L’inseminazione artificiale non è mai moralmente lecita

Nella procreazione assistita il figlio non nasce da un atto nel quale i coniugi si donano in totalità, ma da una tecnica che svilisce la generazione di una persona.

Quesito

Caro padre Angelo,
le scrivo per porle un quesito per me molto importante. sono sposata da 9 mesi e ho 49 anni. mi sono sposata “tardi “, non perché io non lo volessi , ma perché io e mio marito ci siamo conosciuti 2 anni e mezzo fa….dopo un anno che stavamo insieme abbiamo deciso di sposarci.
Vorremmo un bambino, ma le mie ultime analisi mi dicono che sto entrando in pre-menopausa. Sto facendo una cura con un integratore, ma credo che non risolva molto, a meno che non ci sia l’intervento di Dio. Mio marito è una persona buona e giusta, credente e praticante che ama profondamente Dio. Anch’io sono praticante e non vorremmo mai offendere Dio.
Vorrei dunque, per favore, dei chiarimenti riguardo l’inseminazione assistita. Ho sempre pensato che questo fosse contro Dio e la Chiesa, per il fatto che comunque, anche se l’ovulo sarebbe il mio e il seme di mio marito, non è frutto di un rapporto naturale, ma dell’intervento dell’uomo e della scienza.
Le chiedo se questo è davvero contro Dio. Sono già certa, come dice mio marito, che questa strada non va bene, ma vorrei esserne certissima.
Vorrei tantissimo donare un figlio a mio marito, mi dispiace che per colpa della mia età non possa, ma accetteremo serenamente la volontà di Dio.
La ringrazio.
Aspettando una sua risposta, la saluto cordialmente.

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Risposta del sacerdote

Carissima,
1. ha ragione tuo marito. La risposta è negativa perché nella procreazione assistita il figlio non nasce da un atto nel quale i coniugi si donano in totalità, ma da una tecnica che svilisce la generazione di una persona. In questa tecnica manca il “mistero” e cioè quel qualche cosa di infinitamente più alto che racchiude la differenza tra un gesto di intimità coniugale e la pura secrezione dei gameti attuata attraverso la manipolazione dei genitali. Già a suo tempo Pio XII aveva detto: “Il figlio è il frutto dell’unione coniugale, alla cui pienezza concorrono le funzioni organiche, e le emozioni sensibili che vi sono connesse, l’amore spirituale e disinteressato che le anima; nell’unità di questo atto devono essere inserite le condizioni biologiche della generazione” (Ai partecipanti al II Congresso mondiale della fertilità e della sterilità, 19.5.1956).

2. Nella medesima linea si espresse anche Giovanni XXIII: “La trasmissione della vita umana è affidata dalla natura a un atto personale e cosciente e, come tale, soggetto alle sapientissime leggi di Dio: leggi inviolabili e immutabili che vanno riconosciute e osservate. Perciò non si possono usare mezzi e seguire metodi che possono essere leciti nella trasmissione della vita delle piante e degli animali” (Mater et Magistra, 204).

3. Dice ancora Pio XII: “Solo gli sposi hanno un diritto reciproco sul loro corpo per generare una nuova vita, diritto esclusivo, non cedibile, non alienabile. E così, deve essere anche in considerazione del bambino” (29.9.1949).

4. L’istruzione Donum vitae della Congregazione per la dottrina della fede del 22 febbraio 1987 ricorda che “il matrimonio non conferisce agli sposi il diritto ad avere un figlio, ma soltanto il diritto a porre quegli atti che di per sé sono ordinati alla procreazione. Un vero e proprio diritto al figlio sarebbe contrario alla sua dignità e alla sua natura. Il figlio non è un qualche cosa di dovuto e non può essere considerato come oggetto di proprietà: è piuttosto un dono, ‘il più grande’ (GS 50) e il più gratuito del matrimonio, ed è testimonianza vivente della donazione reciproca dei suoi genitori” (DV II,8). E ancora: “La fecondazione è voluta lecitamente quando è il termine di un atto coniugale per sé idoneo alla generazione della prole, al quale il matrimonio è ordinato per sua natura e per il quale i coniugi divengono una sola carne. Ma la procreazione è privata dal punto di vista morale della sua perfezione propria quando non è voluta come il frutto dell’atto coniugale, e cioè del gesto specifico dell’unione degli sposi” (DV II,4, a).

5. Sotto il pontificato di Benedetto XVI fu pubblicata un’altra istruzione sulla procreazione assistita, la Dignitas personae dell’8 settembre 2008. Vi si legge: “La Chiesa riconosce la legittimità del desiderio di un figlio, e comprende le sofferenze dei coniugi afflitti da problemi di infertilità. Tale desiderio non può però venir anteposto alla dignità di ogni vita umana, fino al punto di assumerne il dominio. Il desiderio di un figlio non può giustificarne la “produzione”, così come il desiderio di non avere un figlio già concepito non può giustificarne l’abbandono o la distruzione. In realtà si ha l’impressione che alcuni ricercatori, privi di ogni riferimento etico e consapevoli delle potenzialità insite nel progresso tecnologico, sembrano cedere alla logica dei soli desideri soggettivi e alla pressione economica, tanto forte in questo campo” (DP 16).

6. Tutto questo senza dire dei rischi abortivi molto alti, dell’immoralità dell’atto con cui si preleva il gamete maschile, di eventuali danni che ne può ricevere il bambino… Vale sempre quanto ha detto lo Spirito Santo per bocca del Salmista: “Di ogni cosa perfetta ho visto il limite, solo la tua legge non ha confini” (Sal 119,96). Anche della “scienza” se ne vede il limite, solo la legge di Dio non ha confini. Sicché derogando dalle leggi di Dio si finisce sempre per farsi del male.

7. La natura non va mai forzata. È rischioso farlo. Meglio affidarsi alle sapientissime leggi del Creatore, all’aiuto divino invocato con la preghiera e alla volontà del Signore.

Vi auguro tutto il bene che desiderate, vi assicuro la mia preghiera e vi benedico.

Padre Angelo Bellon OP

Pubblicato 27.07.2017

(fonte: amicidomenicani.it)

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One thought on “L’inseminazione artificiale non è mai moralmente lecita

  1. Conosco persone che si definiscono credenti ma hanno fatto ricorso al p.m.a. Devo dire che ci sono sacerdoti (ne conosco) che, quando raramente hanno loro chiesto consiglio, invece di dire che non era moralmente lecito spiegandone i motivi, hanno dato consigli per salvare capre e cavoli con il risultato (inconsapevole?) di commettere in primis loro stessi peccato grave.

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