Casse vuote per le adozioni. Ma non per l’eterologa

Si è insediata la nuova commissione per le adozioni internazionali, ma la novità è che dal 2011 non vengono erogati i rimborsi per le famiglie che hanno sostenuto il difficile iter e che pure sarebbe previsto per legge. Il messaggio è chiaro: mentre si disincentiva l’organismo che dovrebbe aiutare gli orfani di tutto il mondo, lo Stato impegna ingenti risorse per la fecondazione eterologa entrata nei nuovi Lea con l’importazione di ovuli e spermatozoi.

di Marco Guerra (22-07-2017)

“Si comunica che sono in corso i rimborsi delle spese sostenute per le adozioni conclusesi nell’anno 2011. Si informa altresì che, successivamente al DPCM del 4 agosto 2011, non vi è stato alcun provvedimento analogo che preveda il rimborso delle spese sostenute per le adozioni concluse dopo il 31 dicembre 2011. Pertanto, attualmente non verrà dato seguito ad ogni eventuale istanza di rimborso relativa agli anni successivi al 2011”.

Suona come l’ennesima beffa ai danni delle famiglie adottive la comunicazione che in questi giorni campeggia sulla home page del sito della Commissione governativa Adozioni Internazionali (Cai). Le famiglie hanno infatti diritto a dedurre dalle imposte il 50% delle spese affrontate per l’ottenimento del bambino (viaggi, assistenza legale…), tuttavia, malgrado i vari bilanci per il fondo adozioni prevedano tali cifre, non sono stati emanati i decreti attuativi per lo sblocco dei pagamenti. L’ultimo è stato firmato dal Berlusconi e dall’ex presidente della Cai Carlo Giovanardi il 4 agosto del 2011. Ora circa 14.000 coppie vedono così sfumare un diritto acquisito, dopo aver attraversato il mondo per dare una nuova famiglia ad un orfano.

Quello dei mancati rimborsi è solo l’ultimo tassello di una disastrosa gestione della Cai da parte dell’ex magistrato ed ex senatrice del Pd Silvia Dalla Monica, entrata in carica il 13 febbraio del 2014, ricoprendo il ruolo di presidente e vicepresidente durante tutto il governo Renzi. Da allora la Commissione è stata convocata solamente il 27 giugno di quello stesso anno; quella riunione non è stata neppure conclusa perché fu sospesa dall’ex pm, prima di affrontare tutti gli ordini del giorno, e non è mai più stata riconvocata.

Nei tre anni successivi la gestione della Cai si è caratterizzata per una gestione monocratica che ha portato alla chiusura del dialogo con la maggior parte degli enti accreditati che curano i rapporti e le pratiche con i Paesi stranieri; alla mancata ratifica degli atti da parte della commissione; al deterioramento dei rapporti con le omologhe agenzie dei governi stranieri e al conseguente crollo delle adozioni che sono passate dalle 4130 unità nel 2010 alle 2216 nel anno 2015 (ultimo dato disponibile).

Silenzi e porte in faccia anche alle coppie che avevano intrapreso il percorso dell’adozione come conferma un’altra nota pubblicata sul sito della Cai qualche settimana fa in cui si informa che “in data 20 giugno 2017 si è rilevato che la casella di posta elettronica istituzionale commissioneadozioni.internazionali@governo.it risultava piena con restituzione al mittente delle email in arrivo”.

“E’ emerso che tale situazione si protraeva da tempo e precisamente da agosto 2016 – si legge ancora nel comunicato -; tale casella di posta poteva essere visionata esclusivamente dalla ex Vice Presidente dott.ssa Silvia Della Monica con password riservata. Si è provveduto pertanto a svuotare la relativa casella che ora è pienamente operativa”.

Sempre a giugno il magistrato Laura Laera è subentrata alla Della Monica alla vicepresidenza della Commissione. Una atto carico di attese per le tante coppie che aspettano un cambio di passo e per le tante nuove famiglie che, malgrado tutto, sono riuscite ad avere uno figli e che ora attendono di rientrare almeno di parte delle ingenti spese sostenute. Nel frattempo il Coordinamento delle Associazione familiari Adottive e Affidatarie in rete ha lanciato una petizione per lo sblocco dei fondi che ha già raccolto oltre 6000 firme.

Tra gli Enti accreditati resta però il rammarico tutti quei bambini che per colpa delle disfunzioni di questi anni non stati accolti da un padre e una madre.

Il presidente dell’Ai.Bi. (Ente fra i più importanti in Italia) Marco Griffini non riesce a darsi pace e parlando alla Nuova BQ punta il dito contro l’indifferenza dei governi che si sono susseguiti in questi ultimi anni: “E’ inspiegabile il disinteresse dimostrato per le adozioni internazionali, bastava una firma per sbloccare quei fondi. E gridano giustizia anche le migliaia di lettere che giacciono ancora chiuse negli uffici della Cai, chissà quante adozioni abbiamo perso”.

Le dinamiche che hanno portato a questo stallo, assumono connotati ideologici, se si considera che dallo scorso gennaio la fecondazione eterologa è entrata nei nuovi Livelli essenziali di assistenza (lea) varati dal Ministero della Salute. Insomma da una parte lo Stato impegna ingenti risorse, tramite il sistema sanitario nazionale, per importare ovuli e spermatozoi da Paesi stranieri da mettere poi a disposizione delle coppie al costo di un ticket sanitario, dall’altra consente lo sfascio dell’organismo che dovrebbe aiutare gli orfani di tutto il mondo ad incontrare la legittima aspirazione genitoriale di tanti coniugi aperti all’adozione. Aiutare le famiglie significa anche evitare che i genitori adottivi restino con il portafoglio vuoto.

(fonte: lanuovabq.it)

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