Requisire le chiese: tornano i fantasmi del passato. In Spagna vogliono l’esproprio dei beni cattolici

Socialisti e Podemos ottengono che il Governo stili una lista di immobili ecclesiastici di proprietà della Chiesa per verificare la reale proprietà. Un tentativo di mettere in discussione una legge del ’46 che nasceva per risarcire la Chiesa cattolica degli espropri operati dalla massoneria, ma che ora potrebbe essere usata in chiave di limitazione della libertà religiosa.

di Gabriel Ariza* (23-06-2017)

“Grazie alla legge ipotecaria del Partido Popular i vescovi si sono comprati la moschea di Cordova per soli 30 euro!”, afferma una giornalista di estrema sinistra in un articolo di opinione.

Andiamo a vedere che cosa c’è sotto. Nel 1946 la Legge ipotecaria spagnola permise che quando la Chiesa Cattolica avesse potuto dimostrare di aver goduto della proprietà di un immobile in tempo di pace e per un periodo di tempo lungo e ininterrotto, avrebbe ottenuto con esso il diritto per iscrivere nel registro pubblico della proprietà la titolarità su quel bene.

Non era nient’altro che uno sforzo del legislatore di offrire una maggiore flessibilità nel riconoscimento di un diritto di proprietà indiscusso da molti punti di vista. Nel diritto romano già esisteva la prescrizione acquisitiva, conosciuta come usucapione, in virtù della quale il permanere nel possesso di un bene, con carattere pacifico e continuato, garantiva la proprietà di ciò di cui si disponeva.

In nessun caso si stava permettendo che la Chiesa Cattolica si stesse appropriando di beni che non le appartenevano, ma semplicemente si stava dando l’agibilità e la certezza del diritto alla registrazione, meramente dichiarativa, di beni che niente e nessuno poneva in discussione come appartenenti alla Chiesa Cattolica. Ovviamente nel rispetto di chiunque avesse avanzato un titolo di possesso sopra quel bene, il quale si sarebbe potuto opporre all’iscrizione. In questo modo la Chiesa ha potuto iscrivere nei vari registri spagnoli più di 4.500 immobili tra chiese, eremi, case parrocchiali e cattedrali.

La legge venne approvata come compensazione nei confronti della Chiesa a fronte della confisca iniziata negli anni ’30 del secolo 19esimo da parte del massone Mendizàbal, nel processo mediante il quale gli ordini religiosi e le diocesi perdettero la maggior parte dei loro beni inalienabili per il principio della “manomorta” e che passarono invece a “ingrassare” il patrimonio della nobilità e della borghesia.

Bisogna essere davvero digiuni di diritto o avere cattive intenzioni per confondere un’iscrizione in un registro pubblico di proprietà con l’appropriazione di un bene alieno, ma questo è precisamente quello che i comunisti spagnoli, rappresentati dal Partito Socialista e da Podemos (i piccoli ammiratori del Venezuela e dell’Iran) stanno facendo attraverso una proposta di legge che costringa il governo a stilare una lista di immobili iscritti nel registro a norma di quella legge.

Che effetti potrà avere l’elaborazione di questa lista? Giuridici nessuno, però noi spagnoli, purtroppo abbiamo iniziato abituarci ad una forma di politica che non cerca di risolvere i problemi della gente, ma di seminare odio, rabbia e divisione e a scavare fantasmi del passato.

PS: La cattedrale-moschea di Cordova come tutto il mondo sa, ma che alcuni ignorano, è cattolica da molti secoli. I 30 euro sono il prezzo che è stato pagato perché il funzionario scrivesse nel registro quello che chiunque con un briciolo di cervello avrebbe mai pensato di mettere in discussione.

*Direttore di Infovaticana

(fonte: lanuovabq.it)

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