Charlie è uno fra altri casi: ecco come lo Stato relativista sottrae i figli a chi lo contraddice

Charlie è un caso che insieme ad altri dimostra la volontà del potere di eliminare le famiglie che non rispettano il suo credo laicista, per cui non ci devono essere norme o valori morali da seguire. Fatta fuori l’oggettività della legge naturale, si può arrivare a sostenere che un bambino abbia il diritto di essere allontanato dai genitori che lo difendono dalla sessualizzazione, dall’eutanasia e da un’educazione atea. Non sono ipotesi ma leggi già approvate.

di Benedetta Frigerio (26-07-2017)

Se i nostri figli non saranno sessualizzati, efficienti, gender free, insomma se non risponderanno ai parametri della “qualità della vita” stabiliti dal potere progressista e della sua mentalità che ha ormai pervaso scuole, ospedali e persino chiese, proveranno a portarceli via. Erode, Hitler e Stalin mascherati dal sentimentalismo e da un linguaggio tenue e politicamente corretto, sono alla guida degli Stati occidentali che, in nome dei “diritti dei bambini”, vogliono sottrarli a quelle famiglie che non desiderano educarli secondo il credo sessual-efficientista.

Oltre al caso di Charlie Gard, privato prima delle cure e poi dell’ossigeno per vivere, perché secondo i medici e i giudici la “qualità della sua vita” non era sufficientemente alta, ci sono altre e continue situazioni allarmanti in corso nell’Occidente moderno. Nel marzo scorso avevamo raccontato la storia della piccola Marwa, che nutrendosi con il sondino ed essendo aiutata a respirare da un tubicino era stata considerata dal collegio dei medici non degna di vivere in quelle condizioni. I genitori, come nel caso di Charlie si erano battuti, ottenendo però all’inizio di maggio una sentenza definitiva del Consiglio di Stato favorevole alle cure. Non tanto perché la vita vada protetta in ogni caso, ma perché era possibile che le condizioni di vita della piccola migliorassero. E se così non fosse stato? L’avrebbero uccisa contro la volontà dei genitori, ma sopratutto contro la giustizia più elementare?

Solo apparentemente diverso il caso in corso in Oregon, negli Stati Uniti, dove due bambini sono stati sottratti a mamma e papà solo perché il loro quoziente intellettivo è al di sotto della norma. Infatti, gli stessi servizi sociali hanno spiegato che non è stata riscontrata nessuna violenza e neppure negligenza verso i bambini. La madre, Amy Fabbrini, 31 anni, sta combattendo spiegando di essere comunque in grado di allevare la figlia anche perché “sono cresciuta in mezzo ai bambini, mia mamma è stata un’insegnante di asilo per 20 anni”. Il papà, Eric Ziegler, 38 anni, ha ammesso umilmente il suo ritardo, “ma è molto, molto lieve, ciascuno impara secondo le sue possibilità”. Sherrene Hangenbach, operatrice sociale che si è schierata con la famiglia, ha spiegato bene che se questo è il criterio, lo Stato “troverà sempre dei genitori migliori” che ripeschino il suo punto di vista: “Se andiamo avanti di questo passo Bill Gates dovrà prendere in custodia i miei figli”. Dulcis in fundo: grazie ad una legge dell’Oregon, che in nome “dell’emancipazione dei figli dai genitori” permette loro di sottoporsi a terapie anche ormonali senza il loro consenso, un minorenne aveva cominciato il procedimento di cambiamento di sesso con l’aiuto della scuola. Lo scorso maggio sua madre, Anmarie Calgaro, sostenuta dalla Thomas More Society, aveva denunciato la scuola senza successo. Perciò ha deciso di avviare un procedimento legale contro la legge statale. Noto il caso Norvegese che coinvolse la famiglia Bodnariu (ai genitori furono sottratti 5 figli ritornati a casa dopo una dura battagglia internazionale), la cui educazione era ritenuta “troppo cristiana”.

