Visita specialistica, una speranza per Charlie

Charlie Gard è stato visitato dal dottor Hirano dell’ospedale della Columbia University di New York e da un altro specialista del Bambin Gesù. Secondo Hirano, un trattamento sperimentale darebbe qualche chance in più. Intanto la decisione sulla vita del bambino continua ad essere appesa alla prossima sentenza.

di Ermes Donvico (19-07-2017)

Sono stati due giorni intensi per il piccolo Charlie Gard e il suo diritto alla vita, tuttora dipendente dalla decisione che il giudice Nicholas Francis prenderà la prossima settimana, probabilmente al termine dell’udienza del 25 luglio.

Lunedì, nel primo dei suoi due giorni di trasferta a Londra, il professor Michio Hirano (nella foto a lato) della Columbia University Medical Center di New York, assieme a un altro esperto di patologie mitocondriali che lavora per l’ospedale pediatrico Bambin Gesù e sul cui nome vige l’obbligo di riservatezza, ha visitato il bimbo di undici mesi per circa cinque ore e studiato l’ultimo imaging neurologico (fatto domenica dal Gosh in presenza dei genitori). Ieri c’è stata poi la riunione tra esperti presieduta – secondo la richiesta dei legali del Great Ormond Street Hospital e del tutore che rappresenta gli interessi di Charlie – da un bioeticista, alla quale hanno partecipato lo stesso Hirano, il dottore del Bambin Gesù, quattro medici del Gosh e mamma Connie. Anche il meeting di ieri si è protratto per cinque ore e una trascrizione verrà fornita al giudice Francis per metterlo al corrente di quanto detto nel corso dell’incontro.

L’ospedale londinese, in base a quanto riferito da una sua portavoce, ha fatto un contratto onorario a Hirano e al suo collega italiano, garantendogli lo stesso status degli altri medici che lavorano al Gosh e consentendo perciò un completo accesso alle strutture e alle cartelle cliniche.

Sul bambino sono stati realizzati nuovi test, inclusi l’elettroencefalogramma e una risonanza magnetica, e secondo quanto ha spiegato Connie sarà a breve sottoposto ad altri esami. Dalle dichiarazioni della mamma di Charlie filtra ottimismo. “Chris e io siamo grati al dottor Hirano e agli altri medici per essere venuti a visitare Charlie. Il nostro meraviglioso bambino è ancora stabile. Noi stiamo accanto al suo lettino e ci sentiamo soddisfatti che non stia soffrendo. Come genitori che amano Charlie stiamo facendo la cosa giusta per nostro figlio, considerando tutte le opzioni di trattamento”, ha detto Connie. “Il dottor Hirano – ha aggiunto la donna – aveva richiesto una nuova risonanza magnetica e un elettroencefalogramma di 30 minuti. Il Gosh ha preferito un elettroencefalogramma più lungo e così ha ordinato il giudice. Nostro figlio è stato sottoposto agli esami e noi abbiamo facilitato gli esperti in ogni modo possibile”.

Il Daily Mail riferisce anche che nel fine settimana si è svolta una sorta di udienza straordinaria – non aperta ai media – in cui il giudice Francis avrebbe dato ulteriori direttive. Difficile dire se quanto sta emergendo in questi giorni lo convincerà a ribaltare la sua sentenza dell’11 aprile, quando aveva avallato la richiesta del Gosh di staccare il supporto vitale, ma intanto le ore passate dagli esperti internazionali a visitare Charlie e la lunghezza del meeting di ieri fanno pensare che il piccolo sia stato definito “terminale” troppo frettolosamente. È da mesi ormai che viene “venduto” questo termine, che per tanti è diventato un pretesto per negare a Charlie sia una cura di base come la ventilazione che gli consente di rimanere in vita e senza la quale morirebbe soffocato, sia la speranza del trattamento sperimentale. Un trattamento che secondo Hirano, un luminare della medicina che in settimana dovrebbe presentare la sua relazione finale su Charlie, ha almeno il 10% di probabilità che funzioni e fino al 56% di possibilità di accrescere la sua forza muscolare.

È da mesi che i genitori chiedono che al bambino venga data questa chance, fin qui sempre rifiutata dal Gosh e dai giudici in nome di un asserito “miglior interesse” che equivale alla morte certa del bambino e che si inserisce nel solco di una cultura che sminuisce la vita umana e nega la sua incancellabile dignità. Mentre Charlie si avvicina al suo primo compleanno, è stato perciò perso del tempo prezioso, come ha spiegato anche la dottoressa Serena Servidei, docente di neurologia all’Università Cattolica di Roma, in un’intervista a Radio Vaticana. “Sarebbe stato giusto provare mesi fa – ha spiegato la Servidei – quando questo stesso professore americano si era proposto di iniziare la cura perché in tutti questi mesi in cui questo bimbo è stato non-trattato, nel senso che è stato non-trattato con terapie specifiche, si è perso del tempo prezioso per un bimbo piccolissimo come Charlie. Ma i presupposti teorici perché questa terapia possa avere un effetto, ci sono”.

(fonte: lanuovabq.it)

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