Riparare al gay pride, è boom di comitati spontanei

Dopo la preghiera di riparazione per il Gay Pride, il Comitato di Reggio Emilia decide di proseguire. E in poche ore arrivano richieste di aiuto per i prossimi Gay Pride di Varese, Palermo, Udine e Pavia. Dalla consacrazione alla Madonna alla nascita spontanea di questi comitati il passo è breve: chiamale, se vuoi, Dioincidenze.

di Andrea Zambrano (10-06-2017)

Tu chiamale se vuoi “Dioincidenze”. Nei giorni scorsi il Comitato Beata Scopelli che ha promosso la preghiera pubblica di riparazione per il gay pride di Reggio Emilia non ha potuto non cantare vittoria dopo quello che a tutti gli effetti può chiamare straordinario successo un’iniziativa letteralmente nata dal basso. Appena 5 persone il 14 maggio, data della costituzione del comitato di fedeli, ma che in pochissimi giorni ha ottenuto oltre 3000 amicizie social e soprattutto tra i 300 e i 450 partecipanti alla processione con Rosario in latino e atto di riparazione al Sacro cuore di Gesù.

Abbiamo già scritto delle polemiche e della modalità con le quali il comitato ha operato, in un contesto ostile dal punto di vista mediatico e di visibili incomprensioni, quando non provocazioni, nei confronti del vescovo di Reggio.

Però, se è vero che il Signore sa scrivere sulle righe storte, bè, forse questo è uno dei casi in cui le Dioincidenze si servono delle situazioni più difficili e sgangherate per dare un raggio di luce.

Succede questo: che nei giorni scorsi il comitato Beata Scopelli, trovandosi in mano la carta del jolly da spendere dopo il successo della processione di riparazione, si è chiesto: che fare? Come proseguire l’esperienza? In fondo il comitato era nato per uno scopo ben preciso, quello di riparare alla manifestazione di pubblico scandalo ed evidente blasfemia del #ReEmilia pride. Ma ora che la kermesse di lustrini e paillettes ha lasciato la Città del Tricolore, il comitato non avrebbe più ragione d’essere.

Però resta una domanda di un popolo assetato che si è presentato numeroso, nonostante l’ostile campagna mediatica e tutto il resto. Che ha pregato e non ha avuto paura di trovarsi col il rosario in mano davanti agli agenti della Digos e le telecamere di tv locali e nazionali. Certe prove di amore vanno premiate e soprattutto sono il segno concreto che quando la chiami pregare, la gente ci va, perché dopo aver sperimentato le magnifiche sorti e progressive del cattolicesimo che ha ceduto al secolarismo, non le è rimasto altro.

Chiediamolo alla rete. Una sorta di consultazione grillina, una prova di fedeli a 5 stelle. “Cari amici, che fare? Proseguire o dissolversi?”. A rispondere agli “scopelliani” è stato un numero impressionante di fedeli. Decisione all’unanimità, ma democratica: proseguire. Col punto esclamativo. Si vedrà in quali modi e con quali tempi.

Intanto però una modalità l’ha offerta proprio nelle ore della consultazione, la rete. Nelle stesse ore sono arrivate sulla bacheca del comitato alcune richieste remote. «Abbiamo anche noi il gay pride nella nostra città, aiutateci». Un messaggio lanciato nella bottiglia, un S.O.S da fedeli naufraghi o superstiti che non si rassegnano ad accettare il passaggio dell’omosessualismo davanti ai bambini del Paese. Ma anche una richiesta di aiuto e di visibilità per continuare una testimonianza pubblica di impegno e di fede. Decisamente fuori dalle regole, perché gli apparati curiali ancora non sono pronti per questi “Vaffa” eccelsamente scorretti, ma cristianamente ineccepibili.

Il primo a scendere in campo è stato Varese, che si è fatto vivo tramite uno dei siti che ha sostenuto la processione di Reggio. Il 17 giugno si va in scena con il pride Varese e un gruppo di cattolici ha organizzato una processione di riparazione per le 14.30 presso la basilica di San Vittore. Qualche imbarazzo della la curia, che ovviamente si è affrettata a non appoggiare l’iniziativa, ma chi organizza queste cose deve metterlo in conto, almeno per i primi tempi. Poi, come dimostra l’esperienza delle Sentinelle in Piedi, con cui ha in comune molte cose, a cominciare dalla testimonianza pubblica e la partenza dal basso, arriverà anche l’appoggio dei pastori.

Scendendo per li rami si arriva a Palermo, dove il vescovo non sembra certo il più indicato per appoggiare questo tipo di eventi, però qualche fedele coraggioso, ci sta provando.

«Anche a Palermo ci sarà il gay pride. Le date calde sono il 28.6 e 1.7. Come si fa ad organizzare una manifestazione analoga a quella di Reggio? Accetto consigli, meglio ancora in privato. Grazie», è il messaggio S.O.S nella bottiglia di Pino Lipari. E tornando su, arriviamo a Pavia dove mercoledì si è costituito ufficialmente il comitato Beata Veronica da Binasco in vista del pride di quest’oggi. «Il nostro giudizio non va quindi contro le persone – si legge nel comunicato -, ma nel modo più forte vuole stigmatizzare il peccato in tutta la sua gravità. Nella mattinata di sabato prossimo (oggi ndr), quindi, saranno proposti dei gesti religiosi di riparazione pubblica anche con l’intento di spingere questi nostri fratelli alla conversione e al ravvedimento personale, fondamentale per tutte le anime».

Ma non è finito. E’ di queste ore la costituzione di un comitato a Trieste per la recita di una preghiera di riparazione in vista del gay pride di Udine che si svolgerà oggi pomeriggio. Per gli interessati l’appuntamento è dalle 10.30 alle 12 con l’Adorazione eucaristica e il Rosario nella chiesa di San Sergio martire a Trieste.

Cinque comitati in meno di un mese che a buon diritto possono fregiarsi del titolo di Comitati di riparazione. Per i gay pride, ma domani potrebbero essere utili per riparare a tanti gravi peccati commessi dall’umanità: dalle guerre alle leggi anti vita e anti uomo approvate dai governi. E’ una formula nuova, ma antica, di testimoniare la propria fede con consapevolezza e abbandono oltre che quanto mai gradita al Cielo, se è vero com’è vero che il primo atto di riparazione santo, perfetto e oggettivo è la Santa Messa che tutti i giorni viene celebrata.

Questa è soltanto la sua manifestazione popolare, di base e pubblica, in faccia a chi pretende che la Chiesa sia relegata nel recinto del tempio. Dall’esperienza di Reggio stanno nascendo come funghi comitati di riparazione.

Piccolo inciso: quello della preghiera di riparazione per i gravi peccati dell’umanità è una delle principali richieste della Madonna a Fatima ai tre pastorelli. E nonostante alcune irrisioni di sacerdoti, resta ancora oggi uno strumento privilegiato e gradito a Dio per esercitare la sua signoria sull’universo. A Reggio Emilia il vescovo Massimo Camisasca ha consacrato, tra i pochi in Italia, la sua Diocesi al Cuore immacolato di Maria, proprio come richiesto dalla Vergine alla Cova da Iria. E proprio a Reggio Emilia, coincidente il gay pride, è nato il comitato Beata Scopelli. Era il 14 maggio 2017, appena il giorno dopo quell’atto solenne di consacrazione. Tu chiamale, se vuoi, “Dioincidenze”.

(fonte: lanuovabq.it)

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