“È anche mio figlio”, le conseguenze dell’aborto sull’uomo

Anche l’uomo soffre il dramma dell’aborto, altrettanto tragicamente come la donna. Ne parlano il Daily Telegraph australiano e la britannica BBC Radio 4.

di Lorenza Perfori (04-07-2017)

Il 3 giugno 2017, sull’Australian Daily Telegraph, è uscito un articolo[1]-[2], della giornalista Corrine Barraclough a proposito del collegamento tra il trauma dell’aborto e il suicidio maschile. Barraclough lo ha scritto dopo aver parlato con Julie Cook, direttrice nazionale di Abortion Grief Australia (AGA), un’organizzazione no profit specializzata nel fornire assistenza e sostegno a coloro che sperimentano il dolore post-aborto o una crisi a seguito di una gravidanza.

Tra le storie di cui la giornalista è venuta a conoscenza vi è quella di un giovane che si è suicidato perché sopraffatto dal dolore per l’aborto del suo figlio non nato. Per alcuni uomini, infatti, il dolore per questa perdita è così grande e insopportabile che finiscono per togliersi la vita. Barraclough riporta le parole ascoltate da Cook: “Una donna ci ha recentemente chiamati piangendo a dirotto. Avrebbe dovuto essere il giorno delle sue nozze, era inconsolabile. Il suo fidanzato si era tolto la vita alcune settimane prima. Era rimasta incinta e aveva pensato che fosse troppo presto aggiungere un bambino alla loro relazione, così era andata ad abortire senza dire niente. Quando il fidanzato l’ha scoperto è stato sopraffatto dal dolore e si è suicidato”. “Ciò non è insolito – ha commentato Cook -, è qualcosa che dobbiamo riconoscere e discutere più apertamente come società”.

Un’altra storia riportata da Barraclough ha per protagonista un ragazzo di 16 anni che è stato salvato dal suicidio “per due secondi”. Cook racconta che “andava bene a scuola, ma dopo l’aborto della sua ragazza e la conseguente rottura della loro relazione, i suoi voti sono crollati. Ha abbandonato la scuola ed è diventato un senza tetto”. Purtroppo – ha aggiunto Cook -, durante il colloquio con lo psicologo dell’AGA, “ci ha parlato anche del suicidio di un suo amico, sempre a causa dell’aborto”.

Questo problema è dovuto in parte al fatto che la società non riconosce il legame tra aborto, depressione e suicidio maschili. “La maggior parte dei consulenti che si occupa di suicidi non è formata per identificare il trauma dell’aborto – ha dichiarato al giornale Cook -. In effetti, la stragrande maggioranza non è nemmeno consapevole del fatto che esso possa costituire un problema per gli uomini”, e anche “la maggior parte delle donne ignora che l’aborto possa ferire gli uomini”.

Nonostante sia favorevole all’aborto, dopo aver ascoltato le testimonianze della Cook, Barraclough ha dovuto ammettere che quello che ha saputo a proposito degli effetti dell’aborto sugli uomini “è un oceano straziante di dolore che non avevo idea che esistesse” e le innumerevoli storie udite “mi hanno fatto raggelare il sangue nelle vene”, chiedendosi infine se “come donna non avessi pensato all’aborto sempre e solo da una parte della barricata”.

La giornalista ha poi osservato che non ci sono solo i gruppi che si occupano del trauma post-aborto a registrare il collegamento tra aborto e depressione maschile. Questo legame è stato evidenziato anche dalla dottoressa Kaeleen Dingle dell’Università del Queensland, in uno studio del 2011 presentato al World Congress of Asian Psychiatry di Melbourne. La ricerca ha scoperto che “i giovani uomini, le cui partner avevano abortito, avevano una probabilità doppia di fare uso di sostanze e di soffrire di depressione, rispetto agli uomini che non avevano fatto quell’esperienza”, conclude Barraclough.

Il 16 giugno 2017, la questione dell’impatto dell’aborto sugli uomini è stata affrontata in un programma radiofonico della BBC Radio 4, intitolato It’s my baby too (È anche mio figlio)[3]-[4]. La conduttrice, Aasmah Mir, ha parlato con gli uomini che hanno fatto quest’esperienza, con le donne a proposito dei sentimenti che gli uomini provano quando si trovano ad affrontare un aborto, con i fornitori dei servizi abortivi, con gli studiosi per quanto riguarda le pochissime ricerche effettuate in questo campo, e con gli esperti che lavorano nell’ambito della terapia di coppia. Pur non essendo perfetto, al programma va comunque riconosciuto il merito di aver portato all’attenzione dell’opinione pubblica un problema reale comunemente censurato.

