Qual è la ragione per cui Cristo è venuto sulla terra?

“Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo” (Credo).

Quesito

Caro Padre Angelo,
sono un ragazzo praticante, e le scrivo per avere alcuni chiarimenti in materia di fede, che seppur possono sembrare scontati per molti fedeli, non lo sono per me.
Sarò stringato per essere più chiaro: 1) qual è la ragione per cui Cristo è venuto sulla terra? 2) cosa significa l’affermazione che anche noi, con le nostre azioni quotidiane, attività lavorative, studio, partecipiamo all’attività di Redenzione?
Grazie!

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Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. il Catechismo della Chiesa Cattolica, in un pagina mirabile, sintetizza i motivi dell’incarnazione di Dio. La successione con cui li espone fa intravedere anche una gerarchia tra queste motivazioni.

2. Al di là delle scuole teologiche, il Catechismo rimane aderente al dettato della Sacra Scrittura. È attraverso di essa che il Signore rivela i motivi della sua incarnazione.

3. La pagina che ho menzionato porta questo titolo: Perché il Verbo si è fatto carne. E subito dopo ricorda che il motivo dell’incarnazione siamo noi, la nostra salvezza: “Con il Credo di Nicea-Costantinopoli confessiamo che il Verbo: «Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo; per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo»” (CCC 456). Si tratta dunque di un grande atto di amore.

4. Ed ecco la prima motivazione: “Il Verbo si è fatto carne per salvarci riconciliandoci con Dio: è Dio «che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati» (1 Gv 4,10). «Il Padre ha mandato il suo Figlio come Salvatore del mondo» (1 Gv 4,14). «Egli è apparso per togliere i peccati» (1Gv 3,5)” (CCC 457). Per questo san Tommaso dice: “Ci sono in proposito opinioni opposte. Alcuni dicono che il Figlio di Dio si sarebbe incarnato, anche se l’uomo non avesse peccato. Altri invece affermano il contrario. Quest’ultima opinione pare che sia da preferirsi. Le cose infatti che dipendono dalla sola volontà di Dio, al di sopra di tutto ciò che è dovuto alle creature, non possono esserci note se non attraverso la Sacra Scrittura, nella quale la volontà divina viene manifestata. Perciò, siccome nella Sacra Scrittura il motivo dell’incarnazione viene sempre desunto dal peccato del primo uomo, è meglio dire che l’opera dell’incarnazione è stata disposta da Dio a rimedio del peccato, di modo che, non esistendo il peccato, non ci sarebbe stata l’incarnazione. La potenza di Dio però non è coartata entro questi termini: Dio infatti avrebbe potuto incarnarsi, anche se non ci fosse stato il peccato” (Somma teologica, III, 1, 1).

5. A testimonianza di quanto detto cita Sant’Agostino “il quale spiegando le parole evangeliche, “Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”, dichiara: “Se l’uomo non avesse peccato, il Figlio dell’uomo non sarebbe venuto”. Inoltre a commento delle parole di S. Paolo, “Cristo venne nel mondo a salvare i peccatori”, la Glossa aggiunge: “Nessun motivo ebbe di venire tra noi Cristo Signore, se non quello di salvare i peccatori. Togli le malattie, togli le ferite e non c’è più bisogno di medicina” (Ib. , Sed contra).

6. Il CCC riporta la motivazione di San Gregorio di Nissa: “La nostra natura, malata, richiedeva d’essere guarita; decaduta, d’essere risollevata; morta, di essere risuscitata. Avevamo perduto il possesso del bene; era necessario che ci fosse restituito. Immersi nelle tenebre, occorreva che ci fosse portata la luce; perduti, attendevamo un salvatore; prigionieri, un soccorritore; schiavi, un liberatore. Tutte queste ragioni erano prive d’importanza? Non erano tali da commuovere Dio sì da farlo discendere fino alla nostra natura umana per visitarla, poiché l’umanità si trovava in una condizione tanto miserabile ed infelice? (Oratio catechetica, 15)” (CCC 457). Pertanto la prima motivazione dell’Incarnazione è dovuta al peccato che impediva all’uomo la Comunione con Dio e gli impediva di prendere possesso di tutti i suoi beni. Mentre proprio per questo Dio l’aveva creato.