Quello che più preoccupa però è che questi non sono casi singoli. Ma il frutto di una mentalità lentamente portata avanti per anni. Solo che dall’autodeterminazione della persona sbandierata nel ’68, ora si sta passando a parlare di quella dei bambini. Come se i piccoli fossero liberi di scegliere cosa sia meglio per loro senza l’aiuto di buoni genitori. Avevamo già parlato anche della legge canadese che in nome del “diritto alla sessualità e al credo del bambino” fin dalla più tenera età, stabilisce che un genitore che si opponga al desiderio del bimbo di cambiare sesso o religione deve essere segnalato ai servizi sociali. Anche l’Onu e l’Ue in nome dei diritti del bambino parlano ormai apertamente di “diritto all’educazione sessuale”, con l’Oms ha fargli da spalla spacciando per libertà dei bambini la sessualizzazione precoce che insegna la masturbazione come normale fin dai 2 anni. Siamo giunti al punto in cui si vede la fine del percorso legale cominciato con la “rivoluzione sessuale”: la legalizzazione, non solo dell’eutanasia infantile e dell’ideologia di genere nelle scuole, ma quella della pedofilia, attraverso la sessualizzazione atta a rendere il bambino consenziente, come spiega bene don Di Noto.

Ma da dove viene questo ribaltamento antropologico? Questa anti-creazione e perversione diaboliche? Come siamo giunti qui senza rendercene conto? E’ bene ricordare che fin dall’inizio la cultura radicale e femminista, dopo aver teorizzato la libertà da ogni vincolo anche naturale (perciò il divorzio, l’aborto, la liberazione sessuale, intesa anche come scissione fra il sesso di nascita e quello desiderato) si era concentrata già sui Children Rights. Una delle paladine di questo movimento, che ha provato a diventare il primo presidente donna degli Usa dopo anni di lavoro irrefrenabile, era Hillary Clinton, che negli anni Settanta si occupava di questa materia. Nel 1973 la Clinton, legata al movimento femminista, parlava del matrimonio nel passato paragonandolo alla schiavitù, dato che secondo lei era un’istituzione in cui le donne non avevano diritti identici agli uomini. E tutto ciò per dire che come allora era per le donne era adesso per i figli con minori diritti dei propri genitori. Nel 1979 poi la Clinton arrivò a sostenere tanto: “Decisioni riguardo alla maternità e all’aborto, alla scuola, alla chirurgia estetica, ai trattamenti di malattie veneree, di lavoro o altro, la scelta o la mancanza di queste, che segneranno significativamente il futuro del bambino, non dovrebbero essere prese unilateralmente dai genitori” (vedi Children’s Rights: Contemporary Perspectives). Di certo la Clinton non intendeva scrivere questo in difesa del diritto naturale, riconoscendo una legge universale iscritta in ogni essere umano che sa comprendere cosa è bene e cosa è male nel caso di abuso di un genitore, dato che per lei e per il sistema progressista imperante, l’aborto, la chirurgia estetica (anche per cambiare sesso), la sessualizzazione dei bambini nelle scuole (tutti mali oggettivi) sono stati trasformati in bene. Dunque è chiaro che il diritto del bambino veniva esaltato per allontanarlo da genitori che si fossero opposti a tutto questo male.

Un esagerazione catastrofista? Come dimostrano il Canada, l’Oregon e gli altri casi, quello che prima era solo teoria e poi raccomandazione dell’Oms o dell’Europa, ora sta diventando legge. E come gridò, inascoltato dai più, Benedetto XVI incontrando ad limina nel 2012 i vescovi americani, “è fondamentale che l’intera comunità cattolica negli Stati Uniti riesca a comprendere le gravi minacce alla testimonianza morale pubblica della Chiesa che presenta un secolarismo radicale, che trova sempre più espressione nelle sfere politiche e culturali. La gravità di tali minacce deve essere compresa con chiarezza a ogni livello della vita ecclesiale”. Aggiunse che tutti i cattolici avevano il dovere di opporsi. Mentre nel 2014 ribadì: “Quando la legge naturale e la responsabilità che essa implica sono negate si apre drammaticamente la via al relativismo etico sul piano individuale e al totalitarismo dello Stato sul piano politico”. Ossia uno Stato contro cui la persona non può più opporre nulla. Non siamo più così lontani.

(fonte: lanuovabq.it)

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