in Reconciliatio et paenitentia (esortazione post sinodale sulla confessione) quando nella nota 185 scrive che “per accostarsi al sacramento della Penitenza è sufficiente l’attrizione, ossia un pentimento imperfetto, dovuto più al timore che all’amore; ma nell’ambito del sacramento, sotto l’azione della grazia che riceve, il penitente “ex attrito fit contritus”, sicché la Penitenza opera realmente in chi è ben disposto alla conversione nell’amore (cfr. DS 1678)”. L’affermazione “ex attrito fit contritus” è del Concilio di Trento (DS 1678).

4. Inoltre con la confessione si riceve la grazia sacramentale propria di questo sacramento che aiuta ad un migliore e continuo pentimento dei propri peccati. Pertanto con la confessione una persona non liquida la questione del pentimento dicendo: mi sono pentito, mi sono confessato e adesso non ci penso più. Al contrario la grazia della confessione aiuta a detestare sempre più il peccato commesso. Davide diceva che il suo peccato gli stava sempre dinanzi (et peccatum meum contra me est semper, Sal 51,5).  Gli stava dinanzi non per togliergli la pace, ma per tenerlo in umiltà.

5. S. Tommaso, dopo aver ricordato con la Sacra Scrittura che la carità copre una moltitudine di peccati (1 Pt 4,8), scrive: “Qualcuno potrebbe osservare: se basta la carità a cancellare i peccati, non è più necessaria la penitenza. Si deve considerare, però, che nessuno ama sinceramente se non fa sincera penitenza (sed nullus vere diligit qui non vere poenitet). È evidente che quanto più amiamo una persona, tanto più ci dispiace di offenderla. E anche questo è un effetto della carità” (In duo praecepta caritatis et in decem legis praecepta expositio, n.1146, ed. Marietti). Ugualmente S. Teresa d’Avila diceva che “non v’è morte più dura del pensiero di aver offeso il Signore” (Vita, 34,10).

6. Questo dolore dei peccati acceso dal Signore stesso durante il sacramento della confessione aiuta poi a prendere le tribolazioni della vita in atteggiamento di espiazione dei peccati propri e degli altri e aiuta viverle con i sentimenti di san Paolo: “Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24). Anche questo fa parte della grazia sacramentale.

7. Pertanto mentre ti dico che a motivo del pentimento che tuttora provi per i tuoi peccati col proposito di confessarli molto probabilmente sei già stato raggiunto dalla grazia del Signore, tuttavia ti esorto a confessarti presto per poter fruire della grazia sacramentale e per giungere con l’aiuto che ti viene da questo sacramento al perfetto pentimento.

Mentre ti ringrazio per la bella invocazione che hai fatto per me e per l’ordine dei domenicani, ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.

Padre Angelo Bellon OP

Pubblicato 29.07.2017

(fonte: amicidomenicani.it)

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