“Sui tradimenti lo zampino della cultura gay”

L’allarme del direttore della Casa della Tenerezza, che aiuta i separati a tornare insieme e i figli a superare il lutto del divorzio: “Aumentano i tradimenti, soprattutto di donne che tornano adolescenti. E i mariti lasciano la moglie per un compagno. L’ossessivo martellamento dell’orgoglio gay contribuisce a indebolire l’antropologia della coppia”. I figli invece vivono l’abbandono come un lutto, ma quando trovano la forza di parlarne…

di Andrea Zambrano (02-06-2017)

Emergenze moderne spacciate per libertà. Il 20% dei bambini in Italia soffre di disturbi di personalità. Lo sosteneva alcuni anni fa lo psichiatra infantile Giovanni Bollea che riconduceva questo dato all’aumento impressionante dei divorzi; a questo dato se ne aggiunge un altro non numerico, ma esperienziale: stanno aumentando a ritmo vertiginoso negli ultimi anni i tradimenti soprattutto di donne, ma anche di mariti che lasciano il coniuge per una persona dello stesso sesso. A mettere in relazione questi due dati è don Carlo Rocchetta, fondatore della casa di accoglienza La Casa della tenerezza di Perugia che da anni si occupa di ricucire i rapporti famigliari sgretolatisi con il divorzio, che qui viene trattato come una piaga sociale e non come un atto di libertà senza conseguenza alcuna per le vittime, che sono i figli, vero anello debole di un’industria che non tiene conto delle “indagini di mercato” sulla loro sofferenza.

Il divorzio è un problema sanitario principalmente per loro, e quando nei giorni scorsi una commissione del Ministero della Sanità ha ascoltato don Carlo per conoscere l’esperienza della Casa della tenerezza, ha potuto toccare con mano la piaga del divorzio di cui i giornali mainstream non parlano: un progressivo sfaldamento di tutti i rapporti umani e sociali e un danno psicologico enorme per le vere vittime, di cui nessuno si occupa.

Le parole di don Carlo sono parole di verità, pronunciate in un luogo, quello politico, dove la verità dovrebbe essere la stella polare, invece viene mercanteggiata per interessi superiori. In questa intervista a La Nuova BQ don Rocchetta spiega perché con il divorzio, sancito legalmente e trionfalmente 41 anni fa, siamo arrivati ad un punto di non ritorno: si soffre tremendamente, è ora di fermarci.

Don Carlo, il vostro sguardo è rivolto alle vere vittime: i bambini.

Non c’è attenzione su questo perché si dà per scontato che i bambini possano crescere senza avere la presenza delle due figure e questa è una grave mancanza: i bambini hanno bisogno di entrambe le figure. Quando due persone si separano e le incontriamo la prima cosa che diciamo loro è di non far soffrire i loro figli, di non odiarsi, perché l’odiarsi trasferisce in loro il sentimento dell’odio. I bambini si sentono diversi dagli altri.

Ecco una discriminazione di cui non si parla, però è percepita o reale?

È percepita da loro e questo è già un danneggiamento per la loro crescita e maturazione. Il bambino sente che qualche cosa gli manca ed è questo che crea i disturbi della personalità così in aumento.

Basterebbe affiancare nelle scuole delle equipe psicologiche…

Sì, ma non risolverebbe il problema che è a monte. Cioè la famiglia distrutta.

Qual è il vostro compito?

Si struttura su due ambiti: far sì che la coppia torni insieme e aiutare il bambino ad elaborare il lutto della separazione. Sono due cammini paralleli, ma che si intersecano tra di loro necessariamente. Abbiamo più di 100 colloqui al mese.

Qual è il primo scoglio?

La mancanza di tenerezza, lo smarrimento della tenerezza porta ad allontanarci poi viene fuori la parte peggiore di noi. Il 60% delle coppie che in questi 15 anni abbiamo incontrato sono tornate insieme proprio quando hanno iniziato a riscoprire la dinamica della tenerezza. Allora sì che la crisi è un’opportunità di rinascita.

Come si avvicinano a voi?

In diversi modi, soprattutto col passaparola e con internet. Molti sacerdoti e religiose ci mandano casi che vengono loro segnalati. E arrivano da tutt’Italia, abbiamo coppie da Agrigento e Palermo. Con chi arriva da lontano facciamo full immersion di alcuni giorni, con gli altri c’è un percorso settimanale.