7. La seconda motivazione portata dal CCC: “Il Verbo si è fatto carne perché noi così conoscessimo l’amore di Dio: «In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo perché noi avessimo la vita per lui» (1Gv 4,9). «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16)” (CCC 458). L’incarnazione di Dio era impensabile da parte dell’uomo. Tralasciando la mitologia greco romana, dove gli dei non sono Dio ma degli idoli, costruiti pertanto dalla fantasia umana, mai e poi mai l’uomo avrebbe potuto ipotizzare l’incarnazione di Dio. I grandi filosofi antichi come Platone e Aristotele non hanno neanche preso in considerazione questa possibilità. Ma Dio lo ha fatto: attraverso l’incarnazione ha voluto rivelarsi e comunicarsi all’uomo perché l’uomo potesse diventargli amico e familiare. San Paolo dice: “Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati” (Ef 2,4-5).

8. La terza motivazione presentata dal CCC: “Il Verbo si è fatto carne per essere nostro modello di santità: «Prendete il mio giogo su di voi e imparate da me…» (Mt 11,29). «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,6). E il Padre, sul monte della Trasfigurazione, comanda: «Ascoltatelo» (Mc 9,7). In realtà, egli è il modello delle Beatitudini e la norma della Legge nuova: «Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati» (Gv 15,12). Questo amore implica l’effettiva offerta di se stessi alla sua sequela” (CCC 459). Questa motivazione è quella che alcuni portano per prima: Dio si sarebbe potuto incarnare anche se l’uomo non avesse peccato. Essi dicono: non possiamo vincolare la libertà di Dio al peccato dell’uomo. È verissimo. Ma la Sacra Scrittura, come si è visto, come prima motivazione ne porta un’altra, quella riportata dal Credo (Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo), da San Tommaso, da Sant’Agostino e dal CCC.

9. Infine, ma intimamente legato al primo motivo, il CCC dice: “Il Verbo si è fatto carne perché diventassimo «partecipi della natura divina» (2 Pt 1,4): «Infatti, questo è il motivo per cui il Verbo si è fatto uomo, e il Figlio di Dio, Figlio dell’uomo: perché l’uomo, entrando in comunione con il Verbo e ricevendo così la filiazione divina, diventasse figlio di Dio» (Sant’Ireneo di Lione, Adversus haereses, 3, 19, 1). «Infatti il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio» (Sant’Atanasio di Alessandria, De Incarnatione, 54, 3). «L’Unigenito Figlio di Dio, volendo che noi fossimo partecipi della sua divinità, assunse la nostra natura, affinché, fatto uomo, facesse gli uomini dei» (San Tommaso d’Aquino, Opusculum 57 in festo Corporis Christi, 1)” (CCC 460).

10. In conclusione mi piace riportare quanto osserva ancora San Tommaso: “Tutti gli altri motivi assegnati all’incarnazione rientrano tra i rimedi del peccato. L’uomo infatti, se non avesse peccato, sarebbe stato illuminato dalla luce della sapienza divina e perfezionato da Dio nella rettitudine della santità, per l’acquisto di ogni conoscenza necessaria. Ma, poiché, abbandonando Dio era sceso alle cose materiali, fu opportuno che Dio, assunta la carne, tramite anche le cose materiali, gli offrisse il mezzo di salvarsi” (Somma teologica, III, 1,1, ad 1).

11. Circa la seconda domanda: “cosa significa l’affermazione che anche noi, con le nostre azioni quotidiane, attività lavorative, studio, partecipiamo all’attività di Redenzione?”. Certo, la redenzione di Cristo è stata più che sufficiente e ha un valore infinito al quale nulla può essere aggiunto.Ma il Signore ha voluto che noi, peccatori e bisognosi di redenzione, una volta redenti, diventassimo insieme con Lui strumento di redenzione: non nel senso di aggiungere qualche cosa, ma per aprire dei varchi in noi stessi e nei cuori degli altri perché vi si possano riversare i tesori della redenzione. Allora tutte le nostre azioni, compiute in grazia e cioè innestati in Cristo, in virtù della carità di Cristo che facciamo circolare nei nostri pensieri e nei nostri affetti, giovano alla purificazione e alla santificazione di noi stessi e nello stesso tempo di molti. In questo senso San Paolo ha detto: “Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col,1,24).

Con l’augurio che tutte le tue azioni, compresi i pensieri, possano guidare a questo, ti assicuro il mio ricordo nel Signore e ti benedico.

Padre Angelo Bellon OP

Pubblicato 08.02.2017

(fonte: amicidomenicani.it)

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