Dalle interviste è infatti emerso chiaramente come l’argomento sia stigmatizzato e spesso circondato da un atteggiamento di chiusura. Un uomo ha raccontato che ben tre diverse sue partner avevano abortito, specificando di non aver mai parlato con nessuno di questi fatti, tranne che “una volta sola, di recente, ho provato ad affrontare il discorso”, ma ha dovuto prendere atto che “la gente vuole nascondere la cosa sotto al tappeto, me compreso” visto che “erano imbarazzati che avessi tirato fuori l’argomento. È un tabù. Non ti è veramente consentito parlare di questo”, ha affermato. Un altro uomo, che non ha manifestato alcun rimpianto per la scelta di abortire che lui e sua moglie avevano fatto, ha comunque parlato della necessità di “un maggior dibattito circa le possibili ripercussioni” dell’aborto sugli uomini.

Il programma della BBC ha poi evidenziato anche un altro aspetto: il fatto che gli uomini siano spesso tagliati fuori da una situazione di aborto. Un uomo che ha accompagnato la sua ragazza ad abortire ha raccontato di come l’operatrice sanitaria sia rimasta molto sorpresa da questo fatto: “Non vediamo spesso [fidanzati] qui”, gli ha detto. L’uomo ha poi rivelato di non aver ricevuto dal personale medico alcun tipo di sostegno post-aborto. Sempre a proposito dell’estromissione maschile dall’aborto, lo psicoterapeuta Micheal Simon ha osservato che, poiché l’aborto è comunemente considerato solo territorio femminile, gli uomini stessi tendono ad auto-escludersi e a reprimere i loro sentimenti.

Un altro elemento molto importante messo in luce dal programma radiofonico è stata l’idea che il sostegno dell’uomo, alla donna che sta valutando il ricorso all’aborto, consista solo nel dirle “è una tua decisione, io ti sosterrò in entrambi i casi”. Due donne che avevano abortito hanno convenuto sul fatto che ai loro compagni era stato chiaramente insegnato che era proprio questo che avrebbero dovuto dire in quella circostanza. In realtà, come confermano molte persone che lavorano nell’ambito delle crisi a seguito di una gravidanza, “è una tua decisione” è la cosa peggiore che una donna possa sentirsi dire. Come ha confermato una partecipante al programma, che ha affermato: “Quello che ho odiato di quella frase che mi è stata snocciolata è stata la sensazione che dicesse «dipende tutto da te adesso, predi tu la decisione, è tua la responsabilità, sta a te decidere, io ho fatto la mia parte lasciando che sia tu a prendere la decisione»”.

Per quanto riguarda la sofferenza post-aborto a carico dell’uomo, uno psicoterapeuta che si occupa di terapia di coppia ha sottolineato come molti giovani uomini vedano se stessi come potenziali buoni papà, per cui la perdita e il dolore possono colpirli duramente. Un uomo, convinto che l’aborto debba sempre essere una decisione esclusiva della donna, ha tuttavia ammesso di aver periodicamente pensato agli anni che avrebbe avuto in quel momento il suo figlio non nato. Un altro uomo, quando gli è stato chiesto di descrivere le conseguenze provate, ha detto di sentirsi “vuoto, con un senso di perdita… di freddo… in una grotta buia… in mezzo a un oceano con onde nere che si infrangono… che ha lasciato cicatrici profonde”.

Coloro che lavorano nell’ambito dell’assistenza post-aborto, hanno sentito parlare di questo tipo di dolore molte volte. Louise Grant, che lavora all’Abortion Recovery Care and Helpline (ARCH) – un ente che fornisce sostegno emotivo, psicologico e spirituale a tutti coloro che sperimentano la ferita dell’aborto (donne, uomini, famiglie, nonni, fratelli, infermieri, medici) -, ha dichiarato: “L’aborto è largamente inteso come una questione della donna, ma non si può negare che anche gli uomini possano essere negativamente colpiti dalla decisione di abortire”. “Le telefonate che riceviamo all’ARCH – continua Grant –, mostrano che una media del 10% di chi ci contatta sono maschi… Sappiamo che l’aborto fa male anche agli uomini ed è probabile che li colpisca più di quanto si sappia, poiché alcuni uomini hanno spesso difficoltà ad aprirsi su argomenti delicati dal punto di vista emotivo”. “Gli uomini, così come le donne – ha concluso Grant –, hanno bisogno di sapere che non sono soli nel patire gli effetti negativi dell’aborto e, infatti, è giusto chiedere aiuto, ARCH è qui per questo”.

Note

[1] Corrine Barraclough, Piecing together the pain of loss for men after abortion, http://www.dailytelegraph.com, 3 giugno 2017.

[2] When He Found Out His Fiance’ Aborted Their Baby, He Was Overcome With Grief and Killed Himself, http://www.lifenews.com, 5 giugno 2017.

[3] http://www.bbc.co.uk/programmes/b08tgjky.

[4] It’s My Baby Too. Men Talk About What Happens Wen Their Child is Aborted, http://www.lifenews.com, 16 giugno 2017.

(fonte: libertaepersona.org)

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