Stefano Zecchi: “Solo la famiglia può fermare la deriva”

Intervista sulla famiglia e la deriva della nostra società con lo scrittore e filosofo Stefano Zecchi. Con i suoi ultimi libri, in particolare, si sta distinguendo quale voce fuori dal coro, opposta a un conformismo che sta rendendo la famiglia un concetto sempre più liquido. “Solo l’impegno dei genitori e delle famiglie può fermare la deriva di una società che tagli le proprie radici”.

di Marco Guerra (16-06-2017)

“Solo l’impegno dei genitori e delle famiglie può fermare la deriva di una società che tagli le proprie radici”. Lo scrittore e filosofo Stefano Zecchi plaude alle iniziativa dei movimenti pro family italiani che chiedono un nuovo patto educativo con il mondo della scuola. Partendo da un commento sui suoi ultimi libri, Zecchi illustra alla Nuova BQ il suo punto di vista sulla crisi della società occidentale, del matrimonio e della famiglia, e incoraggia tutte le mamme e i papà ad impegnarsi in prima persona nelle sfida educativa dei figli. Un’esortazione rivolta proprio alla vigilia della manifestazione di sabato organizzata dai gruppi pro family a Roma davanti al Ministero dell’Istruzione.

La decadenza dell’Occidente, la tragedia dell’Istria e dell’esodo giuliano dalmata, il ruolo del padre… con gli ultimi libri lei è diventata una delle voci fuori dal coro più autorevoli del panorama italiano. Perché ha deciso di approfondire questi argomenti?

Credo che sia necessario riattivare la memoria su storie, tradizioni e significati che probabilmente oggi vengono se non dimenticati quanto meno sottovalutati. Io li ho messi in fila in questo modo. L’aspetto storico e politico dell’Istria della Dalmazia e di Fiume, l’oblio che c’è stato su queste vicende e le falsità che sono state raccontate. Poi ho riflettuto sul padre, una figura scomparsa perché è stata spogliata di ogni valore e riconoscimento, e sull’importanza della famiglia che è la struttura di base della società, un cellula fondamentale che è stata svilita e lasciata sola oltre che non economicamente sostenuta. Infine ho affrontato il tema del tramonto della nostra civiltà e sui motivi per cui ha ancora senso provare a salvarla.

Dopo l’infinito cosa c’è, papà? è appunto il libro sul padre. Ad oggi non c’è figura antropologica più vituperata e destrutturata nell’immaginario…

Il libro nasce da una mia esperienza diretta, io ho avuto un figlio molto tardi, generalmente si diventa padre prima, quindi mi sono accorto della difficoltà che un padre possa avere ad inserirsi da un punto di vista formativo ed educativo in una società che non riconosce la sua figura. Il padre è la radice, è la storia, quando dimentichiamo queste due cose allora diventa tutto possibile, si relativizza tutto il creato, e questo si manifesta in una forma totale mancanza di conoscenza di ogni questione.

Lei è un uomo di lettere, che ne pensa della narrazione che vede il maschio inetto, cattivo e violento per definizione… questo tipo di immagine proposta da molti prodotti televisivi e cinematografici sta contribuendo alla criminalizzazione del maschio e a ridefinire la società?

Francamente è una realtà drammatica, quella della violenza dell’uomo sulla donna. Io tale questione non l’ho mai affrontata. C’è da dire che la vera problematica è quella di una radicale mancanza di un’educazione sentimentale, la figura dell’uomo è in rapporto con la donna e va vista sempre in una complessità di relazione. Per cui è necessario stabilire un rapporto rinnovato tra i due sessi. I vecchi modelli ora difficilmente possono funzionare. Quindi la vera domanda è come porsi da un punto di vista sentimentale con l’altro sesso.

Ai bambini però si vuole offrire solo un’educazione meramente sessuale, che si limita all’aspetto biologico e infonde solo curiosità morbose…

Educazione sessuale ai bambini: è un problema serio. Questi temi spesso vengono presentati ad alunni molto piccoli, in modo completamente realistico, e quasi sempre il valore del sentimento viene lasciato in disparte.

Essere padri, significa anche essere genitori e quindi fare famiglia. Tutti concetti sempre più fluidi…

Sì, perché da un lato ci sono sempre più pressioni che ti portano a sciogliere il vincolo matrimoniale e va detto che i rapporti spesso sono impostati e vissuti in maniera sbagliata; dall’altra parte queste famiglie che si allargano fanno fatica a ridefinire l’educazione dei figli. Si sta navigando a vista. Si fa fatica a pensare ad una famiglia inscindibile quando ci sono problemi oggettivi che portano alla separazione, ma c’è una questione molto difficile da governare che è quella delle famiglie aperte e alla conseguente educazione dei figli.

In Italia negli ultimi anni si è registrato l’attivismo di alcune associazioni familiari che hanno sfidato alcuni tabù ribadendo e motivando cose che normalmente sarebbero considerate ovvie. Come ad esempio che un bambino nasce da un padre una madre. Può ripartire da qui una scossa al buon senso comune?

Certamente si può ripartire da semplici concetti come il diritto ad avere un padre e una madre e la lotta contro l’utero in affitto. Le questioni della genetica oggi sono drammatiche. La manipolazione dell’essere umano dovrebbe unire tutte le persone di buon senso. Tali questioni vanno affrontante culturalmente oltre che politicamente. Le realtà che portano avanti quest’ opera di sensibilizzazione fanno un servizio per tutta la società civile.

Il gender è un’altra questione epocale. Papa Francesco ne ha parlato come di una colonizzazione ideologica e una guerra mondiale contro il matrimonio. Possiamo considerare la destrutturazione dell’identità sessuata dei bambini l’ultima frontiera di una conflitto generale contro l’antropologia umana?

Assolutamente sì e ovviamente sono d’accordo con le parole espresse dal Pontefice. Dire che non sei né maschio né femmine rientra nell’uomo senza radici a cui accennavo prima.

Nelle scuole sono stati presentati spettacoli sui bambini trans gender e diffusi libricini con storie con due papà e due mamme. È finito il tempo in cui le famiglie possono permettersi il lusso di demandare l’educazione dei propri figli ad altre agenzie di senso?

I genitori devono esserci sempre, il problema nasce proprio dalle famiglie che affidano l’educazione del figli alle scuole senza alcun controllo. Ora più che mai è necessario un impegno maggiore delle famiglie, la scuola non può essere un parcheggio dove mettere i figli. Quindi ben venga l’impegno delle famiglie che chiedono un nuovo patto educativo con il corpo insegnante.

(fonte: lanuovabq.it)

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