Chesterton e i pazzi: hanno perso tutto tranne la ragione

Rilettura dell’estate: Ortodossia di G.K. Chesterton. Il libro illustra il senso esistenziale e culturale del grande autore inglese che, di lì a poco, si sarebbe convertito al cattolicesimo. Interessante la definizione sui pazzi, che spiega bene l’allontanamento della cultura da Dio: “Hanno perso tutto tranne la ragione”.

di Peppino Zola (17-07-2017)

Caro direttore,

ogni estate, oltre ai libri che mi vengono segnalati dagli amici, leggo almeno un libro del servo di Dio don Giussani ed un libro del grande G.K. Chesterton, che ha avuto una grande importanza nella mia vita. Come sai, il libro di don Giussani, quest’anno è L’io, il potere, le opere (Marietti). Di G.K.C. sto rileggendo quel capolavoro che è costituito de Ortodossia (Lindau), scritto nel 1908.

Nel 1905 il gigante inglese aveva scritto Eretici ed era stato accusato di avere criticato il pensiero di tanti esponenti della cultura di allora, ma di non esser stato in grado di esporre il proprio di pensiero. Rispose a queste critiche scrivendo, con Ortodossia, la propria posizione esistenziale e culturale, che egli stesso si accorse che coincideva con il pensiero e la prassi della Chiesa Cattolica, alla quale si convertì, anche se vi entrò ufficialmente solo nel 1922. Lo spunto concreto per iniziare a scrivere Ortodossia venne offerto a Chesterton da un editore, il quale, durante un colloquio con lui, giudicò una certa persona con questa frase: “quell’uomo farà strada perché crede in se stesso”. GKC ritenne molto errata quella frase, perché era contraria al dogma più evidente proclamato dalla Chiesa Cattolica, che è quello che riguarda il peccato originale. E’ vero che anche oggi questo dogma sembra dare molto fastidio a molti cattolici (soprattutto se teologi), ma esso rappresenta l’affermazione più realistica della dottrina cattolica. Se c’è una evidenza che riguarda l’uomo è che esso non ce la fa ad essere buono, ad essere giusto, ad essere positivo. C’è come un peso che lo affatica e gli impedisce di camminare speditamente. La cultura moderna, quella stessa che ha rifiutato Dio e che ha tentato di mettere l’uomo e la donna al posto di Dio, ha contradditoriamente dipinto un uomo disperato, incapace, annoiato, nichilista. Eppure, questo uomo, che rifiuta che ci sia un salvatore, dovrebbe essere il padrone del mondo e l’unico problema sarebbe quello di credere in se stesso. Cioè credere in una nullità!

Chesterton, con il suo stile arguto e paradossale, ha un grande pregio (di cui si sente la mancanza, soprattutto dopo la morte del card. Biffi, l’ultimo grande autore chestertoniano): quello, nella sostanza, di dire brutalmente la verità. Ed infatti, individua in modo preciso la verità circa coloro che credono in se stessi, definendoli “pazzi”. Certamente, costoro sono quelli che più di tutti credono in se stessi. Chi crede di essere Napoleone ci crede fino in fondo e non c’è modo di fargli cambiare idea, anche perché sostiene la propria idea con una logica ineccepibile, perché, scrive Chesterton, “il pazzo non è l’uomo che ha perso la ragione. Il pazzo è l’uomo che ha perso tutto TRANNE la ragione”.

Queste non sono frasi “strane”, ma sono affermazioni molto vere e realistiche. La lettura di queste pagine mi ha fatto pensare a quanto sta succedendo in quel tipo di cultura che si riferisce al “gender”. E’ proprio il caso di dire che i fautori di quella cultura hanno perso tutto tranne che la ragione. Con la ragione continuano a sostenere tesi che sono contrarie a tutto il resto: alla biologia, al senso comune, ai desideri più naturali dell’uomo e della donna, alla tradizione storica che dura da millenni (più di duemila anni). Ma allora, occorrerebbe avere il coraggio del grande GKC, definendo come “pazzi” i sostenitori di quelle tesi. Infatti, scrive ancora GKC, riassumendo il tratto caratteristico della pazzia: “potremmo dire che è la ragione usata senza radici, è un ragionare a vuoto”. Del resto, abbandonato Dio, questo cammino pazzesco diventa inevitabile, perché solo “il misticismo mantiene gli uomini sani. Fintanto che c’è il mistero, c’è la salute; distrutto il mistero nasce la malattia”.

Caro direttore, il nocciolo della questione sta nel fatto che anche Chesterton parte nel suo cammino proprio da ciò che don Giussani, con altre parole, definisce come “senso religioso”. Qui, credo, sta il vero problema di oggi. Mi pare che troppo spesso molti cattolici stiano divagando su altro. E stiano cadendo, talvolta, nella tentazione offerta dalla cultura di oggi: quella di guardare dentro “se stessi”, invece di cercare il volto di un Altro, che ha un nome ed un indirizzo preciso: Gesù Cristo, dentro Santa Madre Chiesa.

(fonte: lanuovabq.it)

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