Charlie, ostaggio di uno stato etico

La prima criticità della vicenda di Charlie è la negazione del diritto di scelta delle cure: gli viene rifiutato il trasferimento in altro luogo di cura, dove vengono utilizzate cure sperimentali, che se pur di dubbia efficacia, lasciano comunque sperare. Tale negazione determina la stretta conseguenza che il bambino sia in ostaggio di un ospedale britannico.

della dott.ssa Maria Carmela di Martino (04-07-2017)

Charlie Gard è un bambino inglese di soli 10 mesi ed è già famoso. E’ affetto da una gravissima malattia genetica e vive attaccato ad un respiratore nell’ospedale Great Ormond. Analizzando la sua triste vicenda, appesa al filo della giustizia, si possono evidenziare alcune importanti criticità che devono far riflettere in quanto potrebbe configurarsi come triste preludio anche per noi in Italia, se il percorso per arrivare alle DAT prosegue indisturbato.

La prima criticità della vicenda di Charlie è la negazione del diritto di scelta delle cure: gli viene rifiutato il trasferimento in altro luogo di cura, dove vengono utilizzate cure sperimentali, che se pur di dubbia efficacia, lasciano comunque sperare. Tale negazione determina la stretta conseguenza che il bambino sia in ostaggio di un ospedale britannico. Quale è il motivo per cui l’ospedale non dà il permesso del trasferimento? Non è dato di sapere.

La seconda criticità è la negazione del diritto alle cure palliative: seppur il bambino sia stato considerato inguaribile, questo non giustifica che non abbia diritto, in quanto persona, a ricevere le cure palliative, quelle cure indispensabili per chi è nella fragilità, quali la respirazione meccanica, l’idratazione e l’alimentazione, l’aspirazione delle secrezioni se necessario, l’igiene personale. La prognosi infausta non può permettere, quindi, l’anticipazione della morte mediante il distacco dal respiratore, dato che il respiratore gli permette di ossigenarsi e che la sua sospensione lo porterà a morte sicura. Mentre se sopraggiunge la morte sicuramente non ne restituirà la vita. Quindi la respirazione meccanica si configura sempre come sostegno vitale e mai come mezzo straordinario, perché dell’aria tutti ne abbiamo bisogno. Gli stessi medici prevedono che il distacco dal respiratore sia una azione che procurerà sofferenza tanto da prevederne la sedazione preventiva.

Il caso Charlie ha la sembianza, quindi, di una questione ideologica, della resa da parte dei medici che scelgono la morte piuttosto che la cura, della sopraffazione di uno Stato che, trincerato dietro il parere di più giudici, pensa di sostituirsi ai diretti responsabili della vita di Charlie: i suoi genitori. Tutto sarebbe andato liscio nell’eliminare la vita di Charlie se in tanti non si fossero messi in piedi gridando: che Viva!

(fonte: libertaepersona.org)

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