E’ una terapia di coppia…

Una terapia di coppia integrata con i valori cristiani, il nostro compito è quello di far riscoprire, quando non scoprire, la radice della grazia del Sacramento ricevuto e piano piano questo viene fuori partendo dagli aspetti relazionali. Con le coppie non credenti dobbiamo lavorare solo su questo primo aspetto, ma anche qui le sorprese non mancano perché inizia un processo che li porta poi alla conversione e alla riappacificazione.

Quanto incide il tradimento?

Moltissimo. Ho notato un aumento dei tradimenti negli ultimi anni, soprattutto di donne tra i 40 e i 50 anni. Entrambi i coniugi spesso vogliono tornare adolescenti, alla donna in difficoltà di tenerezza basta un collega capace di corteggiarla e torna a ragionare come una ragazzina. C’è un tradimento che nasce non dal desiderio di eccesso o di trasgressione, ma da una regressione allo stadio adolescenziale. Questa immaturità psicologia e affettiva è una delle cause principali delle separazioni, anche il Papa in Amoris Laetitia ne parla denunciando come questa sia incapace di creare legami stabili.

Quanto influiscono le nuove ideologie del gender o dell’omosessualismo?

Molto, diventa ovvio poter fare delle scelte diverse. Confondendo il maschile e il femminile si arriva a pensare di potersi permettere tutto. Abbiamo avuto casi di donne che lasciavano il marito per un’altra donna e uomini che andavano con un compagno.

Quanto c’è di vera tendenza omosessuale e quanto di moda?

E’ molto più di una moda, senza dubbio. L’ossessivo martellamento dei modelli dell’orgoglio gay contribuisce a far perdere di vista quello che è lo statuto antropologico della coppia. D’altra parte basta guardare i film o le serie tv per adolescenti per vedere quali modelli vengono proposti. In questo senso l’omosessualismo contamina la famiglia che ha già punti deboli di suo.

Ma è un processo che inizia con l’adolescenza, però.

E che si trascina quando l’adolescente cresce, ma volendo rimanere sempre tale. Nella preadolescenza l’omofilia è normale, c’è l’amico o l’amica del cuore, ma non significa che stiano vivendo un’esperienza omosessuale. Favorirlo e definirlo come un’esperienza omoerotica come fanno le campagne ideologiche di oggi fa sì che questo sentimento rimanga latente per poi emergere durante la fase adulta. Il risultato possono essere anche casi come questi che abbiamo trattato.

Come li affrontate?

Ci vogliono percorsi specifici. Una volta una di queste persone mi ha implorato di non dirlo alla moglie, si vergognava. Lei, poverina, sospettava: “Padre, temo che si sia innamorato di un’altra donna”. Invece… Ma con queste premesse è impossibile poterli seguire bene perché viene meno il pre-requisito della necessità della verità su se stessi e sulla coppia. Infatti se ne andò, non ho più saputo niente.

Veniamo al secondo aspetto: i bambini.

Abbiamo un gruppo di due specialiste che si sono formate alla Cattolica di Milano. Si chiamano gruppi di parole perché la prima cosa da fare è quella di elaborare il lutto. L’esperienza si deve fare con il consenso di entrambi i genitori perché anche a loro verrà chiesto di impegnarsi per questo progetto.

Come si struttura?

I bambini dai 6 agli 11 anni partecipano con noi a dei giochi o a momenti di racconto o di disegno e piano piano iniziano a tirare fuori il dolore. Tirando fuori il malessere lo elaborano e arrivano a chiamare quel dolore con il suo nome.

Ma loro sanno perché sono lì?

Sì, è la prima domanda che facciamo loro: sapete perché siete qui? Chiedono perché sono lì? E’ una delle prime domande che facciamo loro e lo dicono subito, c’è sempre uno che si fa carico in gruppo.

Che cosa emerge?

Il bisogno di essere ascoltati. Il tutto si conclude con l’ultimo incontro alla presenza dei genitori. I bambini scrivono una lettera nella quale elencano ai genitori tutto quello che vorrebbero per la loro felicità.

C’è la richiesta di tornare assieme?

E’ una delle aspettative. E i genitori a loro volta scrivono una lettera nella quale si impegnano ad ascoltarli maggiormente. Le aspettative dei bambini riguardano il desiderio di non sentirsi stigmatizzati o considerati come bambini di serie B e il non isolarsi e rompere il legame con i genitori.

Ma ci sono famiglie che si ricompongono dopo questo percorso?

Sì. Recentemente un papà dopo aver letto la lettera del figlio ha chiesto di fare un percorso: si è reso conto delle fatiche e delle dinamiche che si sono rotte e ora è in cammino con la moglie. Dobbiamo pregare per loro, ma abbiamo una grande speranza.

(fonte: lanuovabq.it)

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